Questione di millimetri

Il corpo è una meravigliosa macchina che per funzionare deve essere equilibrata. Cosa succede quando non lo è e come porvi rimedio?

Hai presente quel famoso monologo di Al Pacino coach di una squadra di football americano in Ogni maledetta domenica che incita i suoi giocatori? La squadra è sotto di punti e durante l’intervallo il coach gli fa un discorso che è diventato storico nel cinema, quasi come un monologo del Marco Aurelio di Shakespeare (beh, ogni tempo ha i suoi Shakespeare). Comunque: Al deve motivarli a dare il massimo, specie ora che ogni speranza pare persa. Invece di gridargli in faccia come farebbe un colonnello indiavolato in un film di guerra sceglie di giocare tutto il discorso su qualche centimetro. Una manciata di centimetri.

La vita è un gioco di centimetri, e così è il football. Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il margine di errore è ridottissimo.
Perciò o noi risorgiamo adesso come squadra, o saremo annientati individualmente. È il football ragazzi, è tutto qui. Allora, che cosa volete fare?

La corsa è uno sport individuale, quindi cosa c’entra la squadra? Niente. C’entrano i centimetri: quelli che compongono i metri e, a loro volta, i chilometri misurati sulla strada. Ma non è nemmeno di questi centimetri che ti voglio parlare oggi. Ti voglio parlare di millimetri.

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Parafrasando Al Pacino dirò che la corsa è un gioco di millimetri e che non ti accorgi di quanto sia meravigliosamente armonioso l’equilibrio su cui si basa il nostro corpo finché non c’è qualcosa che lo squilibra.

Hai mai corso con un qualche dolore trascurabile ma percepibile – per esempio – al piede destro e alla fine dell’allenamento avevi male all’anca sinistra? Come è possibile? Il corpo cerca continuamente di trovare una condizione di equilibrio quando è in azione e quindi se sei più debole a destra (cioè se sei squilibrato) cercherà di compensare caricando di più la parte sinistra. Perché siamo macchine meravigliose e pure simmetriche e quando c’è uno scompenso da un lato, il lato opposto cerca di metterci una pezza. Con il rischio di caricarsi più del normale e quindi di soffrirne.

Con questa stupenda e cristallina immagine del mio corpo mi capita ogni tanto di correre. Penso a questo delicato e stupefacente equilibrio autogestito specie quando qualcosa non funziona: quando sento male al ginocchio sinistro, per esempio, cosa che ogni tanto mi capita. Forse sono i legamenti, magari è solo una leggera asimmetria dell’impostazione di corsa che mi porta a caricare più su quell’articolazione e a farla soffrire. O forse il problema è a destra? Stringendo un po’ i denti mi pongo queste domande e poi ho un’idea, semplice e risolutiva: cambiare lato della strada su cui corro. Se non c’è marciapiede, normalmente corriamo sul ciglio ma siccome le strade non sono piane ma in pendenza verso i margini, capita che correndo a destra, per esempio, il piede sinistro appoggi in posizione lievemente più elevata del destro. Introducendo uno squilibrio nel nostro corpo.

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Per questo dico che è questione di millimetri e non vorrei esagerare nel dire che si tratta di 1 o 2 millimetri. Esatto: il fatto che un piede appoggi un paio di millimetri più in alto o più in basso dell’altro obbliga il tuo corpo a riconfigurarsi per compensare questa differenza. Ho fatto la prova: ho iniziato a correre sul lato opposto e TAAC, il dolore è scomparso. Il piede sinistro atterrava esattamente alla quota di controllo per il mio corpo, realizzando una condizione di equilibrio.

Un consiglio, anzi due

Sei in gara e inizi ad avere un dolore a un lato (caviglia, ginocchio, anca)? Escludendo traumi più gravi per i quali ti consiglio di smettere di correre, prova a spostarti sul lato opposto della carreggiata. Se non puoi cambiare lato adotta una soluzione più radicale: togli la soletta dalla scarpa. Dovresti averla sempre per ammortizzare al meglio la tua corsa ma stiamo parlando di soluzioni di emergenza, no? Quando Rambo si suturava da solo una ferita a un braccio non pensava mica all’estetica della cicatrice ma voleva evitare di lasciarci le penne. Anche tu devi evitare di lasciare qualche articolazione in questa gara, quindi puoi provare a fare qualche chilometro anche senza una soletta. Il dolore è scomparso o si è attenuato? Bene: buona prosecuzione. Il dolore è rimasto? Allora è meglio che rinunci: oggi non è giornata.

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In ogni caso pensa alla bellezza del tuo corpo e a quei pochi, maledetti millimetri: quelli da correre, quelli da limare per riequilibrare il tuo corpo e farlo correre nelle migliori condizioni.

Ogni volta che corri, ogni maledetta domenica che corri: è sempre una questione di pochi millimetri.

(Photo credits John Robert Marasigan)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

6 COMMENTI

  1. bravo! avevo anche letto di un’altra strategia da usare specialmente durante la maratona: quando i muscoli iniziano a far male male, al posto di correre in linea dritta, inizia a correre a zig-zag: questo sposta la sollecitazione sul muscolo di pochi mm a sinistra o a destra e fa la differenza tra portare a termine una maratona o no! ovvio, non si devono avere obiettivi di tempi.

  2. Ciao Martino.
    Questo articolo cade proprio a fagiolo e sembra avvalorare una tesi che ho elaborato nei giorni scorsi (tanti paroloni per dire semplicemente che ho pensato ad una cosa).
    Quando esco a correre (quelle due volte a settimana quando sono bravo…) vado al parco pubblico dove c’è un sentiero in terra “ad anello” con pendenze variabili che fa da perimetro al parco. Le ultime tre uscite, per spezzare la routine, ho corso in senso orario anziché in senso antiorario come da abitudine. Bè, tutte e tre le volte, mentre correvo (ma soprattutto il giorno dopo) acuto dolore sconosciuto dietro il ginocchio destro. Pensa che ti ripensa mi sono dato una spiegazione: tanta era l’abitudine a correre in un certo senso, che il corpo si è adattato a quel percorso fatto in un certo modo. Cambiare il senso di marcia lo ha messo di fronte ad una novità che richiede l’adattamento causa del dolore.
    Stasera faccio la controprova e domani…vi saprò dire;)
    Ciao!!!

    • Grazie Alberto, sembra proprio che abbiamo avuto problemi simili e abbiamo trovato una soluzione basata sulla stessa intuizione. Fa piacere non essere soli!

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