Stretching: sì o no?

Bisogna fare stretching? E se sì: prima o dopo la corsa? Proviamo a rispondere una volta per tutte.

Hai fatto stretching? Non hai fatto stretching? Ma si può sapere alla fine a cosa serve e se è davvero importante farlo? Partiamo dall’inizio e vedrai che troveremo una risposta definitiva.

A cosa serve lo stretching

Il nome stesso lo spiega: si tratta di esercizi da fare per “allungare” le fibre muscolari. Semplice no? Se hai ancora ricordi delle ore passate a scuola a praticarlo durante l’ora di educazione fisica ricorderai anche a cosa serviva: a “scaldare” il muscolo e a prepararlo all’attività sportiva. Si chiamava infatti riscaldamento ed era preceduto o seguito dalla corsetta attorno al campo.
Tecnicamente di questo si tratta: di manipolare la fibra in modo da allungarla e modellarla, fortificandola allo stesso tempo.

Cosa provoca lo stretching (e non si sa normalmente)

Come ogni attività di manipolazione sulla fibra muscolare, lo stretching, contrariamente a quanto si pensa, non è indolore per il muscolo: più allunghi la fibra, più la metti in tensione e la lesioni, anche se in maniera controllata. Ma allora a cosa serve farlo? Serve a renderla più elastica, efficiente e adatta ai lavori di endurance, non a farle esprimere più potenza esplosiva.

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Farlo prima o dopo?

Ok, serve. Allora quando lo faccio? Prima, dopo? La risposta è che non devi farlo né prima né dopo ma a distanza di almeno un paio d’ore dall’allenamento. Se lo fai prima stai solo affaticando un muscolo che di lì a poco dovrà esprimere potenza, se lo fai dopo stai solo affaticandolo dopo che si è già lacerato (parliamo di micro-lacerazioni, non allarmarti). Prima della corsa puoi magari scaldare le gambe con una passeggiata veloce o una corsa leggera; dopo aver corso devi invece lasciarle riposare perché sono in fase di recupero. Il recupero è quel momento importantissimo in cui il muscolo – rilassato – si ricostruisce e riacquista le sue doti. È facile intuire che se allo stress dell’allenamento aggiungi quello dello stretching non gli stai facendo un gran favore.

Come suggerisce spesso Sandro, bisognerebbe cambiare prospettiva sullo stretching: non considerarlo più un’attività accessoria dell’allenamento ma un allenamento a sé stante. Una specie di yoga, da praticare non perché devi ma perché è utile ed è una pausa di meditazione che ti concedi.

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(Photo by Alexander Mils on Unsplash)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

4 COMMENTI

  1. Posso fare una domanda?
    Ma tu dove hai studiato, sei autodidatta?
    Ma a logica, non pensi di fare affermazioni totalmente contraddittorie?
    Ritieni di aver dato con certezza consigli utili?
    Ecco ne ho fatte 3. Cmq Grazie x l impegno

  2. Assolutamente vero!Mi sono dovuta ricredere dopo un lungo periodo di stop x una brutta sciatica ora che sto riprendendo sto addotando la tecnica di stretching a ore di distanza(entro 12 ore comunque) dal allenamento e devo dire che sta dando i suoi benefici…ci dedico più tempo anche senza il pensiero di dovermi muovere per lavarmi preparare da mangiare etc etc..

  3. la prova del 9 è non farlo: ogni volta che per pigrizia salto stretching per settimane intere, ecco che tornano gli usual suspects in termini di dolorini e acciacchi. come rinizio stretching, passano!

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