È tutto nella tua testa

Quando il corpo sembra non farcela più entra in azione la mente. E allora state in guardia tutti.

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Siamo abitudinari e spesso (quasi sempre) corriamo sempre lungo lo stesso percorso. La cosa è talmente automatica che non facciamo quasi più caso a quanto tempo impieghiamo a percorrerlo. Bene o male facciamo quel tempo, no? Circa, anche se non sapremmo dirlo con precisione, anche se sarebbe importante capire se, più passa il tempo, miglioriamo o peggioriamo.

In genere, purtroppo, peggioriamo. Gli anni si accumulano e solo una dedizione particolare e un allenamento mirato ci permettono di migliorare oltre una certa età. Ma poi accade qualcosa.

Il test

Abbiamo tutti i nostri percorsi abituali ma poi ne abbiamo uno che chiamo “Il percorso sfidante”. In genere non lo si fa tutti i giorni ma solo qualche volta all’anno. Percorrendolo meno spesso è più facile accorgersi delle differenze: come lo si era affrontato tre mesi fa o un anno fa, insomma.

Nel mio caso si tratta di un percorso di trail non particolarmente impegnativo ma con qualche salita capace di far gridare dallo sforzo i muscoli vasti, sia a destra che a sinistra. e i polpacci, a ruota.

Per me è un test perché all’inizio, molti anni fa ormai, lo facevo con una certa difficoltà, fermandomi o camminando in più punti.
Naturale pensare che, col passare del tempo, questa condizione non potesse che peggiorare: lo sforzo è sempre più insostenibile, il corpo ce la fa sempre di meno.

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Con mia grande sorpresa ho constatato invece che non è affatto così: passano gli anni ma ogni test ha esiti sempre più positivi.

Il corpo si adatta?

All’inizio pensavo che il fenomeno fosse dovuto alla costanza con cui mi allenavo. Eppure, a ben pensarci, sono metodico nel farlo ma non incrementale. In altre parole: mi alleno bene o male con la stessa frequenza e lo stesso tipo di programma da anni e anni. Se dovessi definirmi come runner direi di me che sono “costante”. Non salto quasi mai i miei allenamenti settimanali e li faccio sempre, col caldo o il freddo, con il sole o la pioggia.

Nel frattempo sono invecchiato e il corpo fa sempre più fatica e ha meno da dare.
Come era possibile quindi che affrontassi quel particolare percorso con sempre più disinvoltura?

Alla fine ho capito: era il mio atteggiamento mentale a essere cambiato. La mia mente si era abituata negli anni a sopportare meglio lo sforzo. Il corpo lo sentiva sempre di più ma la motivazione della mente compensava. Quello che il fisico non riusciva a esprimere veniva espresso dalla mente.

La mente è potente ed è capace di trascinare il corpo a fargli fare quello che non vorrebbe fare, o che non sa ancora di poter fare. Gli fa percepire meno lo sforzo e sa addestrarlo a dare ancora qualcosa, pure quando sembra che le energie vengano meno.

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Uno sport da vecchi

Si dice spesso che gli sport di endurance sono più facilmente praticati da chi non è più giovane. Non perché ci voglia una mente particolarmente matura ma piuttosto una mente allenata a sopportare lo sforzo non come un’evitabile scocciatura ma come un percorso difficile ma degno di essere compiuto per raggiungere la soddisfazione.

In effetti mentre salivo quei metri di sterrato percepivo il corpo e lo sforzo tanto nitidamente quanto sentivo la mia mente dire “Ce la puoi fare, non fa male, fai un metro in più, non smettere di correre proprio ora”.

Ci deve essere una capacità innata in ciascuno di noi: è composta dal desiderio di essere vitali ma soprattutto dal potere della mente che interviene quando il corpo vorrebbe crollare sotto lo sforzo.
È una forza che cresce e si fortifica naturalmente con l’età e che si esprime come energia vitale per compensare il vigore di un corpo che non è più giovane.

È una forza calma ma potente e si fortifica solo con l’età e il metodo, con la dedizione e la ripetitività dell’allenamento. È costante, è precisa ed entra in azione quando il corpo ti dice di fermarti ma interviene la mente e ti dice che puoi continuare, che ce la puoi ancora fare.

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Non ti permette di correre più veloce ma ti permette di essere più metodico, più costante, più motivato. E ci spiace per chi è troppo giovane: a quelli serve l’allenamento e la forza fisica. Oltre una certa età se ne ha di meno, ma al contempo cresce il potere della mente che ti dice che puoi fare un metro in più, che puoi osare, che puoi fare qualcosa che non pensavi possibile e che il tuo corpo ti supplicava di non fare.

Quando ti abbandonano i muscoli entra in azione la mente. E ha un potere che fate pure largo: è grandissimo.

(Photo by guille pozzi on Unsplash)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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