Gli shorts diventano bionici

Per ora è solo un prototipo ma gli sviluppi sono molto promettenti

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Verso la bici elettrica i puristi hanno un atteggiamento categorico: non è accettabile, lo sforzo deve venire solo dal nostro corpo, non è ammissibile nessuna forma di assistenza.
Guardando questi nuovi shorts futuristici studiati da Harvard University e dall’University del Nebraska, Omaha ho pensato subito alle bici elettriche.

L’origine di questi shorts è in realtà molto nobile: si tratta dell’evoluzione di un progetto in fase di studio da molti anni per la creazione di un esoscheletro in grado di riportare a camminare persone traumatizzate agli arti inferiori.

Questa nuova versione è ancora più leggera e non usa una struttura rigida che, per quanto leggera, impedisce certi movimenti. Si tratta invece di un sistema che sfrutta cavi e attivatori per alleggerire la camminata o la corsa, analizzando in continuazione il tipo di attività del soggetto e aggiustandosi di conseguenza.

Sentirsi più leggeri

Il parallelo con la bici elettrica è insomma abbastanza appropriato. Questi shorts bionici non si sostituiscono alle gambe e non possono far camminare chi è paralizzato, esattamente come una bici a pedalata assistita richiede comunque che chi la usa pedali. Quello che riescono a fare è però alleggerire la corsa, alleviando lo sforzo. Secondo i test effettuati è come se il soggetto pesasse circa 5 kg di meno. Per ora l’intera attrezzatura ne pesa altrettanti ma i ricercatori si dicono fiduciosi di poterla affinare al punto da farla pesare la metà. Ciò che li rende molto ottimisti è anche la totale libertà di movimento che questo esoscheletro permette a chi lo indossa, oltre alla sua capacità di “leggere” la modalità di movimento e accordarsi di conseguenza.

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Lo scopo di questi shorts bionici non è di certo quello di farci correre più veloci (anche perché non sarebbero mai ammessi in nessuna competizione) ma piuttosto quello di scoprire nuove strade per ridare a chi ha difficoltà la possibilità di camminare come un tempo.

(via MIT Technology Review)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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