Alessia Sergon: la corsa (e la vita) è uno sport di squadra

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 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

Tempo di lettura: 3 minutiCapita a volte di incontrare persone “luccicanti” che ti travolgono con il loro entusiasmo e Alessia è sicuramente una di queste. Ma, come in tutte le belle storie, bisogna partire dall’inizio e dare un contesto al tutto.

Quando si dice che una donna può fare molte più cose di un uomo, nella maggior parte dei casi è vero. E Alessia Sergon ne è la dimostrazione.
È mamma di Anna e compagna di Francesco Cuzzolin che – per chi gioca (o giocava) a basket come me – è un nome sicuramente noto che ti fa immaginare come lo sport faccia parte delle mura domestiche. Insomma, a casa loro, si mangia “pane e sport”, per farla semplice.
Ma non le basta perché Alessia è anche insegnante, social specialist, si occupa di digital marketing e – ovviamente – trova pure il tempo per correre.

Lo confesso, per me che devo sempre fare una cosa alla volta, sentire Alessia che racconta la sua giornata e tutte le cose che fa mi dà l’impressione di avere davanti Wonder Woman. “Woman”, già, perché proprio il suo essere donna le fa vivere ogni secondo con grande consapevolezza del mondo in cui vive, sia online che nella vita di tutti i giorni.

Parlo di consapevolezza perché è bello sentirla parlare di come l’immagine della donna sui social possa essere disturbante per chi non ha un carattere forte. Di come i social vogliano tutti uguali, tutte magrissime (anche in gravidanza). Arricchisce incontrare persone come Alessia, perché ha una visione del mondo mondo precisa e onesta: mette il benessere dell’individuo al centro di tutto.

La chiave è l’organizzazione

Alessia Sergon è una persona normale, non è dotata di superpoteri, te l’assicuro ma riesce a onorare i suoi impegni grazie alla voglia di fare, alla sua passione e all’organizzazione. Capita quindi che – conoscendo gli orari di Anna – approfitti dei suoi pisolini per imbracciare il suo stroller di Thule per uscire a correre nella bellissima Trieste, mentre la sua bimba fa il riposino. E non per uscite a caso; infatti Alessia è allenata da Julia Jones e concorda con lei tutti i suoi allenamenti incastrandoli perfettamente con i suoi orari.

Lei è cresciuta con la corsa in casa perché sia il papà che la mamma corrono, e Alessia sta facendo altrettanto con Anna.

È bellissimo sentirle dire “Io e Anna non giochiamo solo con i giocattoli normali: noi giochiamo con la palla per gli esercizi e con il foam roller”. Sì, perché quando deve allenarsi a casa per fare potenziamento, lo fa con la figlia.
Questo aspetto, secondo me, è molto importante perché – come dice giustamente Alessia – ai bambini manca molto lo sport fatto insieme ai genitori.

La corsa per Alessia

Alessia Sergon non è una runner che vive la corsa come una sfida contro il tempo ma ne apprezza la dimensione sociale (e socievole), il divertimento, l’esperienza. Non a caso – e qui devo necessariamente citarla – dice: “La corsa unisce tutti e mi piace vivere la gara tranquillamente perché – rimanendo nel gruppo – conosco un sacco di persone e vedo tutti i personaggi che caratterizzano la corsa”.
Infatti, quando le chiedi quale sia la gara più bella a cui abbia partecipato, lei – sicura – ti risponde la Disneyland Paris Run. Perché ci puoi incontrare runner di tutti i tipi, persone con moltissime esperienze e provenienze, anche che magari hanno la struttura tipica dell'”americano medio”. E poi lì puoi respirare il lato divertente, ludico, della corsa.
Infatti, per non smentirsi, la corre travestita e “costringe” il compagno a seguirla (nell’ultima edizione vestito da Bianconiglio).

“Devo correre perché mi diverto, per conoscere persone nuove, per vedere posti nuovi”, dice Alessia. Credo sia riassuma in queste parole la sua concezione della corsa.

La corsa come sport di squadra

Essere ASICS Frontrunner ha aiutato molto Alessia. Ha trovato un gruppo che l’ha supportata e sostenuta quando – in gravidanza – non poteva correre. Proprio nei Frontrunner ha trovato lo spirito in cui più si riconosce: ispirare gli altri a correre.

Infatti, dice Alessia, “il mio sogno più grande è fare la pacer; dei 6’30” o dei 7’/Km, per accompagnare e incitare anche chi va più lento verso il raggiungimento del suo obiettivo”.

Sì, Alessia ispira. E lo fa da persona normale che, in realtà, è molto speciale.

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