Cosa mangiare quando sei triste

Quando si è tristi e depressi anche mangiare può essere un'impresa. Ecco come porvi rimedio.

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Un aspetto pratico ma fondamentale che viene coinvolto nella quotidianità di una persona depressa è quello dell’alimentazione. Quando la mente è occupata o obnubilata da tristezza, mancanza di voglia di fare qualsiasi cosa e assenza di stimoli è purtroppo naturale che a risentirne sia il regime ordinario di vita: non si esce più, non si ha voglia di vedere persone, non si sopporta di vedere qualcuno che ti ricorda costantemente in che stato ti trovi. Compiere le azioni che normalmente sono semplici e quasi automatiche diventa un compito insostenibile.

La depressione può anche avvitarti in una spirale negativa che genera comportamenti errati originati dallo stato d’animo: sentendosi tristi e demotivati si tende a non ritenere di meritarsi nemmeno di mangiare, ammesso poi di aver la forza di prepararsi un pasto. O, all’estremo opposto, sentendosi male si tende a mangiare qualcosa di proporzionale, come il cibo spazzatura che ha anche il non invidiabile pregio di essere economico e facilmente disponibile. E non richiede preparazioni particolari.

Non bastasse tutto questo, la depressione può anche modificare il sapore dei cibi, rendendoli indigesti o meno soddisfacenti del solito. Eppure l’innato spirito di sopravvivenza (escludendo le forme più invalidanti e gravi di depressione, va sottolineato mille volte) porta a cibarsi comunque. E per fortuna, è il caso di dire.

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La soluzione

Quando mangiare è uno sforzo sia per la fase di preparazione che in quella di consumo, bisogna agire preventivamente e sul tipo di cibi.

Prendersi per tempo

La regola è quella del notare ciò che ci dà gioia mangiare quando stiamo bene e pensare che quando e se staremo male quello stesso cibo sarà almeno capace di risultare accettabile.
Chi è soggetto a depressione dovrebbe sfruttare i momenti di tranquillità e di benessere per preparare dei cibi semplici, nutrienti e sazianti da congelare e conservare per i momenti difficili.

Cosa preparare

I ravioli, i tortellini, la pasta farcita in genere, riso integrale, frutta secca comunque tutto ciò che è relativamente semplice da cucinare e facile da conservare – magari dovendolo solo scaldare nel microonde – va benissimo.

Vanno privilegiati cibi vari, bilanciati e con adeguato apporto calorico, non trascurando quello proteico: le proteine infatti saziano più a lungo perché sono più complesse da metabolizzare. Il fattore tempo non è trascurabile perché, in certi stati psicologicamente difficili, anche organizzare un paio di pasti al giorno può essere un’impresa.

Perché il cibo fa bene quando si è depressi

Il cibo può essere parte del recupero, può funzionare come una potente medicina, per vari motivi:

  • Dà soddisfazione anche completare semplici task: anche scaldare un cibo al microonde può essere un’impresa. Riuscirci diventa un successo
  • Nutre: e non è secondario in uno stato particolarmente compromesso da un umore pessimo
  • Il cibo è gioia e magari viene percepito come una necessità e basta in certi momenti ma, nel suo piccolo, contribuisce ad alleviare la prostrazione
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Il motivo per il quale prepararsi del cibo e nutrirsi quando si è depressi è importantissimo, oltre a quello ovvio di alimentarsi, è da ricercare nel bisogno di riattivare processi positivi.

La depressione coinvolge il lobo frontale, dove risiedono le capacità di organizzazione e di motivazione. Quando si è depressi si ha meno o nessuna voglia di organizzare la proprio vita.
Avere a disposizione cibi nutrienti che richiedono una preparazione semplice ha il duplice pregio di alimentare e di dare la soddisfazione di aver completato un compito semplice ma che in certi momenti pare impossibile.

Il miglior cibo da avere a disposizione in casi di emergenza è quello che di solito ti piace mangiare quando stai bene. In attesa che ti torni il sorriso.

(Via Elemental)

 

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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