Correre a Kyoto

Correre fra vecchie case di legno fino al palazzo dell'imperatore. Non è una favola: questo succede quando corri a Kyoto

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Ognuno corre come vuole, semplicemente, naturalmente. Semplicemente, naturalmente, Runlovers parla di cosa si parla quando si parla di corsa.

Tempo di lettura: 3 minuti京都 (Kyoto) è tra le mete che aspettavo di più di questo viaggio in Giappone. Avendo letto articoli e libri ambientati qui e avendone sentito parlare molto bene, il viaggio in treno verso Kyoto ha portato con sé un po’ di illusione e curiosità. Che sono state giustamente ripagate.

Famosa per i numerosi templi buddisti e shintoisti e l’architettura del periodo imperiale, Kyoto è molto diversa dall’atmosfera futuristica e frenetica che si respira a Tokyo. Sono poche le case con più di due piani, numerosissime le piste ciclabili, così come gli spazi dedicati al verde pubblico. I quartieri sono a misura d’uomo ed è facile girovagare e perdersi tra le viuzze dei quartieri più antichi e delle zone più popolari che trasmettono una piacevole atmosfera romantica che arriva da un tempo che fu e che in qualche modo è arrivato ai giorni nostri.

Correre fra case di legno

Poco prima delle 7 del mattino, mi allaccio le scarpe da corsa ed esco dalla machiya, la casa tradizionale della regione di Kyoto interamente in legno, lunga e stretta, caratterizzata da un cortile attorno al quale si sviluppano le stanze da letto, separate dalla zona giorno che si affaccia su un giardino con alberi e fontane. Il clima è mite e la destinazione sono i giardini imperiali.

È domenica, quindi le strade sono pressoché deserte, se non per qualche ciclista. Passo davanti a numerosi templi sulle cui mura sono appese decorazioni di carta che si muovono al vento. Sbirciando dentro intravedo statue, basse costruzioni in legno con tetti spioventi, spesse corde di canapa e campane, alberelli mai più alti di 2 metri, sentieri di pietre bianche e decorazioni in rosso e oro. Verrebbe voglia di entrare e rendere omaggio agli dei, ma riservo questa visita per il pomeriggio.

Costeggio le alte mura in pietra dei giardini imperiali finché non trovo l’entrata. Lascio l’asfalto dei marciapiedi per il ciotolato del parco e mi tengo lungo il perimetro interno di modo tale da fare un giro più lungo, ma vengo ben presto distratta da basse costruzioni in legno che si affacciano su un laghetto e dei ponticelli. Devio, curiosa di correre in mezzo ad un posto così tranquillo e sereno. L’atmosfera è davvero di altri tempi e mi chiedo come doveva essere vivere qua, centinaia di anni fa, accompagnando gentilmente il lento scorrere del tempo circondati da costruzioni perfettamente integrate nel verde. Magnifico.

Dove viveva l’imperatore

Indugio per un po’ in questo paesaggio e quindi proseguo verso il palazzo imperiale: nonostante l’architettura solida e il nero tetto in legno gli conferiscono una certa imponenza e maestosità, il palazzo imperiale trasmette un non so ché di calma e serenità, come se anche l’esercizio del potere in Giappone fosse accompagnato da un’aura di equilibrio e posatezza. L’intero perimetro del palazzo imperiale è di 1.5 km, abbastanza da farmi raggiungere il chilometraggio che volevo correre oggi.

Sulla via del ritorno mi fermo in un caffè e prendo un mochi al matcha (tè verde) da asporto. Onnipresente in Giappone, si dice che il tè verde abbia ottime proprietà antiossidanti. Unito al pesce crudo, alle alghe e altre prelibatezze giapponesi ricche di proteine e povere di carboidrati, non c’è da stupirsi se questo paese vanta il più alto numero di ultracentenari. Ed ho come l’impressione che anche lo stile di vita in armonia con la natura circostante abbia avuto un’influenza in tutto ciò.

Cristina Lussiana


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