Se il soldato dice involontariamente dove sono le basi segrete

I militari che si allenano tracciando le proprie corse con la app di Strava avrebbero involontariamente rivelato la posizione e la forma di basi segrete

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Il titolo è un po’ oscuro ma la questione non è semplicissima da spiegare. O meglio: lo è e si tratta del fatto che molti militari che tracciano le proprie corse con Strava avrebbero involontariamente rivelato forma, posizione e dimensioni di basi segrete. Le implicazioni sono un po’ più complesse. Ma partiamo dall’inizio.

Volare sul mondo

Erano i primi tempi in cui c’era Google Earth: la magia di vedere il mondo dall’alto potendosi spostare come un uccello in volo e senza dover consultare carte militari o polverosi atlanti in qualche biblioteca semibuia era qualcosa di sconvolgente. Forse non tutti ricordano però che al tempo (parliamo di tanti anni fa) le zone militari non erano visibili. Se ci volavi sopra c’era una pecetta nera che le nascondeva. E per buone ragioni: per questioni di sicurezza nazionale e per evitare di far sapere a chiunque dove e in che numero erano dislocate le tue forze di sicurezza.

Avanti veloce fino agli ultimi anni: le app per il tracking delle corse sono usatissime e permettono di condividere non solo i tuoi parametri prestazionali ma anche il percorso che hai fatto o che stai facendo, in tempo reale. Con tanto di nome e cognome. Nessun problema se sei un comune cittadino ma il discorso è un po’ più delicato se sei un militare che si allena all’interno di una base militare rivelandone i percorsi interni (o anche il solo perimetro), peggio ancora se questa base è all’estero in uno scenario di guerra. Dove insomma è bene che chi ti vuole fare saltare in aria sappia il meno possibile di te.

Repubblica ha dedicato ieri un articolo dal titolo “Caso Strava, anche le basi e i militari italiani all’estero svelati dalla app di fitness” in cui viene spiegato che l’uso della nota app aveva rivelato un risvolto della tutela della privacy a cui nessuno forse aveva mai pensato: i militari in missione che si allenano correndo e tracciano le proprie attività condividendole stanno pure rendendo pubbliche delle informazioni non solo riservate ma sensibili al punto da mettere a rischio la vita dei contingenti militari. Non coscientemente e non in forma esplicita ma in modo che lascia poco spazio all’immaginazione perché i loro movimenti possono disegnare sulle mappe – specie in corrispondenza di luoghi in cui non dovrebbe esserci niente – la forma e le dimensioni della base e dei campi militari. Con tanto di nome e cognome del militare che ha effettuato la “rilevazione”.

Fra questi ci sono alcuni italiani (con tempi ragguardevoli, tra l’altro) ma l’abitudine sembra essere transnazionale: molti dei militari in missione che corrono si tracciano e condividono le loro corse e rivelano informazioni che sarebbe meglio non rendere pubbliche. A volte si tratta infatti di campi in zone desertiche dove non dovrebbe esserci nessuno. E ci puoi trovare invece gente che corre. Difficile che la cosa non salti all’occhio. Infatti.

Informata del fatto subito dopo aver pubblicato la sua Global Heatmap, cioè il risultato grafico di più di un miliardo di tracce GPS caricate dai suoi utenti e rilevate dalla sua app, Strava si è detta subito disponibile a collaborare con i vertici militari dei governi interessati per contenere il problema. Ricordando anche che è possibile rendere anonime le proprie tracce settando appositamente la app, ma che queste restano comunque conservate nei propri server.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

6 COMMENTI

  1. Insomma, la sicurezza delle basi militari è in mano a dei tizi che il buonsenso non sanno neppure dove stia di casa, al punto che neppure si premurano di settare la privacy pur di condividere ogni cosa. Io pensavo che la cosa avesse una risonanza clamorosa e che magari opportuni e gravissimi provvedimenti venissero presi a carico di questi min§hioni worldwide, visto che non stiamo parlando di bruscolini. Eppure mi sembra che la maggior parte dei media si focalizzino su Strava, che non ha alcuna colpa. Sconvolgente.

  2. Le basi militari all’estero non sono segrete il ministro ha già fatto un comunicato stampa in merito e sono visibili anche da Google maps da sempre

    • Quando Google Maps era ancora Keyhole (mi pare si chiamasse così, non era ancora proprietà di G. ma una società indipendente) le basi erano oscurate. Poi si sarà rivelato un provvedimento inutile, non so perché abbiano deciso di lasciarle in chiaro.

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