Anche i gamers si allenano (e non solo a giocare ai videogiochi)

Tempo di lettura: 2 minuti

La notizia è di quelle che lasciano un po’ stupiti e contraddetti ma, se ci pensi con calma, ha un senso.

Negli US stanno allenando (fisicamente e psicologicamente) persone che di professione giocano con i videogames. Se non sei del settore come il sottoscritto, ti potrebbe stupire anche sapere che il gamer è una professione vera e propria. E non parlo di chi guadagna con la pubblicità giocando su YouTube o su Twitch. Parlo di gente che gioca in tornei in cui il montepremi arriva anche a 25 milioni di dollari.

Ad avere l’idea è stato il CEO di CompLexity, una delle principali organizzazioni di esports. Cosa sono gli esports? Come gli ebook sono i libri elettronici, gli esports sono gli sport elettronici, quelli cioè a cui giochi con un computer o una console. L’idea di associare l’allenamento a chi per professione e vocazione sta sempre davanti a un computer – sono d’accordo con te – non viene spontanea. Eppure anche questi professionisti hanno bisogno della magica triade che fa bene a tutti. Di cosa parlo? Di allenamento fisico, mentale e della corretta alimentazione.

Gli scopi sono molteplici:

  • aumentare la capacità di concentrazione
  • mantenerli allenati
  • curare la loro alimentazione

Lo scopo di più lungo periodo è però diverso ed è quello di estendere la vita professionale di questi gamer, che in genere si ritirano attorno ai 25 anni. Non ne fa mistero il CEO di CompLexity quando si dice fiducioso che un corretto allenamento e un’adeguata preparazione psicologica potranno permettere loro di giocare fino alla soglia dei 40 anni.

Sullo stesso argomento:
Il 2018 di adidas: ultraBOOST e ultraBOOST X

La considerazione morale, perché ogni tanto ci vogliono anche quelle, è: a che scopo? O: ne vale la pena per i soldi? Attualmente la causa del ritiro più frequente è l’affaticamento mentale. Le prolungate sessioni di gioco, la continua stimolazione del cervello e lo stress a cui sono sottoposti gli occhi e i riflessi hanno un prezzo. L’obiettivo è quello di spostare questa soglia di oltre 15 anni. Per creare uomini e donne più performanti o semplicemente spremerli ancora di più?

(Photo by Glenn Carstens-Peters on Unsplash)

CONDIVIDI
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.