Running with Simply Red

Di certo ti fanno ballare, ancora più certamente ti danno il ritmo giusto per correre ;)

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Anni fa c’era un bellissimo film che si chiamava “The Commitments”. Narrava le gesta di un’improbabilissima band soul irlandese raccattata in giro per Dublino da un volenteroso frontman che voleva dimostrare quanto l’anima dei neri d’America e la loro musica fossero le stesse dei bianchissimi irlandesi. Fra litigi, amori e gag comiche vedevi poco alla volta questo spirito vitale uscirne fuori, sempre più potente. Sì, gli irlandesi sono neri europei, o almeno cantano e suonano come quelli d’America. Alla fine non potevi non ammetterlo.

Fra i vari improvvisati musicisti c’era il cantante, un rotondo e rubicondo rosso di capelli con una voce pazzesca. Si chiamava Deco Cuffe e a me ricordava tantissimo Mick Hucknail, il leader dei Simply Red. Non escluderei che fosse proprio ispirato a lui, anche se la voce era la sua ed che voce era: potente, sofferta, un’esplosione vocale continua.

Mick sa dosare in maniera diversa le sue doti canore, ma non v’è dubbio che si tratti di una delle voci più interessanti e riconoscibili del pop/funk anni ’80, particolare non trascurabile perché la musica pop non sempre ha regalato voci educate e capaci di timbri memorabili. Ma lui ha l’estensione, lui ha la capacità di sfruttare il mezzo e di usarlo per farti ballare, commuovere, riflettere.

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È musica apparentemente semplice quella dei Simply Red, perché è vero che il pop è semplice – deve esserlo per definizione – ma non è detto che raggiungere quei livelli di semplicità sia facile, affatto.

Ora è qualche anno che non li sento più. L’ultimo disco se non sbaglio è del 2016 ed è sempre piacevole. Loro (lui) sono sempre bravi e insegnano sempre qualcosa sul come si canta e si suona per farti star bene, sollevarti dai pensieri e dirti “Dai, per una mezz’ora ci penso io”. O per un’ora, il tempo di una corsetta con loro nelle orecchie.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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