Correre nel Lesotho

Cristina questa volta ha corso nel Lesotho

Tempo di lettura: 3 minuti

Il piccolo aereo del volo Johannesburg – Maseru inizia la sua discesa per l’atterraggio e il paesaggio montagnoso si rivela in tutta la sua bellezza e asprezza al di sotto delle nuvole. Il Lesotho è un piccolo paese interamente circondato dal Sud Africa e non c’è da stupirsi che gli unici voli che atterrano a Maseru, la capitale, partono da Johannesburg; è per la maggior parte montagnoso, con la capitale situata a 1600m d’altezza su un altopiano fertile di mais, sorgo e grano. È l’inizio dell’inverno, per cui l’aria è molto fresca e il cielo è terso con qualche nuvola pannosa qua e là. Le stradine in città sono animate da una tranquilla vivacità tipica dei paesi di montagna: la maestosità del paesaggio montagnoso pone un velo di pace al brusio delle auto e al chiasso dei venditori ambulanti.

La mia corsa inizia alle 5:30 del mattino quando la città è ancora immersa nelle ultime ore del buio mattutino. Vista la temperatura, indosso una maglia a maniche lunghe e vado a passo spedito per scaldarmi un po’.

Corro lungo una strada principale poco frequentata a quest’ora del mattino che costeggia un lungo parco: gli alberi e gli arbusti sono immersi nella bruma mattutina e trasmettono un che di spettrale. Con un cambio di direzione, mi inerpico su una piccola collinetta e mi addentro verso una parte più abitata della città: le stradine sono ordinate e le piccole e basse casette colorate sono fatte di argilla e la maggior parte ha tetti in lamiera. Per la strada ci sono per lo più donne avvolte in pesanti cappotti sotto i quali spuntano gonne lunghe e colorate.

Sullo stesso argomento:
Dall’Etna alle Dolomiti: Torino la gentile

Mi chiedo dove siano dirette, quanta strada fanno a piedi prima di raggiungere il posto di lavoro e a che ora rientreranno a casa. A poco a poco iniziano a comparire più macchine e colorati pulmini collettivi che si accostano un po’ a caso ai lati della strada per caricare e scaricare persone. La città inizia a svegliarsi, e con essa la vita per strada. Sui marciapiedi le donne sistemano i baracchini e accendano i bracieri sui quali grigliano pannocchie o preparano il pap, tipica polenta di mais che costituisce il pasto principale di buona parte d’Africa. Alcuni baracchini hanno anche basse seggioline dove gli uomini si siedono per sorseggiare thè o caffè mentre consumano la colazione e si scaldano vicino al braciere.

Raggiungo il punto più alto di questa strada cittadina e proseguo lungo un’ampia curva che costeggia l’altopiano: sembra che la città finisca qua e che al di là della strada ci siano solo prati, rocce e montagne. La posizione non potrebbe essere migliore perché al di là dell’orizzonte, oltre le montagne così vicine, spunta il sole e i colori dell’alba sono meravigliosamente caldi. Mi fermo per scattare alcune foto e proseguo, ma no, mi fermo ancora perché voglio catturare le diverse sfumature di quest’alba. Sorrido: non credo si possa far altro di fronte a cotanta bellezza. Quindi volto le spalle al sole e, tutta discesa, mi dirigo verso l’hotel per proseguire questa giornata che non poteva iniziare in modo migliore!

Sullo stesso argomento:
Blizzard di marzo non ti temo

Cristina Lussiana


Gli altri viaggi di Cristina:


New Orleans
– Mali
– Angola
– Kathmandu
– Benin
– Città del Capo
– Rwanda
– Sudafrica
– Congo
– Mozambico
– Madagascar
– Nairobi
– Senegal
– Hawaii
– Washington
– Guatemala
– Bangkok
– Myanmar
– Cambogia
– Amsterdam
– Portogallo
– Ginevra
– Oslo

 

CONDIVIDI
Ognuno corre come vuole, semplicemente, naturalmente. Semplicemente, naturalmente, Runlovers parla di cosa si parla quando si parla di corsa.

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.