Correre in Mali

Correre a Bamako nel Mali, nei suoi colori e nel calore della sua gente, per poi arrivare sul fiume Niger che si tinge di rosa.

Tempo di lettura: 3 minuti

Il grande fiume Niger è a poche centinaia di metri dall’hotel dove sono e divide Bamako in due parti. Ci sono diversi ponti che lo attraversano e non mi dispiacerebbe attraversarne almeno uno di corsa. La temperatura è tutt’altro che invitante. Verso mezzogiorno si raggiungono i 40’C con un’umidità al 90%. Potrei andare a correre alla sera tardi quando fa più fresco, ma non mi fido ad andare in giro quando è buio da sola in una città che non conosco, nonostante tutti dicono che Bamako è molto sicura. Mi decido per una corsa verso l’alba: punto la sveglia alle 5:15 e alle 5:30 sono già a sgambettare per strada. Mi accorgo da subito che ho nettamente sottovalutato il clima di questa città alle porte del Sahara. Dopo pochi metri ho il fiatone e la maglietta è inzuppata di sudore. Qualcosa mi dice che sarà una corsa molto breve.

Colori ovunque

Nonostante sia mattina presto, le strade vibrano di colori e vita. Quasi tutte le donne indossano i coloratissimi abiti tradizionali del Mali e gli uomini vestono eleganti completi di colori chiari cuciti su misura. Qua e là gruppetti di bambine camminano con i libri sottobraccio e indossano veli colorati che coprono loro la testa e il collo. I bordi delle strade sono ancora liberi di venditori ambulanti e anche le piccole baracche che di giorno vendono frutta e verdura sono ancora chiuse. Le strade sono sporche e polverose: devo stare attenta a dove metto i piedi per evitare di finire in pozzanghere maleodoranti che hanno raccolto scarti urbani nel corso della notte e più volte devo coprirmi il naso per evitare di respirare i tossici gas di scarico dei mille motorini che sfrecciano in ogni direzione. Per di più, la sabbia del Sahara arriva fin qua in città e si accumula su marciapiedi che mancano di manutenzione creando delle mini dune ai lati della strada.

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Lungo il Niger

Imbocco una via più larga delle altre e mi dirigo verso uno dei ponti che attraversano il fiume Niger: il traffico in entrambe le direzioni è intenso e il marciapiede è molto stretto. Decido di restare sul marciapiede, anche se questo mi costa diversi ‘Excuse-moi’ boccheggianti e pronunciati quasi senza fiato per poter superare le persone che attraversano il ponte a piedi.

Mi sento osservata da parecchie paia di occhi incuriositi da questa creatura del runner mattutino in una città che non deve vederne molti. Donna, per di più!, in un paese come il Mali che è al 95% musulmano. Alcuni mi indirizzano dei ‘Bonjour’ e dei ‘Du courage!’, altri si limitano a guardarmi e a seguirmi con lo sguardo. Maschero un po’ di nervosismo rispondendo con sorrisi e rapidi saluti con la mano.
Al di sotto del ponte, i colori dell’alba tingono le acque del fiume di un pallido rosa e illuminano le barchette dei pescatori che rientrano dalla pesca mattutina. Noto che non ci sono molte costruzioni sulle rive del fiume, quanto piuttosto arbusti e mangrovie. Sicuramente anni addietro queste rive devono avere visto villaggi popolati di capanne e piccoli porticcioli e mi chiedo come dev’essere stato assistere all’urbanizzazione di questa città millenaria così ricca di storia e cultura.

Persa nei miei pensieri, non mi accorgo che il sole è ormai spuntato dall’orizzonte e inizia a farsi sentire sulla pelle delle braccia: faccio dietro front. Nonostante nel tragitto non incontri nessun altro runner, in questi 5 km maliani non mi sono sentita fuori posto e rientro in hotel grata per essermi sentita ancora una volta a casa ovunque io corra.

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Cristina Lussiana


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