Quando un Running Heart diventa Ultra: l’intervista a Virginia Nanni

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Si vive nel mondo. Un po’ si sceglie dove andare, un po’ si arriva portati da correnti a noi sconosciute. Ma quando si è abbastanza fortunati da approdare in un luogo così carico di significati e luce, come è la vita di Virginia, val la pena ringraziare. Perché quella luce illumina tutto e mostra qualcosa di inedito e nello stesso tempo familiare, come un posto amato a cui non avevamo più pensato, come un sogno che avevamo dimenticato.

Così inizio quest’intervista con un gigantesco Grazie a una splendida donna che non mi ha solo parlato, ma ha illuminato alcune ombre e oscuri tratti di sentieri. La sua voce mi ha accompagnato, oltre le paure e i confini in cui ci auto imprigioniamo, in un mondo che ha un nome altisonante, ma la sostanza del lavoro sostenuto dal cuore: il mondo delle ultramaratone. E son sicura che chi ci si butta con gambe così forti da correre senza mai mollare ha capito qualcosa di molto prezioso di questa nostra vita. Ha capito che quando si percorre la strada del vero desiderio, tutto si può fare, eccetto risparmiare qualcosa di sé, senza metterlo in gioco, eccetto provare un po’ a barare, trattenendo una quota, una percentuale di ciò che siamo e di ciò che potremmo diventare.

Dalla Maratona al Passatore, dalla seconda Nove Colli Running, che sta preparando proprio in questo periodo, al sogno della Spartathlon, possiamo dire che Virginia di chilometri ne ha macinati tanti. Ha corso alcuni rischi, azzardato forse a volte un’impresa, ha fatto i conti con i propri limiti, con le esigenze del corpo, finanche al punto in cui il ritiro da una gara era l’unica cosa giusta da fare. Ha conosciuto le allucinazioni del runner, visto rami come serpenti, superato crisi, ha pianto dicendo “non ce la faccio più, non ce la faccio più”. Ma in un modo o nell’altro ce l’ha sempre fatta.

La corsa che salva

L’origine della passione di Virginia per la corsa è semplice come una poesia, come l’onda del mare. “Dopo l’università mi ero abituata a svegliarmi presto”, racconta, “così ogni mattina all’alba ero in piedi. Abitavo vicino al mare e andavo a fare passeggiate e vedevo ogni giorno tantissime persone che correvano, così ho deciso di provare.” Mi viene il sospetto che più che una decisione sia stato un richiamo, se una ragazza che proveniva dal mondo della palestra è passata da tre km fatti annaspando, a più di duecento in qualche anno.

Quando mi ha detto “la corsa mi ha salvato”, non sapevo bene che fare, cosa domandare. Ma credo che il mio “perchè, Virginia?” sia uscito senza che nemmeno me ne accorgessi. Così mi ha raccontato che aveva perso il lavoro e quel periodo di vita, segnato dalle corse lungo il mare misurate attraverso gli stabilimenti balneari che superava e la sabbia che si lasciava alle spalle, ha coinciso con una grave perdita, quella di suo zio a cui era molto legata e con la malattia di sua mamma, faro e stella luminosa della sua vita. “Passavo le giornate in ospedale”, mi ha detto, “vedevo mia madre lottare e pensavo a quanto preziosa è la vita. Pensavo che ogni giorno in cui non siamo capaci di apprezzarla è un giorno perso e sprecato”. Sempre all’incirca nello stesso periodo, la storia col suo compagno di allora è finita e anche suo padre non è stato bene. “È stato un momento difficile per tutta la mia famiglia”, mi ha detto commossa, “e la corsa era il mio attimo di evasione, il mio Obiettivo in mezzo al Caos, l’occasione della mia vita per recuperare le forze e mantenere acceso il sorriso”. Sorride anche mentre mi racconta queste cose e piange, perché ora i suoi genitori stanno bene e lei dichiara, e ci crede davvero, che “l’Amore sconfigge il Male”. Ci credo anche io ed è forse questo uno dei motivi per cui questa donna è davvero entrata nel mio cuore.

Il tempo parla al mio posto

Virginia ha lo spirito gioioso del coraggio e la profondità d’animo di chi è passato attraverso la sofferenza. La caparbietà dei sopravvissuti alle proprie insicurezze e debolezze, la fiducia di chi ha saputo rinascere cogliendo un’occasione, come la corsa, per rinvigorirsi e iniziare a credere “però, guarda alla fine che cose straordinarie posso fare!”.

