Running with Pino Daniele

Come mettere insieme la tradizione blues americana e il cuore di Napoli? Solo Pino Daniele ci riusciva.

Prendi il cuore di Napoli e mettilo in musica, ma non proprio quella napoletana melodica e sussurrata, dolce e carezzevole. Mettici del blues che solo gli americani saprebbero suonare: quelli che hanno conosciuto la sofferenza, l’emarginazione e i’esclusione. Mettici Pino Daniele a mescolare queste due pozioni potentissime e a farne uscire la musica meno italiana e più napoletana che si sia mai sentita.

Pino era tutto questo: era un animo nobile e una delicatezza infinita e una forza vitale incredibile. Come Napoli, la straordinaria Napoli dove appena ci metti piede senti la Morte e la Vita che convivono, che si scontrano, che si amano e si odiano. Come due universi apparentemente inconciliabili hanno bisogno l’una dell’altra, come due forze cosmiche che devono scontrarsi e riappacificarsi per poi iniziare di nuovo a combattere. E così, all’infinito.

Lui lo fece con la musica e ne fu capace in un modo così profondo e umano che chi scrive ogni volta che sente “Napule è” si ferma e pensa a quella città e la sente prendere vita in quelle parole e in quella melodia. E un po’ di più la capisce e un po’ la piange. Perché Napoli è la città più viva del mondo, più estrema e potente. Non c’è bisogno di dire “Napoli è così, Napoli è colà”. “Napule è”, ebbasta. Come Pino Daniele.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

2 COMMENTI

  1. non ho mai corso sentendo musica, principalmente perché corro nella natura (trail) e in autunno non posso perdermi il bramito dei cervi, o in tutte le stagioni l’improvviso fragoroso fruscio di un cinghiale che preannuncia una pericolosa intersezione con la mia traiettoria, e tanti altri rumori e suoni. Ma il tuo articolo mi ha acceso una gran voglia di provare e per me la scelta più immediata non può che essere pino daniele dei primi anni. Come si corre sentendo il disco nero a metà? Lo scoprirò presto.
    Manlio Marcelli

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