Che fortuna abbiamo, siamo corridori

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Federica Sartini
Runner e Specializzanda in Psicologia Clinica, Federica è Referente Territoriale, Consigliere Esterno per Giovani Psicologi Lombardia. Si occupa di disturbi alimentari ed è appassionata di motivazione.

Tempo di lettura: 3 minutiCorrere ha fatto sì che io comprendessi cosa significa essere in un posto mentre il proprio desiderio è altrove. Il fine ultimo trascende sempre ciò che si sta facendo nel momento presente, benché in qualche modo lo comprende.

Per quanto si possa avere ben chiaro un obiettivo, come ne ho effettivamente e anche molti, le forze che mi guidano destano in me il sospetto che non riguardino strettamente ciò che fisicamente devo fare. Più corro, più mi rendo conto che non sto percorrendo la strada verso l’ultra maratona, bensì la sorprendente strada che mi riporta a casa, quella casa che è “il luogo dove abbiamo voglia di tornare”, come mi ha detto qualcuno.

Il sostegno

Se è vero che una casa è luogo del cuore, che può essere ovunque e da nessuna parte, che può apparire e perdersi in un attimo e lasciarci nudi in balia di un destino che non sempre capiamo, allora devo dirlo. Devo dire che la corsa mi ha dato un sostegno, un appiglio, persino una speranza. Le cose possono anche disallinearsi, lasciarmi sospesa, ma ho trovato il modo di ancorarmi.

Allaccio le scarpe ed esco, respiro a pieno tutta l’aria che posso rubare e si pacifica il mio mondo intero, per quanto sia possibile si faccia pacificare. Ecco ciò che accade, ecco l’effetto che il moto regolare dei miei passi sulla terra ha sulla vita che mi appartiene. E su quella che ancora non posso conquistare. Sarà mio, questo benedetto futuro, o forse no, mentre corro quasi non me ne curo, non importa. Non è importante ciò che era e che sarà.

Ciò che importa è che son qua. Viva nel sudore, nel pensiero che sarò costretta a fermarmi a breve perché non respiro e nel pensiero che arriva immediatamente dopo…prosegui, prosegui, che la strada è lunga, ma tu hai tutte le risorse per poterla percorrere.

Correre mi consola, mi lega alle persone che amo, fino a stringere il patto più difficile, quello che vale un’intera vita: starai accanto a te stessa? Riuscirai a rimanere fedele a ciò che sei, a dire NO a chi tenta di distoglierti dal sogno più profondo che hai, a fare le scelte giuste, che ti consentiranno di rimanere vigile e focalizzata, centrata. Riuscirai a non cadere nella trappola dei sensi di colpa, del dovere che è un dover fare sterile, senza fine e senza meta, senza ragione e sentimento, slegato dal filo sottile del fato sensato che dal cuore conduce all’unico posto sinceramente sperato.

Ritrovare il sorriso

Corro e mi dico, sì, è possibile, forse accadrà, forse ne sono quasi sicura. Sicuramente son felice, lontana da qualcuno che vorrei vicino, ma, per un po’, per un tempo ritmato di passi e affanni e chilometri spietati, è accanto a me chi amo, nel cuore, nella testa, al petto appiccicato, corro col sorriso innamorato.

Immaginate di correre in discesa su un prato, c’è sole, vento, prendete velocità e vi ritrovate a ridere. Improvvisamente scoprite, non vi eravate nemmeno accorti, che state sorridendo. Per un attimo avete lasciato andare tutto e siete più vicini a tutto ciò che conta, voi stessi, l’amore, la terra, la vita.

Io corro su lunghe distanze per ritrovare quel sorriso libero, leggero, libero perché liberato, via i pesi uno ad uno. L’aria pulisce tutto, passa quasi attraverso il corpo che calca il terreno. Non porto più nulla sulle spalle stanche, porto solo il mio corpo oltre, oltre le barriere e i cancelli che per troppo tempo mi hanno fermato. E in quel movimento costante, in quel ritmo divino dei passi sincronizzati col respiro, il corpo è come sospeso, non ha peso alcuno se non quello dell’essenza stessa di cui sono fatta.

La fonte e la tregua

A volte sento il cuore come una fonte, un grande contenitore di acqua pura, che zampilla, inonda tutto il corpo, chissà che giri compie tra le spirali dell’anima, ma trabocca, trabocca la vita. Un po’ son lacrime, ma ho il sospetto che abbiano finalmente la possibilità di uscire, portare via tutto ciò che non serve e trasformarsi nell’onda impetuosa che riporta la vita.

Chissà se il sudore delle mie corse è fatto anche di tutto ciò? Che domande sciocche faccio.
Ma come posso spiegare allora la sensazione di calma e quiete, di silenzio, un silenzio che è dentro, potente e pieno, che provo quando le gambe corrono tutte le strade che hanno voglia di calcare?

Ho capito che la corsa è la mia tregua. Il momento sospeso in cui non devo niente a nessuno. Il mondo tace, finalmente è il mio turno e i passi sono il mio linguaggio, quel meraviglioso linguaggio che solo chi corre capisce e può ascoltare. Forte come il running heart che ci batte nel petto.

Che fortuna abbiamo, noi questa vita la attraversiamo davvero. Siamo corridori.

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2 COMMENTS

  1. Bella desctizione del indescribile fatica! Brava Federica!Ps. Leggendo articolo mi sentivo in corsa come Te!

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