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Circa un mese fa, abbiamo lanciato un Censimento che nasceva dalla volontà di contarci e di capire in che direzione stiamo andando per capire meglio il running in Italia e cosa pensassero i runner. E i risultati sono andati ben oltre le nostre più rosee aspettative!

In tanti avete partecipato – grazie anche alla forma totalmente anonima per non invadere la privacy di nessuno. Perché quando si parla di corsa, siamo sempre in prima linea per esprimere la nostra opinione.

Ed eccoci – dopo giornate passate con fogli di calcolo, carta e penna, grafici e tanti mal di testa – con un po’ di commenti al nostro Censimento. Alcuni risultati sono stati assolutamente in linea con le nostre attese, altri invece no. A dimostrazione che non sempre si conosce tutto e il confronto dà sempre un punto diverso.

1. Il running è ancora troppo maschile

Il primo dato che salta all’occhio è che, tra tutti i runner che hanno compilato il questionario, solamente il 28% sono donne. Questo dato è influenzato dal fatto che molte donne, probabilmente, preferiscono altri sport, però è un risultato che fa riflettere. Dobbiamo tutti impegnarci – noi di Runlovers per primi – a trasformare il running in uno sport in cui ci sia equilibrio tra i sessi. Organizzando eventi e iniziative che siano maggiormente inclusivi, ma non solo. Tutti dobbiamo cercare di creare le condizioni – di opportunità e sicurezza – perché non ci sia più distinzione tra corsa “femminile” e “maschile” ma ci sia solamente la corsa.

2. La corsa è una cosa “per adulti”

È notevole come solamente il 4% delle persone che hanno risposto al questionario abbia meno di 25 anni. Mentre tra 36 e 45 anni c’è il 40% dei runner totali.

Certo, la maggior parte dei runner si posiziona tra 25 e 55 anni. Probabilmente anche dovuto al fatto che sono anni della vita molto impegnati e la corsa è uno sport in cui ci si può organizzare con gli allenamenti; quindi non si è legati a orari e allenamenti predeterminati.

3. Come corrono i runner italiani?

Espletate le formalità demografiche, andiamo al cuore dell’argomento: la corsa. Con la domanda a cui tutti noi abbiamo risposto almeno 411 volte: “perché corri?”.

Ben 3 runner su 4 corrono per il puro piacere di divertirsi e stare in forma, senza alcuna velleità agonistica. Questo dimostra come, in questi ultimi anni, il running abbia sempre più assunto la dimensione di un’attività per la mente, oltre che per il corpo. Corri per divertirti, per riflettere, per scappare dalle preoccupazioni e – solo in pochi casi – per arrivare prima di qualcun altro.

Questo non significa che non corriamo “seriamente”. Infatti la quasi totalità di noi esce a correre – soprattutto nei parchi e nelle strade – per almeno 3 ore alla settimana. E dico “almeno” perché si arriva tranquillamente anche a 8 ore di corsa. Non è stupendo?

L’argomento gare, invece, è differente. Si preferiscono soprattutto alle grandi gare italiane. Questo ci fa capire come si cerchino soprattutto i servizi e non solamente la chiusura delle strade; infatti, generalmente, dal grande evento ci si aspetta un livello più alto nei servizi legati all’organizzazione. E, come ti dicevo, quando si partecipa, lo si fa senza inseguire necessariamente la prestazione.

4. Siamo un popolo di sportivi

Va oltre ogni aspettativa il risultato su quali altri sport si facciano oltre alla corsa. Infatti solo il 17% non fa nessun’altra attività mentre quasi il 50% di noi pratica un altro sport di endurance (ciclismo, nuoto o triathlon).
NON MALE, NO?! ;)

5. Che scarpe usiamo?

Ed eccoci, alla fine, al “nodo della discordia”. Perché sappiamo tutti che sulle scarpe si creano fazioni simili al tifo da stadio. Reazione normale visto che sono le nostre compagne di tanti chilometri e vorremmo condividerne le caratteristiche con tutti permettendo ad altri runner di correre meglio e di più.

Per questo motivo non faremo classifiche ma – in rigoroso ordine alfabetico – i brand più usati sono: adidas, ASICS, Brooks, Hoka One One, Mizuno, New Balance, Nike, Saucony. Con due menzioni speciali dedicate al trail: La Sportiva e Salomon; come potevi facilmente immaginare.

Uno dei dati che più fanno riflettere è che più della metà utilizza un solo paio di scarpe; mentre è giusto dire che usarne due non significa necessariamente raddoppiare l’investimento, bensì avere scarpe specifiche per lavori veloci o lunghi.

Questa tradizionalità nell’approccio porta a un dato preoccupante: ben un runner su tre cambia le scarpe dopo gli 800 Km o quando sono da buttare.
Quest’ultimo punto fa riflettere perché una scarpa “scarica” o a fine vita può portare più facilmente a infortuni in quando perde le sue doti dinamiche. Il problema è che non sempre ce ne rendiamo conto perché la tomaia, adattandosi al nostro piede, le fa percepire più comode.
Ma, se ci pensi, anche un paio di espadrillias sono comode, però mica ci correresti, no?!

Un atteggiamento tradizionalista che si conferma nel fatto che un’alta percentuale di runner compra sempre lo stesso modello (di versioni successive).

Il lato positivo è che se, da un lato, preferiamo non cambiare, dall’altro lato ci documentiamo moltissimo. Infatti quasi la metà degli intervistati dice di documentarsi e leggere prima della scelta. E noi, ovviamente, siamo qui anche per questo.

Le caratteristiche più importanti su cui si concentra la nostra attenzione, all’atto della scelta, sono quelle relative all’ammortizzazione, al comfort e alla protezione. Solo dopo vengono leggerezza e reattività (tipiche delle scarpe più veloci).

Insomma, siamo una categoria di sportivi che bada più al comfort che alla prestazione pura.

6. E l’abbigliamento?

Qui la praticità e la comodità la fanno da padrone! Con un gigantesco, enorme, “scritto in bold e lampeggiante” MA.

L’85% dei runner non presta particolare attenzione alle calze. Questo è un risultato molto importante a cui dobbiamo guardare, in quanto non è sufficiente usare calze specifiche ma controllarne l’usura e il chilometraggio. Se lo facciamo per le scarpe, non ha senso non farlo per le calze. Infatti è la prima superficie su cui appoggia il nostro piede e un tessuto usurato può compromettere il comfort nella corsa anche se le scarpe sono nuove.

In conclusione

Il panorama che si delinea nel nostro censimento è molto interessante perché parla di runner che corrono soprattutto per divertirsi, per stare bene e per i benefici che la corsa dà. Una grande comunità che vive lo sport in modo totale e consapevole. Uno stile di vita in cui le gare vengono vissute come un momento in cui sfidare noi stessi in un ambiente protetto, e la prestazione pura viene messa in secondo piano di fronte a tutti questi valori.

Ma soprattutto – e so che questa è la risposta di cui sei più curioso – il 65% dei runner ama la pizza. Ma noi, invece, rimaniamo #TeamCarbonara per tutta la vita! ;)

 

 

(Foto immagine principale: © leungchopan on DepositPhotos.com)

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

1 COMMENTO

  1. se posso, i canali in cui era presente il vostro sondaggio potrebbero aver influenzato l’età e il genere.
    PS ottimo lavoro (come sempre)

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