Ragazzina amante dell’arte in tutte le sue forme, sfuggente e con poca stima, a volte, verso le proprie capacità e la propria bellezza, un po’ in lotta con uno specchio che, sappiamo bene, a volte ai nostri occhi è impietoso e severo, un giorno ha inseguito nient’altro che un sogno, due angeli custodi ad accompagnarla nel cammino, Nico Leonelli, il suo mentore e allenatore e Fabio, il suo grande amore. “Non ci credevo tanto nemmeno io, ma Nico non ha mai dubitato. Mi ridevano in faccia tante troppe persone, mi dicevano che avrei odiato la corsa, hanno cercato di smontare la visione che si era imposta nella mia mente rispetto a ciò che avrei fatto, ma Nico mi diceva di lasciarli fare e di sfidarli col silenzio, che il tempo avrebbe parlato al mio posto”.

La tentazione del pulsante rosso

Perché le persone sentano la necessità di scomodarsi per affossare un altrui desiderio, mi rimane sempre un po’ oscuro, domanda tra le domande su cui ognuno di noi potrebbe costruire un degno pensiero. Se valesse la pena perder tempo a riflettere sulla stupidità umana e soprattutto se vogliamo destinare minuti di vita a simili inezie. Virginia forse questo tempo non ce l’ha, perché mentre il paese mormora sui successi che chissà perché o sugli insuccessi che invidia vorrebbe vedere, lei si alza all’alba ogni mattina per i primi venti km di allenamento del giorno, lavora in un ufficio e la sera completa il piano della sua preparazione, tenendo in questo periodo una media giornaliera di trentadue km.

A volte si allena sul tapis roulant per ore -è arrivata a cinque ore e venticinque minuti- perché, dice, “alleno anche la parte mentale, in una stanza con solo una piccola finestra e il tasto Stop che chiama esasperante per farsi brutalmente schiacciare”. Ma è lì che ci si trasforma forse in un ultramaratoneta, nel punto preciso in cui si va oltre la tentazione di arrivare alla fine, fermare il viaggio, l’esplorazione. E Oltre, per alcune persone, esiste una cosa sola e questa cosa si chiama Ultra.

Ultra, oltre

Chiamiamola pure visionaria, pensando a quando ha mandato la sua candidatura ad ASICS per la “Beat the sun” del 2015. E chiamiamo visionarie anche le persone che lavorano per questa grande famiglia, che l’hanno scelta perché hanno visto che ciò che pesava di più in questa anticonformista ragazza era l’enorme cuore, che, tu guarda che fortuna, era già pieno di amore per questo meraviglioso sport che è la corsa.

Un ASICS Frontrunner fuori dagli schemi, come d’altro canto lo sono tutte le persone speciali che fanno parte di questa squadra, estrosa mosca bianca che cambia l’ordine degli allenamenti in profondo ascolto col proprio istinto che la guida, immaginatela pure correre per ore e ore e ore sulle note dei Led Zeppelin o dei Rage Against The Machine, voce delicata e animo rock. Non fatevi ingannare dalla gentilezza del sorriso, che dentro ha la forza di un caterpillar impazzito. Così ho capito, quando dicevamo che le paure sono a volte come una coperta sotto alla quale ci ripariamo… ho capito perché lei quel coraggio l’ha trovato. Quello di scoprire prima i piedi, poi tutte le gambe, che fossero libere di andare e in tutta la loro bellezza di correre verso ogni posto in cui il suo cuore le dice di andare.

Lo possiamo tutti ben capire, si è liberi davvero se ti capita di guardarti e non piacerti nemmeno e poi un giorno ti ritrovi ad amare proprio quello che volevi cambiare. Ad amare le gambe muscolose grazie a cui questo mondo è di corsa che lo puoi attraversare, grazie a cui puoi Fare. Grazie a cui è proprio te stessa che sei potuta diventare.

Grazie Virginia, perché tu di Ultra hai prima di tutto il cuore e per oggi abbiamo tutti, grazie alle tue parole, un Ultra Runnig Heart con cui poter sognare.

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Runner e Specializzanda in Psicologia Clinica, Federica è Referente Territoriale, Consigliere Esterno per Giovani Psicologi Lombardia. Si occupa di disturbi alimentari ed è appassionata di motivazione.

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