Incontriamo Aglaia Pezzato, nuotatrice della nazionale italiana di nuoto e compagna di allenamenti (e staffetta 4 x 100 stile libero) di Federica Pellegrini.

Ciao Aglaia, partiamo dall’inizio: tu sei una nuotatrice che, oltre che allenarsi in piscina, si allena pure in pista d’atletica. È Vero?

Sì, è corretto. Perché così riesco ad allenare fasi specifiche e parti del corpo che in acqua è più difficile sviluppare. E in questo modo si allena anche la testa, perché fare uno sforzo che non è quello specifico della propria disciplina porta la voglia di fare una fatica diversa. Diventa uno svago, quasi un gioco, diventa un mettersi alla prova senza avere un obiettivo puramente di prestazione. Mentre in acqua, per ovvi motivi, non è così.

Ti godi la corsa quando ti alleni in pista?

Beh, all’inizio non ne ero proprio entusiasta ma ni piaceva l’idea di mettermi alla prova e imparare. Io sono una perfezionista e un’appassionata di tecnica e quindi cerco di migliorare il gesto più che posso, in qualunque contesto mi trovi, aumentando così la percezione del mio corpo. Proprio per questo mi piace molto di più il lavoro tecnico, la ripetuta, anziché la corsa rilassata lungo la ciclabile. E poi è nella mia natura di velocista cercare sempre di avere la massima prestazione.

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Nonostante quello che si può pensare comunemente, la vita di un atleta professionista non è affatto facile, soprattutto perché si lavora tutto il giorno: da mattina a sera, e anche quando si riposa…

È normale che venga percepito così. In realtà, a partire dall’importanza del riposo, fino ad arrivare alle sedute fisioterapiche, lo psicologo dello sport, l’alimentazione, c’è moltissimo altro. Però è appunto normale che invece venga vista solo la punta dell’iceberg, ossia gli allenamenti “più fisici” in palestra e in piscina: i 6 chilometri che nuoto per ogni seduta, per due volte al giorno con una media di almeno 10 chilometri al giorno.
E questa è la normalità per un atleta.
Magari può sembrare un impegno superiore rispetto a ciò che a volte lo sport ritorna, ma questo è il grado di impegno richiesto dal nuoto. Qui siamo circondati da persone che fanno esattamente quello che facciamo noi, anche tra gli amatori…

E quindi come si fa a eccellere?

Ci si riesce con la qualità, con le doti personali, con il perfezionamento delle nostre caratteristiche. E la mia bravura è quella di lavorare sempre bene, di riposare sempre bene per arrivare ad allenarmi come il mio allenatore richiede, per essere sempre al massimo delle mie capacità.
Oltretutto io adesso ho la fortuna di allenarmi a fianco di Federica Pellegrini, questo mi “obbliga” a vedere cos’è il meglio al mondo tutti i giorni. Io per quattro anni mi sono sempre allenata da sola mentre ora, con Federica, tutto è elevato all’ennesima potenza: ti ricorda tutti i giorni che tu stai facendo fatica ma lei la sta facendo meglio.
E questo mi aiuta moltissimo, permettendomi di rimanere con i piedi ben piantati per terra: condizione indispensabile per un atleta professionista.

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Dato che siamo in argomento: qual è il tuo rapporto con la fatica?

Tra le sensazioni fisiche che preferisco è quella di aver appena finito un allenamento e di non avere la forza di andare in doccia. Sapere di aver usato tutte le mie energie mi fa capire che ho fatto tutto al massimo delle mie capacità.
Il sudore, il dolore, che sono espressione di questo, accomunano chiunque ama lo sport a prescindere dal risultato. Perché non è focalizzato solamente alla gara ma anche semplicemente a mettersi alla prova.

Un’ultima considerazione: io ho notato che la gran parte degli atleti professionisti hanno una componente mentale molto sviluppata. Quanto conta l’intelligenza in tutto questo?

Credo che per diventare atleti di alto livello siano necessari i due estremi: o si è totalmente incoscienti di quello che si sta facendo, oppure lo si è del tutto. Se lo si è del tutto si diventa dei maniaci della perfezione, come lo è chiunque voglia creare qualcosa costruendolo giorno per giorno. Proprio quell’intelligenza – che a volte può essere un ostacolo – se è ben governata, diventa uno strumento per superare la fatica e dare sempre di più, credendo – quasi a livello di “fede” – in quello che si sta facendo.

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

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