Correre, la dipendenza buona

Un numero crescente di programmi di recupero dalle tossicodipendenze si basano sulla corsa. Con ottimi risultati.

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Ci sono diversi tipi di recupero. C’è quello dall’allenamento, specie se particolarmente pesante e poi ce n’è un altro di cui si parla meno: quello dalle tossicodipendenze.

Non si parla con piacere di argomenti così delicati e personali e purtroppo c’è ancora spesso difficoltà a farlo perché la dipendenza da alcol e droghe (le più comuni dipendenze, ma ci sono anche quelle dai farmaci, dal sesso, da particolari ossessioni) provoca vergogna e rifiuto sociale.

Eppure sono un problema sociale di vastissime proporzioni: si stima che negli USA circa 30 milioni di persone facciano uso di sostanze illecite, per non contare poi le dipendenze legate a sostanze socialmente accettate poiché prescritte, come i farmaci antidolorifici o gli psicofarmaci.

Sostituire una dipendenza cattiva con una buona

Da qualche tempo – finalmente, viene da dire – si è capito che una parte molto importante nella terapia di recupero di soggetti con dipendenze di vario tipo può essere quella della corsa o dell’attività fisica più in generale. I motivi sono diversi e il primo fra tutti è che l’attività fisica è una droga legale e provoca molti effetti simili a quelli delle droghe che hanno, purtroppo, effetti dannosi sul fisico e sulla vita delle persone. Ma non solo.

L’uso delle droghe ha spiegazioni moltiplici: può essere una fuga dalla realtà, un modo per alleviarne la tensione, un modo anche per occupare il tempo, liberandolo da pensieri inestricabili. La corsa ha lo stesso effetto ed è inoltre benefica perché il fisico ne trae giovamento. E con esso anche la psiche. Molte di queste terapie infatti non sono solitarie.

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A Boston è per esempio nato il Boston Bulldogs, un team di runner con dipendenze di vario tipo che unisce al piacere della corsa quello di farla insieme. Perché la corsa è un’attività solitaria che può essere anche fatta in gruppo, con il vantaggio non secondario della motivazione che un gruppo è capace di generare, impegnando le persone che ne fanno parte a rispettare orari e appuntamenti. Dando loro uno scopo per occupare il proprio tempo con un’attività che fa solo bene al loro fisico. D’altro canto le droghe fanno sentire bene perché provocano reazioni chimiche, le stesse che anche la corsa è capace di generare. L’esercizio poi riduce la produzione del cortisolo, anche noto come ormone dello stress, riducendo allo stesso tempo l’esposizione a disturbi quali ansia e depressione.

In gruppo è meglio

Gran parte della riuscita della terapia sembra essere legata al fatto che è basata sull’impegno del singolo verso una comunità. Quando decidi di allenarti in gruppo stipuli con i suoi membri un specie di accordo che ti impegna al rispetto degli orari e alla partecipazione. E inoltre è un ottimo modo per sentirsi responsabilizzati rispetto a una comunità più ampia, non volendo deluderla.

“Si tratta di sostituire una comunità con un’altra, più benefica” dice un membro dei Boston Bulldogs. Quando ti droghi fai parte di una gruppo di persone (negative) che pensano e si comportano come te ma se il meccanismo vizioso è quello dell’influenza del gruppo sul singolo in chiave negativa, allora lo può essere anche in quella positiva: la motivazione a comportarsi in un certo modo è spesso accentuata dall’appartenenza a un gruppo e il singolo – specie se debilitato dagli abusi di sostanze – deve essere aiutato cambiando il contesto a cui è abituato e facendogli capire che può appartenere anche a una diversa comunità. Una che lo fa star bene, che lo fa muovere e lo aiuta a riappropriarsi del proprio spazio e della propria vita. Assieme ad altre persone a cui è legato dalla comune esperienza, che deve appartenere al passato.

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Non è tutto ma è molto

Correre o fare attività fisica non risolve ogni problema. Ciò che guida la nostra mente e che a volte la fa deviare fino a farla ricorrere alle droghe è un insieme di problematiche molto complesse che non possono trovare risposta solo nella corsa. Eppure questo aspetto sembra essere sempre più importante dal punto di vista terapeutico. Non è risolutivo e richiede anche moltissima terapia classica, eppure sembra essere uno dei più validi alleati della psicologia del recupero delle tossicodipendenze. Forse perché “riposiziona il soggetto” in una comunità e quindi nella società. Forse perché non lo fa sentire solo. Forse perché lo fa stare bene ridandogli tutti gli stimoli che le droghe gli hanno sempre dato, togliendogli tutto il resto. E in più lo motivano e lo reinseriscono nella società dandogli uno scopo e una posizione. Eliminando l’emarginazione che le tossicodipendenze generano. Perché la corsa è una droga, ed è perfettamente legale.

(Via Elemental – Photo by JOSHUA COLEMAN on Unsplash)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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