Fuerteventura to Run

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L’idea di far tardare l’autunno di una settimana mi intrigava. In Italia pioveva già da qualche giorno e non ero ancora mentalmente pronto a riporre gli shorts nell’armadio. Dopo l’ultima corsa al caldo mi ero detto che per quest’anno bastava caldo, poi però sono andato in Inghilterra e 20 ore di pioggia mi hanno fatto tornare voglia di correre in canottiera e occhiali da sole. Per questo motivo avevo dichiarato la stagione di gare finita fino alla prossima primavera; mi sono concentrato sull’avere una vita sociale, bere qualche birra e andare a scalare senza troppi pensieri.

Poi però è arrivata una telefonata, è saltato fuori il nome di un posto esotico, la città dei forti venti, o della grande fortuna; un nome che in entrambi i casi sembra fatto apposta per pensare “dai, prendo e vado”.
Fuerteventura.

Fuerteventura io l’avevo sempre associata a due cose: il surf e il ritiro dei ciclisti in inverno. Sia la bici che il surf sono due strumenti sempre molto costosi da trasportare in aereo, ed essendo uno di quelli che di solito vola con compagnie aeree dove la parte più difficile è combattere contro le hostess per imbarcare i bagagli senza pagare sovrapprezzi schivando grattaevinci e profumi, ho sempre rinunciato alla cosa.

Correre? Mai preso in considerazione, perlopiù per il fatto che non ci sono grosse catene montuose. Nella mia mente immaginavo un territorio brullo e monotono, qualche fricchettone che si fuma le canne nelle calette dormendo in giro col Westfalia e un tot di ciccioni bianchi e ricchi in camicia hawaiana slacciata e occhiali da sole a sfondare le ginocchia ai cammelli tristi trascinati in fila indiana durante qualche tour organizzato.

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Nella realtà dei fatti a Fuerteventura ci sono un sacco di fricchettoni che si fumano le canne in spiaggia, molti surfano, altri vivono in case senza elettricità sulla scogliera. Il panorama è sul serio brullo e appena arrivato noto un cartello di Burger King seguito da uno di una ditta che organizza tour in cammello. Nell’immagine una fila indiana di cammelli tristi su cui troneggiano dei ciccioni che fanno ok con la mano in camicia e occhiali da sole. Dalla foto, sembrano compiaciuti.

Il primo giorno guido fin quasi la punta sud dell’isola, a caccia di montagne. Il territorio all’interno è ancora più arido, ogni tanto qualche pianta di aloe e qualche arbusto bruciato dal sole. Avvicinandosi alle grandi città compaiono giardini e persino campi da golf all’interno dei resort con l’erba verde e curata, fiori nelle rotatorie e palme: “chissà quanta acqua serve per far crescere qualcosa qui” rifletto. L’asfalto è perfetto; non credo di aver visto una singola buca in tutta l’Isola.

Poi, notando il cartello di un sentiero. mi fermo e parcheggio. C’è scritto Cofete e inizio a salire. Raggiungo il Pico de la Zarza, la montagna più alta dell’isola, un vulcano di soli 800 metri. Scendo dall’altro versante e raggiunta la spiaggia faccio il primo bagno della settimana. Proseguo il giro e scopro come l’isola sia piena di sentieri da percorrere in bici o a piedi, alcuni anche di lunga percorrenza, ben tracciati.
Il sole inizia a calare e capisco di essere in ritardo per la prima riunione e distribuzione pettorali, riesco ad arrivare con soli 15 minuti di ritardo.

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La gara in questione è la Fuerteventura to Run 60km a tappe, organizzata da Zitoway e supportata da New Balance. L’azienda americana ha sfruttato l’occasione invitando a prendere parte alla gara i migliori rivenditori della linea running in Italia. La corsa a tappe, le quali hanno terreni scorrevoli, chilometraggi limitati (sempre sotto i 15) e praticamente nessun dislivello, termina con la mezza maratona finale Media Maratona Intenacional de las Dunas de Fuerteventura, una gara che attraversa il Parco naturale delle Dune di Corralejo e vede al via circa 500 persone al via sui due percorsi (c’è anche il corto da 8 km).

L’evento è un mix molto intelligente per mescolare corsa, vacanza e per vedere l’isola attivamente. Inoltre, è anche possibile prendere parte all’evento nella categoria dei camminatori, così da potersi godere il tutto con calma, con chilometraggi ancora più ridotti. Il mattino si corre, il pomeriggio è libero e si può andare a surfare, a visitare l’Isola e le sue spiagge più belle o a camminare e la sera si torna a rilassarsi bevendo qualche cocktail in hotel o in giro per la cittadina.

La prima (9km) e la terza tappa (12km) si corrono nel North Shore dell’isola, famoso per essere la sede di alcuni spot molto famosi per il surf, ovvero Majanicho e El Cotillo. In queste tappe le sterrate ampie e le rocce laviche nere fanno da sfondo a spiagge con fondi perlopiù sassosi e scogliere. Entrambe le tappe sono molto veloci e prendono il via da piccoli villaggi molto pittoreschi.

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La seconda tappa (14km) si corre a Tindaya, un paese più a sud rispetto i precedenti, famoso per la cosiddetta “montagna sacra”, sede di incisioni di grande valore archeologico degli aborigeni dell’Isola. Questa tappa è più movimentata delle altre e prevede delle piccole sezioni di sabbia nel letto di un fiume prosciugato.

Per quanto riguarda la mezza maratona finale, non è sicuramente quella gusta in cui andare a caccia del proprio personale. Il percorso si snoda infatti sulle dune del parco naturale e ci sono tratti di sabbia morbida con poca portanza, dove cercare il ritmo è difficile; tuttavia correre sulla sabbia è divertentissimo!

Caldo? Il giusto! Non troppo, ma abbastanza per farti dimenticare l’inverno italiano in arrivo, almeno per una settimana.
Cosa portare nel bagaglio? Scarpe da corsa, canottiera, pantaloncini, un costume e delle ciabatte. E la lista di cosa mettere nel bagaglio, se state leggendo anche voi queste parole mentre fuori fa freddo e piove, dovrebbe già farvi valutare una partecipazione al prossimo anno…

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Paco arriva dalla Repubblica Indipendente di Colferraio dove è libero di esprimere tutta la sua attitudine per l'ultrarunning. E lui, di ultra, ne sa parecchio visto che la sua passione sono le 100 miglia. E le sa raccontare, eccome se le sa raccontare!

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