Corriamo un’altra Maratona, Charlene?

La Maratona è un richiamo difficile da evitare che richiede consapevolezza e determinazione. E una allenatrice biondina da (in)seguire.

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L’ultima volta in cui mi sono seduto al PC per mettere giù qualche riga sulla corsa avevo appena terminato la Maratona di Amburgo dello scorso Aprile, e non avevo ancora bene in mente se e quale Maratona avrei preparato per l’autunno. Sono passati diversi mesi da allora e dopo la gara ho ripreso a correre senza badare a tempi e distanze. È il modo di correre più bello in assoluto, senza troppi pensieri se non quello di mettere un piede dopo l’altro e mantenersi in forma. Poi, verso metà Giugno, con Charlene (ho chiamato così la mia tabella di allenamento ormai diversi anni fa, quando preparavo la mia prima Regina, Roma 2016) ci siamo seduti di fronte al calendario e abbiamo messo giù il nuovo piano di allenamenti per la Maratona di Lisbona del prossimo 20 Ottobre. Quella della capitale portoghese avrebbe potuto essere la mia seconda Maratona del 2017 dopo Los Angeles, ma avevo dovuto rinunciarvi per varie vicissitudini. Eccomi quindi qui, nel bel mezzo degli allenamenti per questa ennesima avventura da quarantaduemilacentonovantacinque metri. Sarà la mia ottava volta sulla linea di partenza di quel canestro di emozioni che si vivono correndo la Maratona, in compagnia o in solitudine, sempre da concorrente (nel senso di con-correre, correre insieme) e mai da avversario di qualcuno.

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Stavolta è un po’ diverso dalle altre però. Nell’eterna lotta con la bilancia per mantenere un peso ideale per correre al massimo delle mie possibilità, sembra che sia la bilancia ad avere avuto il sopravvento, almeno per ora. Ho alcuni chili di troppo che non riesco a perdere, nulla di che, ma che in una corsa lunga come la Maratona si sentono eccome. Il mio tempo previsto, che avevo inizialmente e molto ottimisticamente identificato come “sotto le 3h05’”, sembra oggi davvero al di là di ogni mia possibilità. Il fatto è che non corro per cercare di capire quale possa essere il “mio tempo” da molto. In questa preparazione ho corso già diverse volte lunghissime distanze, spesso e fortunatamente in compagnia di tanti amici conosciuti tramite il RunLovers Club su Facebook (dai non scherzare, cosa vuol dire che non ci sei?), ma sempre ad un passo più lento rispetto a quanto fatto per le Maratone precedenti. Inoltre, l’unica gara su medio-lunga distanza a cui ho partecipato durante l’estate è stata la celeberrima e tostissima “Dal mare alla montagna” che si corre a Villanova Monteleone vicino Alghero. È una gara che come si può capire dal nome ha moltissimo dislivello e non può essere utilizzata in maniera accurata per stimare le proprie capacità (e poi sono pure scoppiato dopo appena 6 km per il gran caldo, per cui non c’è proprio da fidarsi con le stime). Mi ritrovo quindi qui, a cinquanta giorni circa dalla partenza, con ancora tanti dubbi. È un pomeriggio di fine Agosto, ho appena corso ad un passo che non tenevo da tempo per un’ora con un bel po’ di dislivello e il cielo si è rannuvolato poco prima del termine di questi quattordici chilometri, quasi a ricordarmi che questo passo, mantenuto oggi con tanta fatica, era il mio “passo a sforzo cardiaco medio” fino a pochi mesi fa. Certo, le montagne di Fonni e l’aria leggermente rarefatta (ho pur sempre corso a 1000 metri di altitudine più del solito) possono aver contribuito alla stanchezza, ma è cosa sicura che ci sia tanto ancora da lavorare per raggiungere un livello di allenamento adeguato. Cinquanta giorni non sono molti, ma potrebbero essere abbastanza. Ho ancora diversi lunghi da fare ed a fine Settembre, come ogni anno da quando corro, parteciperò alla Alghero Half Marathon (ci sarai? Ci vediamo alla partenza?) dove se tutto va bene avrò ancora una volta l’onore di accompagnare altri runner in qualità di Pacer. Ci vorrei arrivare già con lo stato di forma “da Maratona”, possibilmente sia fisico che mentale, ma mi accontenterei anche di uno solo dei due, ora come ora.

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Charlene, dal canto suo, mi segue sempre. Ormai sono molte le occasioni in cui, anche fuori dai lunghissimi (anzi, soprattutto fuori dai lunghissimi) la incontro. Ogni volta che la vedo mi chiedo se sia reale o meno, ed ogni volta in cui è reale evito accuratamente di superarla e di guardarla, un po’ perché non voglio realmente darle un volto, un po’ perché ho timore di quella che può essere la reazione della Charlene di turno. Ad ogni modo, che sia solo nella mia testa o che sia reale, la sua presenza l’avverto sempre. Abbiamo iniziato a correre Maratone insieme, mi ha aiutato a capire meglio il mio corpo, gestire la fatica fisica e mentale e ci siamo tolti tante belle soddisfazioni, sono certo che andremo insieme a correre anche la Maratona di Lisbona.

– Mi farai compagnia anche stavolta Charlene?
– Ma certo Pietro. Piuttosto, tu riuscirai a tenere il passo?

[CONTINUA]

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Pietro corre, sempre. Anche due volte al giorno. Si narra che, a causa di tutte le scarpe che ha consumato, i negozi specializzati gli stendano un tappeto rosso per favorire il suo ingresso tra squilli di trombe e urla di tripudio. Pietro è una persona meravigliosamente incoerente: prende la corsa con serietà ma ci scherza su; ama la Sardegna e gli manca la Norvegia. Pietro racconta in modo stupendo la corsa vissuta da uno che la pratica con amore viscerale, e questa è la cosa più importante.

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