Running with Nirvana

Rock sporco, rock essenziale: oggi corriamo con i grandissimi Nirvana, ok?

Una supernova è un’esplosione stellare. La più energetica che si conosca: brillante, luminosa, accecante e capace di sprigionare un’energia incommensurabile.

La parabola musicale dei Nirvana è stata simile all’esplosione di una supernova: è durata pochi anni ma ha avuto una tale potenza da sconvolgere il panorama musicale riportando al centro della discussione il rock.

Il rock era morto? Aveva ancora senso una musica di protesta in anni di benessere? Andava tutto bene o male per il verso giusto in quegli anni: l’economia, la politica, la società. Ma sotto l’apparenza della normalità si celavano malessere, insoddisfazione, infelicità.

Quello fu il clima che fece nascere uno dei gruppi più potenti e rivoluzionari non tanto in termini musicali ma sociali e intimi. Mi spiego meglio: quello che Cobain esprimeva era il suo punto di vista personale, la sua musica era un diario personale di malessere, insoddisfazione, incapacità di riconoscersi nella società del tempo. Lo fece in maniera così potente da diventare una voce per un’intera generazione di ventenni che condividevano quella visione esistenziale e che finalmente trovarono una voce che la cantava per loro e a loro.

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I Nirvana sono giustamente considerati i padri del grunge e resteranno per sempre fondamentali non tanto per la complessità musicale (che, a onor del vero, non avevano) ma per la forza brutale degli arrangiamenti e dei testi. La verità non è gentile, verrebbe da dire, e la verità che Kurt cantava e gridava non era per niente gentile.

Ogni generazione ha i suoi cantori ed è sempre una fortuna che ne riesca a trovare, se non altro per dare voce ai sentimenti e per incanalare le emozioni. I Nirvana lo fecero in maniera perfetta perché trovarono il modo di esprimere questa forza grezza con la stessa energia dei Ramones: erano gruppi relativamente interessanti musicalmente ma che non potevi ignorare. Non puoi ignorare il dolore e il malessere o prima o poi devi farci i conti.

E il modo tragico in cui Kurt lo fece chiuse una delle storie musicali più potenti e interessanti che si siano viste negli ultimi decenni.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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