Chi parte veloce arriva lento (se arriva)

Se parti troppo veloce rischi di ottenere solo un risultato: finire presto la benzina

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

Tempo di lettura: 2 minutiIl consiglio più importante da tenere a mente quando affronti una gara è quello di non partire a bomba. Specie nelle gare di endurance come una maratona, partire al 110% significa finire ben al di sotto della proprie capacità, se si riesce ad arrivarci al traguardo poi.

Questo lo sanno tutti, no? Sì, è forse il consiglio più scontato che si possa dare. Ma come tanti altri consigli, è anche uno dei meno ascoltati, almeno stando ai risultati di una ricerca condotta da uno studioso – oltre che appassionato maratoneta – condotta su centinaia di migliaia di dati raccolti da altrettanti runner.

Correre, in dati

Barry Smyth è uno scienziato irlandese che lavora con i dati. Siccome corre e scrive anche di corsa, ha pensato di mettere insieme passione e lavoro, elaborando i dati raccolti nell’analisi di oltre 100.000 runner che hanno corso la Maratona di Dublino fra il 2000 e il 2015. È interessante notare che questi 100.000 non sono sempre individui diversi: tanti ne hanno corse più di una, cosa che ha permesso a Smyth di valutare anche l’andamento delle prestazioni di alcuni nel corso degli anni.

I risultati

Come già detto, chi parte veloce arriva spompato. Ma quanti lo fanno? Il 30% dei runner: è questa la percentuale di chi è partito a bomba ed è arrivato a corto di benzina, ottenendo risultati inferiori di chi ha applicato una logica più conservativa (che ha chiuso con 40 minuti in media di vantaggio sui primi). La frazione migliore nella quale accelerare non è quindi la prima bensì attorno ai 30 km. Chi ha accelerato nell’ultima fase ha infatti ottenuto in media tempi più lenti di 20 minuti. Conserva energia e spendila a 3/4 della gara, non all’inizio né alla fine. 

Il famoso muro del 30° km è stato quantificato da Smyth in un calo del 30% delle prestazioni e coinvolge, guarda caso, il 70% di chi è partito molto veloce, non avendo invece alcun o pochi influssi su chi è partito con più calma. Inoltre le donne sono molto più disciplinate degli uomini e sbattono contro il muro dalle 2 alle 5 volte in meno degli uomini. Quindi: hai paura del muro del 30° km? Parti piano!

Infine: l’esperienza aiuta. La stragrande maggioranza dei runner che hanno fatto la loro prima maratona bruciandosi nei primi 10 km e che hanno ripetuto poi l’esperienza hanno capito la lezione e nelle gare successive sono partiti più piano.

Come dice il saggio? Chi parte piano… ah no, forse era un po’ diversa ;)

(Tratto da “Running is a Zen koan. To run fast, first run slow” su Qz,com – Photo by Braden Collum on Unsplash)

 

 

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