Correre a Barcellona

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Che la primavera è alle porte lo si sente dell’aria frizzantina che mi avvolge quando esco dal portone dell’Airbnb nella zona Eixample di Barcellona. Il Garmin ci mette più del solito a trovare il punto GPS, tanto quanto basta per farmi venire un po’ di pelle d’oca sulle braccia. Il cielo è terso e la città è in pieno movimento: sono le 7 del pomeriggio ed in giro è tutto un fermento di auto, taxi, motorini e persone a piedi. Il bi-bip del Garmin segna la mia partenza e mi avventuro verso sud: in teoria, andando sempre dritto, ad un certo punto dovrei raggiungere il mare. La grande esplanada che seguo è molto affollata, nonostante questa parte della città non sia particolarmente turistica. Ai lati della strada negozi e bar sono in piena attività e sui marciapiedi le lunghe file di tavolini dei dehors dei bar di tapas ospitano rumorosi gruppetti di persone. È tutto molto animato e piacevole: verrebbe voglia di fermarsi e unirsi al primo tavolo ed ascoltare le loro storie di come hanno trascorso la giornata e come si vive in questa vivace città che sembra aver molto da offrire in termini di qualità di vita.

Noto che la maggior parte dei menù e delle insegne degli esercizi commerciali sono rigorosamente in catalano, così come alcune indicazioni stradali. Mi diverto a catturare parole a caso dei menù esposti e cercare di indovinare di quale tipo di tapas si possa trattare: huevos rotos, jamón serrano, queso manchego, gambas al ajillo, pulpo a la gallega, etc. Non male, visto l’elevato apparto proteico e considerato che il tutto è accompagnato da buon vino rosso estremamente economico. Direi che so cosa fare a termine corsa! Al fondo del Parc de la Ciutadella, dei lavori in corso sbarrano l’accesso al lungomare per cui sono costretta a fare dietrofront e mi dirigo verso delle guglie che spuntano al di sopra dei tetti un paio di km più avanti: la Sagrada Familia. Per raggiungerla corro in mezzo al Passeig de Sant Joan e noto che disperse qua e là sui marciapiedi ci sono diverse aree giochi per bambini, cosa non molto comune in altre città europee. Il Passeig è molto vivace e questa volta condivido la strada non solo con altri pedoni, ma anche con altri runners, soprattutto donne. Lascio il Passeig e mi rituffo in mezzo all’organizzato dedalo di stradine dell’Eixample: i marciapiedi sono molto spaziosi e l’organizzazione a quadras aggiunge un po’ di respiro e un tocco di umanità ai numerosi incroci stradali, quasi a rassicurare che c’è posto anche per le persone in questa città e che non tutto è stato pensato in funzione delle auto.

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Raggiungo la Sagrada Familia, le cui guglie paiono mischiarsi molto bene da un punto di vista architettonico alle gru che contribuiscono al lento avanzare di un ambizioso progetto senza fine. Ci giro attorno senza smettere di osservarla e vengo pervasa da un senso di oppressione, come se l’elevata concentrazione di cose in ogni centimetro quadrato della Sagrada Familia non lasciasse spazio o apertura verso altro. Giro verso un parco e quindi prendo di nuovo la Avenida Diagonal che mi riporta verso casa.

Nel corso della settimana alternerò corse alla sera con uscite al mattino presto e ritornerò a casa sempre con una piacevole sensazione di aver corso in un posto dove si vive bene e dove la vita scorre piacevolmente a misura d’uomo, con il giusto equilibrio tra vita personale e vita lavorativa. E ripartirò da questa citta pensando che da qualche parte il mare a Barcellona c’è e per vederlo devo aspettare la fine di quei lavori in corso!

Cristina Lussiana


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