ASICS Metaride: la recensione di Stefano Baldini

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Ognuno corre come vuole, semplicemente, naturalmente. Semplicemente, naturalmente, Runlovers parla di cosa si parla quando si parla di corsa.

Tempo di lettura: 3 minutiSono uno dei fortunati che ha potuto testare le ASICS METARIDE già dal mese di gennaio.
Le innovazioni tecnologiche sono da sempre uno dei motori che stimolano la mia curiosità, per questo mi sono tuffato immediatamente nei test, negli shooting e nell’utilizzo quotidiano di METARIDE con grandi sorprese.

La scarpa, disegnata da Hiroaki Niushimura presso l’Istituto di Scienze Motorie ASICS di Kobe, già al primo impatto visivo, regala la voglia di indossarla per provare le sensazioni che la tecnologia GUIDESOLE vuole offrirti. La sensazione immediata è quella di una calzata comoda e di una calzatura diversa, mai provata prima. Mentre la scarpa da allenamento tradizionale ha una suola strutturata in modo lineare e segmentato, la suola di METARIDE si presenta con una forma curva. A ogni passo, la suola basculante si muove in modo costante e fluido, ricordando l’andatura di una bicicletta.

Il primo giorno l’ho tenuta ai piedi 11 ore per lo shooting di rito a Londra, e finalmente ho potuto anche esaudire il secondo desiderio di giornata, correre e saltare. Mi è apparsa immediatamente una scarpa TRASVERSALE, in grado di soddisfare le esigenze di tutti i runner, sia per correre lunghe distanze che per uscite più brevi, condensata in poco più di 300 grammi.

Com’è e come va

L’intersuola, leggera e reattiva, sfrutta la tecnologia FLYTEFOAM LYTE che garantisce ammortizzazione e struttura, mentre un secondo strato della tecnologia FLYTEFOAM PROPEL fornisce alla suola una sensazione di morbidezza e rimbalzo. Sul tallone, l’ormai mitica tecnologia GEL regala la miglior ammortizzazione preparandoti al meglio al passo e all’appoggio successivo.

In un giorno di neve londinese il grip al suolo è risultato eccellente. A ritmi lenti la suola basculante sposta il baricentro della scarpa verso il tallone, invita il movimento di rullata al suolo, con flesso-estensione della caviglia facilitata e fluida che consente un risparmio energetico importante. A ritmi più sostenuti ogni appoggio è un invito a spostare il proprio baricentro un po’ più avanti.

La parte anteriore dell’intersuola, ricurva verso l’alto, stimola la spinta completa del piede in avanti, sfruttando tutte le nostre energie per l’avanzamento. L’uscita più lunga è stata di 18 chilometri corsi in una naturale progressione su diversi terreni. Sia su asfalto che su sterrato asciutto tipico di questa primavera, l’impressione è un grip sempre ottimale.

Nell’ultimo mese ho corso anche ad andature più veloci. Sotto i 3’30” a chilometro, appoggiando di tutta pianta, la sensazione è quella di un avanzamento più efficace ed uno stimolo a sfruttare la reattività del proprio piede. Correndo delle prove brevi ma molto veloci, utilizzando le tecnologie gps ormai a disposizione di tutti, ho riscontrato un abbassamento dei tempi di appoggio del piede al suolo, migliorando così mia la running economy.

Ci ho già corso 150 km, posso affermare che le METARIDE sono addirittura migliorate rispetto alla prima uscita, le sento più mie stimolando il movimento “rocket” di corsa circolare.

Sto aspettando con impazienza l’ora del prossimo allenamento.

Un saluto a tutti e ci vediamo per strada!

Stefano Baldini

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