Gli strumenti “tecnologici” per l’allenamento

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La tecnologia fa parte della nostra vita. Negli anni è entrata in maniera sempre più preponderante nelle nostre giornate e anche nelle nostre passioni.
Una volta correvo per il solo piacere di farlo, senza nessun gadget e orpello, solo scarpe, short e maglietta. Oggi se non esco con almeno l’orologio, mi sembra di essere orfano di qualche dato significativo per la riuscita o meno dell’allenamento.
Anche tu hai seguito questa evoluzione? Sei diventato un runner tecno-dipendente? Che aiuto ti può dare la tecnologia per aumentare e, forse, migliorare l’esperienza senso-percettiva della corsa?

In principio era solo il tempo che il cronometro ti faceva leggere come dato, al massimo potevi prenderti i lap (giro). Per anni tutto il mondo dello sport ha usato solo questo come strumento tecnologico, certo la precisione era sempre più accurata, ma per noi malati dell’endurance i secondi sono sempre stati più che affidabili.
Per conoscere le velocità di corsa, si andava in pista, oppure su percorsi misurati certi. La misurazione andrebbe fatta con strumenti di precisione come la rotella metrica da geometra che indica le misure con margini di errore dell’ordine del centimetro per ogni chilometro.

La prima “rivoluzione”: il cardio

La prima vera rivoluzione fu alla fine degli anni Ottanta con l’introduzione dei cardiofrequenzimetri. Grazie a una fascia toracica, collegata via onde radio a un apparecchio da polso, si poteva vedere su un piccolo monitor la frequenza cardiaca istantanea. Il mondo dell’allenamento andò in subbuglio e da allora nulla fu più come prima. Sapere a quanti battiti si compie una qualsiasi azione, ha permesso a noi allenatori di capire qualcosa in più del complesso mondo della prestazione e dell’adattamento funzionale. Al normale utente ha permesso di dare una cifra al proprio sforzo e di valutare al meglio la fase di recupero.
Ancora oggi è il parametro più usato da tutti gli utenti e ormai ogni orologio sportivo è in grado di visualizzarlo, anche grazie alla recente tecnologia da polso senza fascia toracica.

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Allenarsi con il cardiofrequenzimetro: le 5 cose da sapere

La seconda “rivoluzione”: il GPS

Nuova spinta evolutiva fu data, nei primi anni duemila, dall’introduzione della tecnologia GPS, che permetteva di vedere in tempo reale i metri percorsi e la velocità di percorrenza.

La possibilità di avere sempre a disposizione questi dati creò un po’ di sconcerto nella comunità degli sportivi e allenatori. Non voglio soffermarmi sugli aspetti positivi che sono evidenti e noti, vorrei invece portarti a riflessione sui punti critici.
Poter leggere la velocità istantaneamente ha limitato lo sviluppo alla sensibilità al ritmo e al riconoscimento delle andature allenanti, ci ha reso un po’ meno sensibili e motoriamente intelligenti.

A riprova di questa involuzione, soprattutto negli amatori, ma anche in alcuni agonisti, c’è la limitata capacità di riconoscere una velocità, richiesta dall’allenatore o dal programma di allenamento, senza la verifica continua guardando l’orologio. A mio avviso, l’auto-riconoscimento dell’intensità di allenamento, è una tappa fondamentale nella crescita di ogni sportivo a qualsiasi livello.

Che dire poi dell’errore che il sistema ha nel rilevare le corrette misure? Infatti è preciso quando si svolge l’attività in linea retta, ma ha delle problematiche quando ci sono continue curve e tratti alberati. La riprova la puoi fare direttamente in pista di atletica che – per omologazione è di 400m nella prima corsia – dove potrai appurare compiendo qualche giro, che la misura è di qualche metro diversa.

L’importanza di sviluppare sensibilità e conoscenza

Per questi motivi, sono sempre solito segnare con riferimenti precisi, almeno ogni 500m i percorsi di allenamento dove svolgere i lavori più significativi come le ripetute, le variazioni, i progressivi, i race pacing (passi gara).

Recentemente, abbiamo anche disposizione delle metriche complesse, grazie all’introduzione di accelerometri e algoritmi di analisi sempre più precisi.

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I più moderni orologi, meglio chiamarli smart sport watch, ci permettono di vedere e analizzare tantissimi dati. Se non sei un ingegnere super appassionato di data analisi, il consiglio è di usarne pochi ma con cognizione.

Gli indispensabili sono: la cadenza, cioè il numero di passi al minuto e la variazione del centro di gravità rispetto all’orizzonte.

Questi aspetti meritano però, un ulteriore approfondimento che troverai prossimamente sempre su queste pagine.

 

(photo by lzf on DepositPhotos)

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