Corro per pensare

Quando corriamo siamo meno distratti da notifiche, mail e interruzioni e il cervello riceve meno sangue e deve economizzarlo. Per questo pensa a poche cose e bene!

“Prima di prendere una decisione, esci a correre”. Una volta lessi questa frase che, più di molte altre, mi rimase in mente. Pensai che era non solo giusta ma che anche io in fondo correvo e corro per lo stesso motivo. Non per i tempi (lasciamo perdere quelli), non per la forma fisica (beh, se quella viene di conseguenza non guasta) ma soprattutto perché quando corro riesco a pensare.

Deciditi

Come si fa a prendere decisioni? Bisogna valutare, analizzare, soppesare e poi giungere a delle conclusioni. C’è chi ci riesce seduto a una scrivania, chi meditando, e poi ci siamo noi, che quando dobbiamo decidere – e quindi soprattutto pensare – usciamo a correre.
Non si tratta sempre di decisioni esistenziali o importanti. Può trattarsi anche del bisogno fisiologico della mente di dare una priorità ai pensieri che le frullano in testa, eliminando le distrazioni e concentrandosi solo su ciò che conta. Ogni giorno siamo sollecitati e distratti da notifiche, mail e telefonate che ci trascinano mentalmente da una parte all’altra facendoci perdere di vista l’obiettivo che ci siamo dati. Quando facciamo qualcosa, anche una sola cosa, invece siamo concentrati solo su quella. La corsa è una di queste e ha il vantaggio di permettere di fare anche altre cose nel frattempo, tipo ascoltare podcast o musica. O di pensare.

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La meravigliosa macchina del cervello (e del corpo)

Dal punto di vista fisico un’attività sportiva come la corsa richiede un tale afflusso di sangue ai muscoli che poco altro ne rimane per il cervello. In altre parole non gli rimane altro che selezionare i pensieri da elaborare, concentrandosi solo su quelli davvero importanti. Hai mai notato infatti quanto più sei concentrato su pochi pensieri mentre corri e soprattutto non ti perdi a rincorrerne altri che non hanno molta importanza? Meno sangue al cervello significa che bisogna economizzarlo e ottimizzarlo e quindi bisogna pensare solo a ciò che è davvero importante. Pochi pensieri, poche decisioni, secondo precise priorità. Quelli più importanti e pesanti continueranno a restare in prima fila, a richiederti una soluzione, una decisione. E ti potrai concentrare meglio solo su di loro, cioè quelli *davvero* importanti.

Quando ho bisogno di correre

Normalmente ho bisogno di correre perché il fisico me lo richiede, per allenarmi, perché sono abituato a questa piacevole routine. Però ho anche notato che sempre più spesso mi dico “Devo pensare: esco a correre”. Non devo sempre prendere chissà che decisione. Ogni tanto ho la mente sgombra e non ho particolari preoccupazioni ma siccome pensare mi piace molto, ho sviluppato questo automatismo che mi porta a correre proprio per dare al cervello qualcosa a cui pensare. Perché so che ogni volta che vede la strada davanti a sé gli si attiva qualcosa dentro e la macchina dei pensieri si rimette in moto. Spesso le idee per gli articoli di RunLovers vengono proprio da lì, da qualche corsa ascoltando podcast magari su tutt’altro argomento oppure ascoltando musica. Ho anzi sviluppato una particolare abitudine che ho chiamato “Ascolto in due tempi”.

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L’ascolto in due tempi

Quando corro e ascolto qualcosa ho una regola molto semplice: all’andata ascolto un podcast per imparare qualcosa di nuovo e al ritorno ascolto musica. Questa suddivisione dell’ascolto legato alla corsa diviso in due tempi distinti e con due modalità diverse ha una funzione precisa. Come si diceva, durante la corsa il cervello è molto focalizzato e non è distratto e quindi l’ascolto di nozioni è facilitato perché la mente è più predisposta all’apprendimento (è meno distratta). In questa prima fase però si apprende e basta e non si sviluppano vere e proprie idee originali. Ecco perché è importante fare seguire la seconda fase “musicale” durante la quale si ripensa a quello che si è appena appreso e lo si rielabora. Se ti stai dicendo “Ma non pensare e basta pare brutto ogni tanto?” hai ragione. Ma insomma, io funziono così: penso sempre. E penso bene solo quando corro. E tu, come fai a pensare e a pensare bene?

(Photo by Luke Stackpoole on Unsplash)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

5 COMMENTI

  1. Interessante.
    Sì, correre – anche nel mio caso – aiuta a focalizzare.
    Di solito lo faccio senza cuffie. Penso sia una piccola differenza. Ma l’effetto finale, a mio avviso, è molto simile a ciò che hai descritto.
    Poi, quando torno a casa, chiudo il cerchio usando la scrittura.
    Corsa+scrittura.
    Alla prossima.
    Sempre interessanti, i tuoi articoli.

    • Grazie Dark. Bellissima l’idea di scrivere dopo aver pensato correndo. A volte mi capita di prendere note vocali o dettare qualcosa anche quando corro ma poi il risultato è illeggibile :)
      Correre senza nessun sussidio audio permette di focalizzarsi ancora di più, anche se a volte porta ad annoiarsi un po’.

  2. Io corro per non pensare. Si potrebbe prendere l’articolo e mettergli il titolo al contrario e sarebbe comunque efficace… Io corro per non pensare, per rilassare i pensieri, per eliminarli…la fatica aiuta, più fatico meno penso.

  3. Vero, ma può essere un’arma a doppio taglio.
    Ho cominciato a correre anni fa per tornare in forma, poi è subentrata l’eccitazione provocata dalla consapevolezza di riuscire a coprire di corsa distanze che prima credevo raggiungibili solo con un mezzo di trasporto. Agli inizi ascoltavo solo musica, e già con quella in sottofondo la testa aveva spazio di navigare; quando la giornata o il periodo era no, avere un’ora in cui poter pensare, riflettere, rimuginare… non era il massimo. Poi mi è capitato di non poter ascoltare musica, e allora, mentre le gambe andavano da sole, la testa faceva dei veri e propri congressi a porte chiuse. E ripeto, se non è un buon periodo, può essere tanto uno sfogo quanto un supplizio.

    • Ciao Luca, grazie per il tuo commento. Dalla mia esperienza ho imparato che se corro con la musica o senza continuo a pensare ai problemi, un po’ come te. Diverso invece se ascolto qualcosa che mi impegni la testa, come un podcast. Può essere un audiolibro (ci sono anche quelli di Runlovers ;) https://www.runlovers.it/2018/we-are-runlovers-il-podcast-sul-running/) o una trasmissione che mi interessa o un programma di cultura o scienza. Qualsiasi cosa che mi faccia pensare ad altro tenendo la mente più impegnata di quanto possa fare la musica. Provaci e poi fammi sapere. Ciao!

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