A volte la salvezza è in un viaggio senza valigia

Tempo di lettura: 3 minutiCosa cambia nella mia vita, mi sono domandata, perché alcune corse sono leggere e felici e altre faticose e svogliate? Qual è la variabile? C’entrano forse la stanchezza, il cibo, l’acqua, il caldo o il freddo? Perché certi viaggi sono meravigliosi e altri no? E mi è parso di capire che un senso a questa domanda potesse darlo una valigia.

Se la corsa è il mio viaggio, com’è la valigia che porto con me? Di cosa l’ho riempita?

A volte di troppo, su questo non ho dubbio alcuno, in particolare di un troppo che non serve a nulla, inutile zavorra che rallenta il mio incedere. Così mi son chiesta, ho davvero bisogno di tutto questo carico per poter viaggiare?

Se il viaggio ha un senso, sono già a buon punto, mi son detta per consolarmi un po’. In fondo, questa valigia si può sempre svuotare.

Ho chiuso gli occhi e ho immaginato il mio bagaglio e ci ho visto dentro così tante cose che quasi non le distinguevo. Un amore infelice, un litigio con un’amica, la prima grande delusione e persino una parola, una sciocca fila di lettere che mi ha come interrotto nello spontaneo camminare in un sentiero che avevo scelto; un’offesa mai digerita, un comportamento di cui non ho mai fino in fondo capito il senso, un sogno che ho paura non riuscirò a realizzare, uno sguardo bieco quando ero troppo fragile per poterlo sopportare, una casa in cui ho vissuto, un mare azzurro in cui nuotavo, sabbia calda sotto i piedi ed io correvo in braccio a mio padre che mi sollevava. Ho pensato, di una qualche salvezza abbiam tutti bisogno, chi lo ammette, chi no, ma dirlo mi fa sentire più leggera, dirlo svuota un po’ la valigia e mi sembra di poter andare più spedita. Ci vuole coraggio ad ammettere che siamo fatti di finitudini e che l’unica eternità che ci è data di sperimentare consiste di amore. Vien quasi da pensare che durerà oltre noi stessi, oltre la nostra stessa vita, oltre le torsioni e i giri e i salti mortali in cui ci troviamo a camminare. Forse sono troppo romantica, ma chi mi conosce sa, non sono di quest’epoca, forse solo a metà, quella esterna che da fuori si vede. Di certo c’è che la corsa è in questo amore; e ho pensato anche a come. La corsa è in questo amore perché ogni giorno i miei figli mi vedono allacciare le scarpe e uscire e nei miei occhi accesi da questa grande passione trovano proprio qualcosa che ha a che fare con l’amore; lo è perché la corsa mi ha reso migliore e forse farò bene a qualcuno e il grazie ricevuto sarà merito ancora del più nobile sentimento che ci è dato di provare. Lo è perché correndo mi son detta, basta con tutti questi pesi, la valigia è stata con me abbastanza, e ora capisco che non farà altro che frenarmi.

C’è un problema, lo so, il vuoto fa paura, eppure è necessario sottrarre e lasciar andare perché il nuovo possa arrivare.

Sarà che non ho mai dato niente per scontato, ma poter correre è uno dei grandi doni che ho ricevuto ed è un fatto, senza valigia si va più veloci e persino più felici. Ognuno in cuor suo sa ciò che è meglio prendere e riporre in un cassetto segreto, ciò che è meglio custodire per poterci ogni tanto tornare, come sa ciò che è meglio gettare. Non tutto serve e ancora in aiuto mi viene la corsa, bastano scarpe, desiderio e a volte un po’ di volontà…e si va, si va, si va.

Gli occhi nel cuore, potremmo guardare la nostra valigia mani al Running Heart grazie a cui questo mondo lo attraversiamo e vedere se davvero serve proprio tutto o se, ogni tanto, possiamo aprire la porta per uscire e voltarci solo di sfuggita.

Se la valigia è lì, che stia in casa. Porta chiusa, sguardo al cielo e noi dritti e leggeri, di corsa sul nostro sentiero.

 

(Foto principale: londondeposit on Deposit Photos)

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Federica Sartini
Runner e Specializzanda in Psicologia Clinica, Federica è Referente Territoriale, Consigliere Esterno per Giovani Psicologi Lombardia. Si occupa di disturbi alimentari ed è appassionata di motivazione.

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