Daniel Fontana: a Kona non per caso o per fortuna

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Il prossimo 12 ottobre al mondiale Ironman di Kona ci sarà solo una bandiera italiana tra i 57 atleti professionisti, e sventolerà per Daniel Fontana. Per raccontare com’è riuscito a ottenere la qualificazione, Daniel ha scritto una lettera molto bella; una riflessione molto profonda su come evolva il ruolo dell’atleta, su come si sia evoluto lui stesso con il passare degli anni e su chi sia il Daniel Fontana che andrà a Kona quest’anno.

Da sempre cerchiamo di far leva sul fatto che lo sport sia un elemento della nostra vita che concorre ad aumentare la consapevolezza di noi stessi e credo che queste righe scritte da Daniel siano un meraviglioso spunto di riflessione per tutti noi. A ogni livello.

Buona lettura!

“Ci tengo a questo punto di carriera a prendere la parola in prima persona su questa qualifica, che non è stata frutto del caso o di fortuna.
Chi mi conosce bene sa che non amo le autocelebrazioni e me ne tengo sempre lontano; ma voglio ritagliarmi oggi un angolo di espressione per dire alcune cose cui tengo molto.
Questa qualifica è per me una delle maggiori stelle al valore di carriera da appuntarmi sulla divisa.
Non certamente perché si tratti della conferma di un’oggettiva capacità di performance.
Non sono più oggi l’atleta delle Olimpiadi di Atene e Pechino, non sono l’atleta delle World Cup, dell’argento mondiale di Clearwater o del primato italiano Ironman di Panama City e probabilmente nemmeno quello della prima vittoria nel circuito mondiale di Los Cabos.
Ma sono con certezza qualcosa di nuovo, diverso, ma di cui vado fermamente fiero.
Da giovane le qualifiche olimpiche e le top ten in Coppa del Mondo sono state risultati ‘muscolari’, arrivati grazie ad una fame insaziabile di traguardi importanti e all’ingenuità di una forza metabolica che l’età rendeva debordante.
Da atleta maturo, le vittorie e i record sono stati risultati ‘di profitto’, raccolti grazie all’applicazione consapevole e quotidiana e a tutto il lavoro seminato prima.
Da ‘vecchio’, oggi, queste eccellenze sono risultati di intelligenza; un’intelligenza acquisita con l’esperienza e con la lucidità della maturità nell’interpretare le situazioni e saperne sfruttare al massimo vantaggi e potenzialità.
Questo è ciò che mi rende oggi fiero di questa qualifica.
La consapevolezze di essere stato capace negli anni di trasformarmi, adeguarmi, mettermi in gioco e in discussione. Senza arroganza o presunzione, ma con l’umiltà di chi arriva da lontano.
La capacità di aver saputo leggere nel tempo il mutare delle situazioni ed essere riuscito a cambiare, giorno dopo giorno, l’immagine di me stesso allo specchio; accettando quello che vedevo mutare e adeguando le armi ai nuovi campi di battaglia, per riuscire sempre e comunque a portare a casa le vittorie più prestigiose.
Questo è il me stesso che porterò a Kona su quella difficilissima linea di partenza il mese prossimo. E questo è il me stesso che ogni giorno oggi offro alle aziende che lavorano con me, agli atleti che alleno, ai ragazzi che mi chiedono consigli la mattina a bordo vasca in DDS mentre ci alleniamo e alla mia famiglia.
So già che il me stesso del 13 ottobre, all’indomani di quella finale, sarà ancora diverso. Sempre in cerca dell’eccellenza”

 

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(credits immagine principale: Jacopo Boscaini)

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

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