Francesco Guerra: un coach, un’ispirazione

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 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

Tempo di lettura: 3 minutiChi è Francesco Guerra? Se sei un utente Instagram che ama il running, probabilmente già lo conoscerai come @francescoguerracoach e lo vedrai raccontare con entusiasmo la corsa nelle sue storie.

Sì, ho detto “entusiasmo” perché è sicuramente la caratteristica che lo contraddistingue maggiormente. Se ti metti a parlare di corsa con lui, potresti finire – forse – nel 2024; ma solo perché uno dei due diventa afono. ;)
Perché Francesco ha la comunicazione nel sangue e ama condividere quello che lui chiama “il lato positivo della corsa”, e lo fa con passione, semplicità e simpatia.

La sua storia è semplice e comune a molti di noi: voleva perdere peso e ha iniziato a correre. E lì è iniziata la voglia di trasmettere anche agli altri queste sensazioni positive.
Se ci pensi bene, è un percorso sia egoista che altruista perché il benessere innanzitutto parte da noi, lo viviamo, lo sperimentiamo sulla nostra pelle e nel nostro cuore e poi si trasferisce – in modo incontrollabile – alle persone che ci circondano.

Mi piace il modo che ha Francesco di vedere la corsa, assomiglia molto al mio, perché non mette la prestazione al primo posto. Non a caso, come dice lui stesso: “Ciò a cui dobbiamo ambire è uscire ogni giorno, trarre i benefici positivi della corsa quotidianamente“.
Infatti, proprio per questo motivo, quando si occupa della preparazione di qualche atleta che non sia un professionista o un agonista, le sue priorità sono sempre:
1. Non farsi male
2. Divertirsi
3. La prestazione

Solo in questo modo la corsa può diventare una cornice all’esistenza che ci permette di vivere meglio.

In questa sorta di “missione” verso una corsa che faccia soprattutto stare bene e renda la vita migliore, i social media sono fondamentali per riuscire a raggiungere molte persone. È come essere in un'”aula” – dice Francesco – perché si crea una connessione diretta con chiunque ci guardi e, soprattutto, si stimola empatia.

Il coach

Non pensare siano solo “belle parole”, perché Francesco lavora, come tutti noi, ma lo fa comunicando sempre la sua passione per la corsa. E, proprio come tutti noi che ci occupiamo di corsa, dà la priorità a far correre gli altri.

Non a caso allena più di 20 persone, seguendoli passo-passo. Dedicandosi anima e corpo a farli crescere, sia atleticamente che personalmente.
Il coach, in questo contesto, è un po’ come un babysitter. È vero che inizialmente c’è una relazione professionale ma poi, inevitabilmente, il rapporto diventa un’amicizia; si diventa come una membro della famiglia.

Non è un approccio bellissimo?

E, proprio grazie a questo approccio, Francesco si inserisce perfettamente all’interno degli ASICS Frontrunner. Di cui Francesco è entusiasta.
Non solamente perché ha la possibilità di incontrare persone molto diverse da lui – Stefano Baldini in primis – ma perché ciascun elemento del gruppo ispira a muoversi in modo diverso. La storia di ognuno – diversa – ti ispira e coinvolge a livelli diversi: sulla prestazione, sul divertimento, sulla quotidianità. Arricchendo ogni persona.

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3 COMMENTS

  1. Ma come si diventa ASICS Frontrunner? Sicuramente bisognerà avere tempi non da amatore sulle varie distanze, poi credo una certa professionalità, oltre seconde me a qualche studio specifico. Confermate?
    Grazie!

    • Ciao Teresa e Alessandro. Tutti gli anni, tra gennaio e febbraio, ASICS apre le candidature e tutti possono inviare la loro. Ne diamo sempre comunicazione anche noi. 😉

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