Come (cercare di) essere un trail runner a Milano

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Stefano Joker Lionettihttp://www.yeswekern.it
Graphic designer, type lover, half-massaia e half-gattara. Se hai una domanda qualsiasi sugli anni 80-90 chiedi a lui. Si nutre principalmente di pizza, in tutte le sue forme: sì, anche quella con l'ananas. Ha un casino di roba da fare e una barba rossa.

Tempo di lettura: 6 minutiDisclaimer: post a elevato tasso di milanesità, come da titolo.

Milano è la mia città, io amo Milano. La amo dagli anni ottanta, anni in cui non c’erano troppi motivi per amarla (ma cuore e cervello non vanno mai in giro a braccetto), before was cool si direbbe oggi. La amo da quando era sporca e grigia e raramente vedevi qualcuno in giro a correre: un po’ perché il running non era così diffuso (e nel caso lo chiamavamo jogging), un po’ perché ci si sentiva meno sicuri e un po’ perché uscire a correre a Milano in quegli anni era come fumarsi un paio di pacchetti di Nazionali senza filtro.
Oggi Milano è una città bellissima. E se di certo non può rivaleggiare con Roma o Napoli (o mille altre, sono sicuro che già ne avevi in mente un paio) in quanto a bellezza intrinseca, è sicuramente un posto dove si vive bene: e sai perché? Perché a Milano c’è tutto. E se ci vivi da sempre magari non ti rendi conto della fortuna che hai, non ti rendi conto che basta abitare qualche chilometro in provincia e in edicola potresti non trovare la tua rivista preferita, Deliveroo non ti consegna il poké mentre sei in tuta sul divano e se vuoi provare le scarpe con cui ha corso Kipchoge nel migliore dei casi le troverai in un centro commerciale dove il commesso sa solo che sono rosa (che comunque non è poco). Te lo dico perché ci ho vissuto 23 anni in provincia, ti puoi fidare. Grazie al cielo ora esiste l’internet.

Smetto di divagare e vengo al punto. A Milano – tra le altre milioni di cose – c’è la più alta concentrazione italiana di gruppi di running: di qualsiasi genere o dimensione tu voglia. Ci sono innanzitutto le community dei grandi brand – gli Adidas Runners, il Nike+ Run Club e il New Balance Run Club sono le prime che mi vengono in mente –, con le quali molti di noi corrono o hanno corso. Ci sono alcuni gruppi oramai storici – come gli Urban Runners o i Red Snakes –, o il più recente Never Stop Milano (The North Face) che ha un focus più dedicato all’outdoor. Ma poi ci sono centinaia (davvero) di altre piccole crew. C’è chi corre al mattino presto, chi la notte, chi in pausa pranzo. Ci sono quelli che stanno sempre sul Naviglio, quelli al Parco Sempione, quelli ai Giardini Indro Montanelli. Insomma se ami correre in compagnia a Milano trovi di certo il gruppo fatto su misura per te e se non lo trovi, beh, fanne uno tu e stai certo che qualcuno poi si aggrega.

Però c’è una cosa che a Milano non abbiamo e non immagini quanto questa cosa mi scocci. Non tanto per questioni campanilistiche quanto proprio per necessità: esatto, forse avrai già capito, a Milano non abbiamo le montagne. Perlomeno non vicine quanto vorrei (tanto da poter fare a meno di prende l’auto) né tantomeno la tipologia di montagne che vorrei (parlo delle Dolomiti, che per me non hanno eguali, tanto che quando un paio di anni fa mi sono trovato ai piedi del Fitz Roy ho pensato “bello eh, per carità, però le Tre Cime di Lavaredo…”).
Ed eccoci arrivati al nocciolo della questione: come fai ad allenarti per il trail running se non hai le montagne? Non posso certo dare una risposta universale – né a questa né ad altre domande, temo – però ti posso dire quello che faccio (o non faccio) io.

Allenamento funzionale

Ecco. Potenziamento muscolare. Una cosa sicuramente molto utile, ma che io mi rifiuto di fare: quando ho scelto il trail l’ho fatto anche e soprattutto perché mi interessava sempre meno la performance fine a sé stessa e volevo invece godermi il viaggio (quanta anzianità in questa frase, la senti?). Quindi non ho certo abbandonato le tabelle di ripetute per la mezza maratona per passare a quelle di CrossFit. Tu però fallo, dicono che ti faccia bene :)

