La forza di un fiore non si può misurare

Tempo di lettura: 3 minuti

L’unica cosa che posso dire, è la mia verità. Non ha niente di oggettivo, non ha niente di “vero”, è solo un modo per trasformare la massa informe del caos in un messaggio che può essere ascoltato.

È la sorgente da cui sono nata, sulle cui rive ho camminato, arrancato, mi sono fermata… e ho poi corso. Non sempre l’acqua è stata limpida, devo dire. L’anoressia è un’acqua stagnante che nasconde il tuo stesso corpo, può prenderti come sabbie mobili e ci vogliono braccia davvero forti da afferrare, per potersi salvare. Mi capirete, io non posso non dire ciò che vedo. Perché i disturbi alimentari sono una delle piaghe più terribili del nostro tempo e la società in cui viviamo è un terreno fin troppo fertile per far sì che si sviluppino. Bambine, ragazze, donne… uomini. Sembra che quest’epoca dell’apparenza non risparmi nessuno.

Chi può dirsi fuori dalle richieste predominanti? Dal “dover essere in un certo modo” che ci propinano, giorno dopo giorno, ora dopo ora. C’è una lingua nuova, costruita attorno al cibo, che ci cattura senza che nemmeno ce ne rendiamo conto. Bisognerebbe imparare a parlarla, per arginarla e invece ci schiaccia sotto a dogmi che fino a qualche anno fa non erano così al centro della vita umana, in un tempo in cui nutrirsi aveva a che fare con la sopravvivenza e con la convivialità e non con l’ossessione per la salute o per la forma fisica.

Forse sbaglio, e in tal caso chiedo venia a tutti voi, ma non posso tacere la stanchezza che provo, martoriata dal bombardamento infinito sul modo corretto in cui dobbiamo vivere e mangiare. Perché il giorno in cui quel cibo che ci cade addosso da tutte le parti io l’ho rifiutato, lo ricordo ancora. Volevo essere accettata e ho creduto, terribile errore sopra tutti gli errori, che se fossi diventata come questo mondo mi voleva, tutto si sarebbe sistemato.

Ho creduto

Ho creduto che avrei trovato serenità, felicità, armonia. Ma scusate, io ho trovato solo Non Vita. L’ho persa, la vita di quegli anni. Viviamo nel mondo dell’opulenza, che ci vomita addosso l’abbondanza di tutto, nei supermercati stracolmi e nelle dispense piene, negli armadi ricolmi di vestiti e oggetti, schiavi dell’imperativo categorico del dover consumare.

Consumare, gettare e tornare ad acquistare. E nei giornali troviamo gli articoli dei guru che ci spiegano l’importanza di accettare noi stessi, seguite dalle diete per superare la prova costume. In TV troviamo centinaia di programmi di cucina, che ci spiegano come cucinare cibi che secondo i canoni attuali non potremo mai mangiare, perché dobbiamo essere magri. Donne, madri, carine, intelligenti, gentili, in carriera.
Ridotte a oggetti come quelli che ci stanno sommergendo, come pesci negli oceani stracolmi della plastica che non sappiamo più smaltire.

Forse un adulto può capire, se fortunato ha coltivato il dono del discernimento e un occhio sempre vigile, se critico osserva i fenomeni sociali, perché ha qualcuno da proteggere o solo per scrupolo di coscienza. Ma difficilmente una giovane ragazza o un giovane uomo, saprà che fare, come barcamenarsi nel delirio in cui viviamo. E tante son le vittime, silenziose e nascoste, non le vedete se non nelle pubblicità di Toscani o nella cronaca nera, se purtroppo qualcuno non ce la fa a guarire. E per sempre si spegne.

I miracoli

Non volevo rattristarvi, ma c’è dolore nel mondo e tapparsi gli occhi non aiuta nessuno, né chi soffre, né noi stessi, perché ci sono piccole cose che possono fare la differenza e di cui noi stessi possiamo essere gli artefici.

Inutile dire che la corsa è uno di questi miracoli, nella misura in cui ci libera dalle pressioni e ci riconsegna a una dimensione di purezza, di vita sentita, di speranza.

Ditelo alla ragazzina magra che ero, che non si reggeva più in piedi, cosa significa correre ora per 20 Km e sentire addosso tutta la vita che sembrava fuggita via. Lì, il mio running heart, batte della gioia di esser vivo, ma ancor di più, di vivere negli angoli di mondo in cui nulla rimane da dimostrare. Non sono famosa, né perfetta, ho due figli e segni nel corpo delle lotte vissute, del ventre che ha accolto la loro vita, degli anni che son passati. Ma ora posso, con le mie gambe forti, attraversare questo mondo. Nulla potrà ripagare la possibilità che ho avuto, di diventare madre, studiare e correre, anziché limitarmi a camminare.

Non conta il resto, un resto non c’è, perché nei miei passi appassionati sostenuti dal cuore, tutta la vita è racchiusa e guardo quel fiore che ero e la gente diceva “quasi muore”. E invece son qua, a urlare il mio nome.

Mi chiamo Federica e corro. Corro perché son viva.

A tutti i fiori di questo mondo, che possano tornare a sbocciare. Tutto è possibile, se abbiamo il coraggio di guardare, ché ciò che accade, è un miracolo lo so, si può trasformare.

I fiori son molto più forti di quanto possiamo pensare.

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Runner e Specializzanda in Psicologia Clinica, Federica è Referente Territoriale, Consigliere Esterno per Giovani Psicologi Lombardia. Si occupa di disturbi alimentari ed è appassionata di motivazione.

3 COMMENTI

  1. Cara Federica,
    mi rimane nel cuore, Corro Perché Sono Viva.
    Hai rischiato di SOPRAVVIVERE, con tutto il male che ti circondava, e nel quale eri imbrigliata, al bivio importante della tua Vita, hai scelto di VIVERE.
    viviamo in un mondo fatto di latta e lustrini. Dove l’omologazione è un diktat. Altrimenti sei fuori, ti senti fuori. Da madre come te, anch’io non più una sopravvissuta, ma con la voglia di vivere, dico che dobbiamo coltivare nei nostri cuori il bene, l’autostima, volendoci bene anche nelle nostre imperfezioni, e questo messaggio grande, importante dobbiamo trasferirlo ai nostri figli, affinché si possano gettare fondamenta ancorate, che non rischino di farli volare via in questo mondo di vanità!!!!
    Un grazie per i tuoi pensieri che hanno dato un quid in più alla mia giornata.

  2. mi è venuta in mente una canzone di qualche tempo fa, “life is a flower” degli Ace of Base.
    P.S. i gusti musicali non si discutono :)))

  3. Ho le lacrime agli occhi…perché mi sono rivista in tutto..È purtroppo ora odio anche la corsa…perchè con la corsa ho ripreso tutti i chili che avevo perso nel mangiare male…non corro più e per assurdo mangio di più eppure leggendo il tuo articolo ho visto quel fiore di cui parli! Grazie Federica!!!

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