Topo Ultrafly 2, ritorno alla natura

C'erano una volta le scarpe da natural running e per fortuna che ci sono ancora e si sono evolute nel frattempo

C’è un po’ di Italia nelle Topo, anche se sono scarpe americane. Il loro curioso nome – almeno per noi italiani – viene dalla crasi del nome e cognome del loro fondatore Tony Post che per 11 anni è stato il presidente di Vibram USA. E Vibram, si sa, equipaggia tutte le migliori scarpe specie da trail con le proprie suole dai battistrada indistruttibili e che si arrampicano ovunque, essendo italiana allo stesso tempo.

Ma Post è arrivato a fondare la Topo percorrendo una strada un po’ diversa. Quando era in Vibram ha infatti contribuito allo sviluppo e alla diffusione di Five Fingers, quelle scarpe che portavano il concetto di barefoot running all’estremo, essendo un guanto da piede con un battistrada sottile e senza ammortizzazione.

Dopo quest’esperienza ha pensato di sviluppare una scarpa – fino a crearne un catalogo molto completo – che si basa sui concetti cardine del natural running: punta larga per ospitare le dita del piede e lasciarle libere di muoversi, drop (differenza di quota tra tacco e punta) contenuto o nullo e ammortizzazione capace di limitare o annullare gli infortuni.

Le ha volute inoltre molto leggere e infatti tutti i modelli Topo pesano al massimo 290 grammi che, per una scarpa così strutturata, non sono per niente tanti.

LEGGI ANCHE:
Merrell Bare Access 4, un'introduzione alla corsa naturale

Ultrafly 2, fly me ot the moon

Ho provato le Ultrafly 2 e per me è stato come ritornare a qualche anno fa, quando il natural running sembrava la prossima inevitabile rivoluzione del mondo del running. A quel tempo quasi tutti i brand avevano creato qualcosa di natural, secondo una loro ricetta particolare. Alcune scarpe di questa categoria sopravvivono ancora e sono state aggiornate nel frattempo, come le Nike Free, alle quali va dato il merito di essere state forse le prime scarpe da natural running, o almeno una grande intuizione di Nike.

Poi altrettanti hanno dismesso queste linee e “a combattere” sono rimasti pochi produttori indipendenti. Ecco, se devo dare una definizione oggi, nel 2018, a questo tipo di scarpe che personalmente amo molto, le chiamerei “Indie running”. “Indie” come indipendente ovviamente. Fatte per quei runner molto esigenti e curiosi e con una particolare predisposizione per la sperimentazione insomma.

Ma non vorrei andare troppo in là lungo il viale della Memoria. Ci pensavo però ri-correndo ultimamente con queste Ultrafly 2: mi ridavano ancora una volta quelle sensazioni così familiari e piacevoli.

LEGGI ANCHE:
Under Armour HOVR Sonic: fai la cosa giusta

Quella sensazione lì

Come ci si sente a correre natural? Forse bisognerebbe proprio partire da qui. Allora: spiegarlo oggi è un po’ più difficile perché le scarpe “normali” hanno in verità fatto proprie molte particolarità del natural running tipo il drop più contenuto e soprattutto la tomaia leggera e priva di contrafforti. Oggi quasi tutte le scarpe si sono alleggerite in questo modo e questo è forse il più importante contributo del natural running al running in generale. Ma ci sono ancora delle differenze, come il puntale che deve essere ampio e il drop. E le Ultrafly 2 hanno questa particolarità. E poi hanno un’intersuola importante e molto presente, che è invece frutto del contributo delle scarpe “tradizionali” al natural running e cioè l’ammortizzazione presente e visibile. Perché ok correre natural ma perché non farlo anche comodamente e con le dovute protezioni?

La cosa buona del correre con le Ultrafly 2 è quindi che non ti trovi spiazzato, almeno all’inizio. Quello che può sembrarti diverso – e lo è in effetti – è il drop molto più contenuto che ti porta a correre di avampiede. Il che è solo un bene, perché una buona impostazione di corsa richiede proprio di correre così.

LEGGI ANCHE:
361 Spire 3: il fuoco ai piedi

Quindi corriamo così, con una sensazione molto natural ai piedi. E la si sente, specie nella confidenza che ti danno fin da subito, pur essendo presenti e fascianti. Le senti, senti che ti proteggono ma allo stesso tempo ti fanno sentire molto libero. Un po’ come se le conoscessi da tempo.

In un certo senso la sensazione che trasmettono è quella di correre con una scarpa che ti è familiare ma in una maniera nuova, meno mediata, come se il piede ci stesse meglio dentro. E in effetti è proprio così, perché ha più spazio e può trovare la sua configurazione migliore in ogni situazione.

Voglia di correre

La sensazione con cui resti dopo aver finito l’allenamento è di rimetterle ai piedi e di correrci ancora. Danno una confidenza immediata, come se le conoscessi da tempo e questo è sicuramente un punto a loro favore. Ho trovato qualche piccolo difetto, o meglio, qualcosa che non mi spiegavo o che avrei immaginato diverso. La conchiglia che trattiene il tallone è un po’ troppo rigida e la tomaia è poco traspirante. Peccato perché sono delle scarpe molto comode che vorresti portare tutti i giorni ma si scaldano un po’ troppo (nessun problema invece nella corsa, durante la quale non danno nessun fastidio).

LEGGI ANCHE:
Asics 33-DFA - Senti la strada

In conclusione

Ho avuto molte sensazioni positive da queste scarpe e forse può fare strano sentir parlare di sensazioni piuttosto che di dati di fatto ma trattandosi di qualcosa che ha il “natural” nel suo DNA non c’è da stupirsi. Il sentirsi a proprio agio è una sensazione che ripaga molto durante la corsa e la notevole protezione che un’intersuola importante ti dà è altrettanto vitale. Così come sentirla come una scarpa presente che ti sostiene è altrettanto importante e annulla lo scetticismo che molti avevano provando a correre con scarpe natural, ossia il sentirsi un po’ nudi e poco protetti. Le Topo Ultrafly 2 sanno essere gentili e protettive, e non è poco, anzi.

Puoi acquistare la Topo Ultrafly 2 sul sito di Topo al prezzo di 165 euro.

 

 

 

IN BREVE
Comodità
9
Estetica
7,5
Tomaia
7
Suola/intersuola
9
Peso percepito
9
Protezione
9
Rapporto qualità/prezzo
8
CONDIVIDI
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.