Come si allena la resistenza mentale?

Una buona prestazione fisica ha una potentissima componente mentale. Ecco cosa distingue i campioni dai buoni atleti. Ed ecco come puoi allenare la mente a essere resistente.

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Non esiste buona preparazione che non sia composta dall’allenamento fisico e da quello mentale. Uno dipende dall’altro e non esiste una prestazione sportiva eccellente che sia determinata solo dalla componente fisica. Il corpo può portarti a fare cose impossibili, ma mai senza l’aiuto della mente.

La scienza studia da tempo cosa differenzia i campioni dai buoni atleti. Sono innumerevoli i casi di sportivi meno dotati di altri sulla carta che riescono a eccellere più di quelli apparentemente più forti. Cosa fa la differenza? La resistenza mentale, cioè la capacità di accogliere le sfide e superarle.

Sì, è tutto nella tua testa

Cosa differenzia un atleta vincente e resistente (o resiliente, come è ormai più frequente dire) da uno normale ma destinato a non eccellere particolarmente? Due componenti fondamentali:

  1. La sicurezza nella propria forza
  2. La capacità di reagire fulmineamente alle difficoltà

Le due caratteristiche sono legate fra di loro: un atleta che non ha fiducia in sé stesso difficilmente riesce a reagire con prontezza a un momento difficile: perderà sicurezza e si lascerà andare. Chi è mentalmente forte invece legge la difficoltà come una sfida nella sfida e, anzi, intravede in essa la possibilità di un ulteriore riscatto.

Le capacità fisiche contano moltissimo ma fino a un certo punto: se non sono sostenute dalla forza mentale non servono poi a molto perché non riescono a trovare la motivazione per essere messe in moto e superare il cedimento momentaneo.

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Le quattro C

La resistenza mentale, secondo Peter Clough, un professore di psicologia alla University of Hull, si compone di quattro caratteristiche, da cui il nome “Le quattro C”. Si tratta di challenge, control, commitment e confidence, cioè: sfida, controllo, impegno e sicurezza di sé.

Un modo per alimentare e fortificare queste quattro caratteristiche è quello di lavorare sulla percezione di sé, arrivando a essere il più possibile resistenti ai fattori esterni. I più forti atleti sono poco influenzabili dai giudizi altrui e ascoltano soprattutto la loro voce interiore. Per riuscirci riescono a essere, attraverso la predisposizione naturale ma anche l’allenamento mentale, indipendenti da fattori esterni e molto focalizzati sullo scopo che si sono prefissi.

La buona notizia

Gli studi indicano che un ambiente favorevole alla presa di coscienza delle proprie capacità aiuta molto il fortificarsi della fiducia in sé stessi ma la buona notizia è che la si può acquisire anche nel tempo. Potresti provenire da un contesto sociale e familiare non particolarmente positivo nel senso del rafforzamento delle tue capacità, eppure riuscire lo stesso a renderle sempre più affilate e resistenti.

Come allenarti a farlo?

  1. Concentrati sull’obiettivo
  2. Raggiungilo progressivamente fissando tappe intermedie realistiche
  3. Sii impermeabile ai condizionamenti esteriori

Come spesso ti ripetiamo, l’ingrediente principe della motivazione è fissare degli obiettivi: correre una 10k, correre anche solo mezz’ora un giorno sì e un giorno no (se non l’hai mai fatto). Ogni obiettivo deve essere proporzionale alla tua condizione fisica, deve essere realistico.
Non dimenticare poi di raggiungerlo secondo step ragionevoli: poco alla volta, ascoltando il tuo corpo. Ogni piccolo successo costruisce la sicurezza in sé stessi. Ogni piccola sfida vinta è una parte – anche piccola, non conta – della sfida più grande che ti sei prefisso. Non fissare obiettivi irrealistici è fondamentale per evitare la frustrazione di non essere riuscito a raggiungerli, semplicemente perché avevi preteso troppo da te, non perché non ci potessi riuscire.

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La resistenza mentale – ed è questa l’idea che è importante ti resti in testa – non è un dono innato: deve essere alimentata, nutrita, fortificata. Attraverso piccole soddisfazioni, attraverso la concentrazione su obiettivi ragionevoli, e infine non prestando attenzione alle voci esterne alla tua testa. Se tutto ti sta dicendo che non ce la puoi fare ascolta quella voce che viene dalla tua testa: “Ce la posso fare, mi sono allenato per farcela, ce la farò, ce la sto facendo”. E quando ti troverai di fronte alla difficoltà non la vedrai più come un ostacolo ma come un’opportunità per dimostrare a te stesso che un vero campione non si vede nel momento della vittoria ma quando sta perdendo e decide di reagire. Non conta cosa ti succede: conta come lo affronti.

(Via Elemental – Photo by Erik Dungan on Unsplash)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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