La Montagnetta di San Siro

Al secolo “Monte Stella”, ma è semplicemente la Montagnetta per qualunque milanese – nativo o di adozione che sia, perché qua non facciamo differenze. Con la maestosità dei suoi 50m (185m slm) è il luogo meneghino per eccellenza dove fare allenamento con dislivello: tra l’altro comodamente appena usciti dalla metropolitana, fermata QT8.
Lo so, una “montagna” di 50m sembra una cosa ridicola (e in effetti lo è), ma sai che c’è? È un bel posto. I sentieri sono tanti e differenti e se non stai attento corri pure il rischio di perderti trovandoti esattamente dalla parte opposta a quella dove volevi essere. Puoi salire facendo il giro lungo oppure diretto verso la cima: in entrambi i casi il mio consiglio è di non sottovalutarla. Alla base c’è anche la pista di atletica del Campo Sportivo XXV Aprile, quindi se ne hai voglia potresti anche unire due tipologie di allenamento. E poi in cima – nebbia permettendo, ne andiamo fieri – hai comunque la vista a 360° dello skyline metropolitano: dallo Stadio San Siro (Meazza, ndr) alla Torre Velasca, da City Life al Bosco Verticale, dal Duomo alle montagne (quelle un po’ più vere).
Da qualche anno inoltre fa coppia con la Montagnetta il nuovo Parco del Portello, a pochi minuti e un ponticello di distanza, dove puoi trovare una graziosa collinetta con due sentieri a spirale che salgono/scendono senza incrociarsi mai. È un buon posto per bruciare un po’ i polpacci.

La “girella” del Portello, photo by Rodrigo Kugnharski on Unsplash

Porta Nuova

Tutta la zona delle ex-Varesine sembra fatta apposta per spingere un po’ sul potenziamento. Le gradinate che salgono in piazza Alvar Aalto dal Samsung District fanno il paio con quelle che da Melchiorre Gioia salgono in piazza Gae Aulenti. Se arrivi da Corso Como poi – superato il percorso a ostacoli dei locali da aperitivo – c’è una salita perfetta per uno sprint finale, ma se preferisci hai anche qui le gradinate laterali.
Infine la Biblioteca degli Alberi, il nuovissimo parco a ridosso del Bosco Verticale, dopo qualche giro comincia a regalare emozioni forti alle tue gambe che inizialmente avranno detto “vabbè, ma questa nemmeno la chiamo salita”. Qui facilmente incontrerai alcuni dei gruppi di corsa sopra citati.

Le montagne (quelle un po’ più vere)

Se hai un’automobile e un po’ di tempo extra c’è da dire alla fine che non siamo messi poi così male. In 45 minuti la SS36 ti porta proprio a metà strada tra Lecco e Como, dove hai davvero l’imbarazzo della scelta: il Cornizzolo, i Corni di Canzo, il Bolettone, la Grigna e la Grignetta (non farti trarre in inganno dal vezzeggiativo). Un po’ più in là il Resegone e i Piani di Bobbio e decine di altri percorsi con tutti i gradi di difficoltà possibili, dove con ogni probabilità incontrerai altri matti come te che si scapicollano in cresta.
E non ti scordare che per fare dislivello correndo, quando ogni fibra del tuo corpo ti chiede perché tu non sia sul divano ad ammortizzare il tuo abbonamento Netflix, la motivazione è tutto. Pertanto io ti do almeno due buoni motivi per andare a spezzare il fiato da quelle parti: il primo è l’Alva Market, paradiso in terra di runner, ciclisti, climber e buone forchette della zona; il secondo è il Rifugio Martina, che a mio avviso detiene il record della miglior polenta uncia di tutta la regione.

Runaway

Ti ricordi quando ho parlato delle centinaia di altre piccole crew che avresti potuto trovare in città? Ecco, Runaway più che un negozio è per me una seconda famiglia. Dove non solo troverai una selezione di qualità di abbigliamento e attrezzatura da trail, ma soprattutto qualcuno che ti consiglierà se e cosa acquistare in base alle tue esigenze senza pensare esclusivamente a venderti qualcosa: non sono commessi, sono trail runner esperti. Di più, Runaway è quel luogo (quelle persone) che mi ha permesso di trasformare la mia passione a singhiozzo in un’attività regolare: perché se di crew di running ne puoi trovare a mazzi, con il trail running comincia a essere decisamente più complicato. Con loro ho scoperto molti dei sentieri più belli della zona, ho fatto allenamenti notturni in mezzo ai boschi, ho partecipato a gare in giro per l’Italia: da quelle poco conosciute sull’Appennino piacentino a quelle di respiro internazionale sulle scogliere dell’Ogliastra. Runaway è un posticino carino, sta all’Isola, se passi è facile che mi trovi lì anche a fare colazione (hanno anche un bar, e le docce, e un’area training, non te l’ho detto?).

Che questo post sarebbe stato milanesecentrico era evidente fin dal titolo. Ma questo articolo in fondo non parla solo Milano, parla di tutte quelle città che non stanno in montagna ma che sono piene di gente insospettabile come me e come te, che hanno questa malsana passione. E sono certo che ci sia una Montagnetta, un Rifugio Martina o un Runaway in ciascuna di queste città. Anzi, facciamo così: raccontamelo tu.

(Cover photo by Alex Vasey on Unsplash)

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