I mosaici di Ravenna

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Ravenna è una città della riviera Romagnola famosa in tutto il mondo per i suoi mosaici.

Da ventuno anni ci si corre una Maratona discretamente veloce, che quest’anno è il 10 Novembre ed è valida per il campionato nazionale Assoluto e Master di Maratona.

Con Lisbona corsa solo tre settimane fa, iscrivermi a questa gara è stato un po’ un azzardo, ma ho anche pensato di poter sfruttare la gara portoghese come ultimo lunghissimo e fare nelle tre settimane di distanza tra le due corse un po’ di allenamento di rifinitura per provare a stare nuovamente intorno alle tre ore, poco sopra o ancora meglio poco sotto.

Sono venuto qui con i miei colleghi ed amici Michele, Claudio ed Elisabetta, che correranno la Mezza Maratona e la dieci chilometri.

Prima della partenza riesco ad incontrare qualche amico conosciuto su RunLovers Club (come? Cosa vuol dire che non sei iscritto?) e mi immetto in griglia appena in tempo per lo sparo di inizio. Si parte!

Il primo tratto è condiviso con la mezza, quindi è molto trafficato e non consente di correre da subito al massimo delle possibilità. Poco male, non voglio forzare troppo dall’inizio e posso sfruttare questo rallentamento obbligatorio per riscaldarmi un pochino, c’è piuttosto fresco – per me almeno – e posso pensare di raggiungere i pacer con tranquillità.

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Io, me e Ch(i)arlene

I piani vanno come previsto – per ora – e più o meno al decimo chilometro, in uscita dal centro cittadino, sono praticamente sotto al palloncino verde delle tre ore. Al quattordicesimo, alla mia sinistra, arriva Charlene, con la sua coda bionda e il passo deciso.

Mi danza accanto toccando con le punte il terreno, leggerissima ed elegante. Non sono mica certo sia reale, talmente sono tante le volte in cui la immagino, finché non dice “troppo forte” ai pacer, ed uno di loro le risponde – o meglio grida agli altri pacer – “rallenta di uno!”. Effettivamente, il mio orologio segna un passo medio di 4’12”, leggermente più veloce del previsto per stare sotto le tre ore. Poco dopo, Charlene sparisce dalla mia vista e per quasi tutta la gara – purtroppo – non la rivedrò.

Il percorso di Ravenna è quasi piatto e consente di correre bene, anche se nel tratto fuori dalla città – dove il tifo è praticamente inesistente – il lunghissimo rettilineo fa un po’ annoiare. Ad ogni modo, dopo ventisei chilometri siamo perfettamente in linea con il tempo previsto, anzi, uno dei runner si lamenta dicendo che siamo in proiezione un paio di minuti sotto le tre ore, troppo forti. Qui però il mio Fenix mi dice che abbiamo corso questo ultimo chilometro in poco meno di cinque minuti, così il successivo. I pacer sono sempre lì e fisicamente – almeno così credevo – sto bene. La testa però fa tilt e poco dopo il corpo la segue, rifiutandosi di accelerare per venti metri e andare a riprendere i pacer. Poco male, mi dico. Ho corso tre settimane fa e sono fuori forma, c’è poco da nascondere a se stessi. Pazienza, se anche facessi tutti i chilometri restanti sui cinque minuti starei comunque ampiamente sotto le tre ore e dieci – che continuo a ritenere il tempo ideale nelle mie attuali condizioni fisiche e su cui si basa la mia tabella, Charlene. Proseguo così quindi, anche se ovviamente man mano che i chilometri da fare diminuiscono, la stanchezza aumenta. Ho anche iniziato ad avere qualche crampettino sparso, pare proprio che non sia giornata. Mancano quatto chilometri circa e Charlene ricompare, superandomi e facendo un segno con la mano che potrebbe essere un “muoviti” o un “stai lì”. Ovviamente io lo interpreto come un “muoviti”. Provo ad accelerare per raggiungerla ma nulla, non ce la faccio. Starei ancora ampiamente sotto le tre ore e dieci, sempre che tenga questo passo. Charlene è ancora davanti di un centinaio di metri. Di fianco a lei c’è un ragazzo con la canotta bianca. Si chiama Gianni – ha il nome sulla maglia, ma lo scoprirò solo quando, tra qualche centinaio di metri, rallenterà vistosamente allargando il braccio. Lo sto per raggiungere e gli chiedo “Tutto bene?”

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Io, Charlene ed i fenicotteri

– Crampi – mi fa, e lancia un grido.

– Dai andiamo insieme, vieni con me – gli faccio io.

– No no vai tranquil… Ahhh ahhhh!

Ha un crampo sul quadricipite destro che lo blocca del tutto e si siede a terra.

È un attimo e nel mio cervello esplode una domanda: c’è qualcosa che posso dare, atleticamente parlando, a questa corsa? No, ovviamente no, mi rispondo. Posso però fare qualcosa di sportivo, questo sì. Mi fermo anche io allora, lo aiuto a sciogliere i muscoli, mi dice di non preoccuparmi e di andare, gli dico che tanto oggi non credo di vincere, che manca poco e che per me va bene se la finiamo insieme, se a lui sta bene essere aiutato ovviamente.

Mi ringrazia e mi dice di sì. Ripartiamo, lo sto tenendo abbracciato da un fianco sospingendolo un po’ verso avanti, passiamo il quarantunesimo, “dai dai che siamo arrivati” gli faccio, ma ricomincia a gridare dai dolori, ci fermiamo di nuovo per sciogliergli i crampi e si ferma ad aiutarlo anche un altro ragazzo.

Gianni gli dice di andare ma anche lui – è Christian, un altro amico del RunLovers Club – gli dice di no, e aggiunge “vieni su che oggi la finisci, questa gara.”

Che roba, la Maratona. Mentre eravamo lì chinati che cercavamo di dare una mano a Gianni per concludere la gara ho pensato che somigli un po’ ai creatori dei mosaici di Ravenna. Perché a volte ti fa a pezzi, poi riprende ognuno di quei tasselli, li poggia per terra e con un po’ di manualità ricompone tutto.

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Di quella volta che io e Charlene corremmo sotto il diluvio

Lo massaggiamo un minuto o poco più, lo rimettiamo in piedi e ci mettiamo le sue braccia intorno alle spalle. Ripartiamo e facciamo queste ultime centinaia di metri con questo ragazzo al collo con il pubblico che ci vede – qui è molto numeroso-, capisce e grida incitamenti.

Lo lasciamo andare a pochi metri dal traguardo per farglielo tagliare da solo, ci abbracciamo, ci ringrazia continuamente.

Charlene, da dietro le transenne, applaude e con la testa fa un segno di approvazione.

Grazie amica mia, forse dopo questa di Ravenna non correrò più una Maratona – o forse sì – ma non so se potrò mai avere un arrivo bello come quello di oggi.

We Are RunLovers.

[FINE… O NO?]

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Pietro corre, sempre. Anche due volte al giorno. Si narra che, a causa di tutte le scarpe che ha consumato, i negozi specializzati gli stendano un tappeto rosso per favorire il suo ingresso tra squilli di trombe e urla di tripudio. Pietro è una persona meravigliosamente incoerente: prende la corsa con serietà ma ci scherza su; ama la Sardegna e gli manca la Norvegia. Pietro racconta in modo stupendo la corsa vissuta da uno che la pratica con amore viscerale, e questa è la cosa più importante.

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