Gordon Ainsleight e la nascita dell’ultrarunning

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La storia della prima 100 miglia forse la conoscete già tutti, ma vale la pena ricordarla. In modo piuttosto semplice il ventisettenne Gordon Ainsleight trasformò una gara di corsa per cavalli, lunga appunto 160 chilometri – chiamata Tevis Cup –in una gara anche per corridori. Gordon non aveva esattamente il fisico del fantino – pesava più di 90 chilogrammi – tuttavia riuscì a portare a termine la prova due volte col suo cavallo di nome Rebel, scendendo durante le discese e correndogli appresso, per non sovraccaricare le ginocchia dell’animale. Dopo che Rebel venne lasciato da Gordon a una sua ex ragazza con cui aveva progetti di sposarsi – cosa che non accadde – il ragazzo trovò un sostituto del suo cavallo, ma appena prima della gara si ammalò. Qualcosa fece click nel cervello del ragazzo californiano e dopo aver proposto la cosa alla segretaria della gara si presentò lo stesso sulla starting line.
In pantaloncini.
Senza cavallo.
Era la famosa estate del 1974.

“I have become somewhat famous in the running world for originating the Western States 100-Mile Run and the sport of ultramarathon trail running.”
(“Sono diventato in un certo senso famoso nel mondo del running per aver dato origine alla Western States 100 e allo sport del’ultratrail running”) 

In quegli anni correre distanze sopra la maratona era considerato borderline, e di sicuro non c’erano le conoscenze sulla preparazione e su come affrontare queste prove come ai giorni nostri. Gordon corse 100 miglia senza avere la più pallida idea di quanta acqua gli sarebbe servita, piazzò una decina di bottigliette di Gatorade sul percorso, presupponendo che fossero abbastanza. Ovviamente non erano abbastanza. La disidratazione e ciò che ne consegue arrivarono in fretta.

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Gordon e tutto il movimento dei “pionieri” dei primi anni era formato da persone che riuscivano a soffrire in modo fuori dal comune, praticamente nessuno aveva idea dei più basilari principi dell’allenamento.

“La nostra temperatura corporea era altissima, la disidratazione pazzesca e soffrire qualcosa che sarebbe stato insopportabile adesso era parte del gioco.
Mi spiace molto vedere i corridori di adesso non divertirsi così tanto come ci divertivamo noi in quegli anni”

dice Gordy, che ancora adesso non ha perso l’abitudine di attaccarsi il pettorale e gareggiare in qualche 100 miglia.

Il successivo anno, nel 1975 ci fu un nuovo partente senza cavallo, ma non arrivò in fondo, ritirandosi a due miglia dall’arrivo.
Due anni dopo ci provo Ken “Cowman” Shirk e arrivò in fondo in 24 ore e 30 minuti. Il direttore della corsa per cavalli disse a Gordy che l’idea era divertente, e quindi decisero di pubblicizzare la corsa con un trafiletto su una rivista, allegando la stringatissima classifica.
Nel 1977 partirono quindi 14 persone, ne arrivarono 3. La Western States 100 Miles Endurance Run era diventata ufficialmente una gara di corsa: nel 1978 al via c’erano ben 63 corridori giunti anche dagli stati vicini.

Il tutto era nato da un ragazzo nativo di Auburn, il piccolo paese in cui ancora adesso si arriva facendo il celebre giro della pista d’atletica. La gara non era la trovata di qualche sponsor e non era stata studiata a tavolino da uomini in ufficio, non c’era un record da battere per diventare famosi o guadagnare dei soldi. Non si vinceva proprio niente.

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Perché si decide di correre un ultra? Prima di qualsiasi medaglia fisica o mentale da appuntarsi al petto perché ti piace tremendamente farlo. L’ultrarunning nasce dall’amore per la corsa e per la Natura, non da una lotta contro di essa.

Gordon nella vita privata lavora come chiropratico. Nel tempo libero fa tantissimo volontariato per la zona in cui si corre la Western States. È membro del direttivo della Auburn Area Recreation&Park District, si occupa di piantare e curare alberi, è insegnante di corsa e arrampicata, dandosi da fare nella pulizia di sentieri e falesie.
Rimane ancora un grande appassionato della corsa in natura su lunga distanza.

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Paco arriva dalla Repubblica Indipendente di Colferraio dove è libero di esprimere tutta la sua attitudine per l'ultrarunning. E lui, di ultra, ne sa parecchio visto che la sua passione sono le 100 miglia. E le sa raccontare, eccome se le sa raccontare!

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