Sei anche tu “Garmin dipendente”?

Ti ricordi quando giocavi al Monopoli da piccolo che c’erano le caselle “imprevisti” e “probabilità”? Oggi sono capitata sugli imprevisti.

Appena prima di iniziare il lavoro in bici, il Garmin si è spento improvvisamente. Attimi di panico. Ansia. “E adesso come faccio ad allenarmi?!”.

Pensare che fino a dicembre usavo a malapena il gps e mai il cardiofrequenzimetro.
Oggi, invece, mi sono sentita una novella McGiver solo perché per fare 4 volte 4 minuti in progressione ho usato il timer del telefono.
Ma prima come facevo?!
Come riuscivo ad allenarmi senza supporti?

C’è da dire che sono dannatamente comodi. Quando ti alleni hai tutto sotto controllo: battiti, velocità, chilometri percorsi. Per i più evoluti, dei quali io non faccio ancora parte più per pigrizia che per altro, l’orologio ti scandisce anche i tempi degli allenamenti: si possono impostare la durata del riscaldamento, delle ripetute, dei recuperi e del defaticamento. Insomma hai tutto per pensare solo a ciò che devi fare e rimanere concentrato sul lavoro, senza doverti preoccupare di nient’altro.

Quando ho scoperto questo mondo, ne sono rimasta abbagliata. Oltre ai parametri più utili e che tutti utilizziamo, questi orologi di nuova generazione analizzano tutta una serie di dati come i watt della pedalata (medi, massimi e normalizzati), se spingi più con un piede piuttosto che l’altro, di corsa ti analizzano anche l’oscillazione verticale, la cadenza, la lunghezza del passo… insomma ti forniscono una selva di dati dove i più nerd ci si possono anche perdere.
Insomma una figata pazzesca!

Però…

Però può davvero succedere che ci si perda in tutto ciò. Oggi ho infatti scoperto di avere un’altra dipendenza, quella al mio Garmin. Mi sono accorta di essere diventata completamente incapace di allenarmi senza. I 4′ in progressione “a sentimento”, non sono venuti benissimo senza vedere a quanti battiti, a quante rpm (pedalate al minuto) e a che velocità stessi andando in quel momento.

Oggi ho capito che devo imparare di nuovo ad ascoltarmi durante gli allenamenti. Una volta (parlo come se fosse passato un secolo, ma in realtà saranno passati si e no 10 mesi) ero in grado di capire spannometricamente a che velocità stessi correndo senza guardare l’orologio. Ora non più.
Un metodo, per esempio, potrebbe essere quello di eseguire regolarmente l’allenamento programmato, ma di mettere un pezzo di nastro adesivo sopra l’orologio, per vincere la tentazione di guardare quei numeri che troppo spesso ci condizionano molto più di quanto non faccia il nostro corpo. Per esempio, se hai in programma un classico allenamento di fondo medio, eseguilo normalmente memorizzando ugualmente sul cronometro ogni parziale, ma guardando questi dati solo al termine della seduta, quando potrai togliere il nastro dal display. Ti sarai allenato ascoltando le tue sensazioni e il tuo corpo. Chissà, magari ti accorgerai di aver corso più velocemente di quanto non avresti fatto guardando il cronometro a ogni passaggio!

Però ora, dopo averlo curato con amore, ricaricato e aver verificato che stesse bene e che funzionasse ancora alla perfezione, mi sento un pochino meglio. ;)

2 COMMENTI

  1. Per non “accanirmi” sul passo/cardio uso la schermata con tempo e distanza, per capire quanto ne ho (se ne ho) e decidere agli svincoli se proseguire o prendere la via del ritorno.
    Devo capire come togliere l’avviso del tempo sul km.

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