Running with Jack White & The White Stripes

Magari i nomi “Jack White” o “White Stripes” non ti dicono moltissimo ma se ti dico “Po-po-po-po-po-po-poo” capirai immediatamente cosa intendo. Basta intonare quel motivetto e tutti capiscono a che canzone ci si riferisce, perché nel 2006 divenne strafamosa, improvvisamente. Il motivo era sportivo e anche mondiale: era infatti il motivo del ritornello della canzone “Seven Nation Army” degli White Stripes che i tifosi intonavano allo stadio per incitare gli Azzurri nella loro corsa verso la conquista della Coppa del Mondo a Berlino nel 2006.

Qui finisce la mia conoscenza del calcio che normalmente risorge ogni 4 anni in corrispondenza dei Mondiali di Calcio per poi tornarsene serenamente in letargo. Quest’anno poi salto un giro :(

Comunque: se lì finisce la mia conoscenza calcistica, nello stesso punto inizia quella musicale, nel dettaglio quella di Jack White, cioè uno degli artisti più interessanti e prolifici della scena musicale degli ultimi 20 anni.

Il modo più semplice per parlarti di lui è dirti che è il re dei side project. Cosa intendo per “side project”? Sono i progetti, in genere artistici o professionali, che uno o una affianca alla professione normale. Io lo considero anche un altro modo per dire “passione”. In genere i side projects non nascono e si sviluppano per lucro: li fai perché ti piacciono e poi, magari, se funzionano, diventano una vera e propria professione.

Jack non ha bisogno di altri lavori: sta benissimo con il suo progetto principale, gli White Stripes appunto. Formatisi come duo (lui e Meg White) nel 1997, pochi anni dopo sono già un gruppo cult del blues e del rock. Lui è un bravissimo chitarrista e soprattutto ha una capacità di scrittura incredibile: i riff degli White Stripes sono essenziali, minimalisti, brutali. E conquistano presto il mondo.

Ma Jack è insaziabile e dopo aver sciolto i White Stripes nel 2011 (ma anche prima, a dir la verità) esplode come una magnifica cometa. Non temere: niente di traumatico, anzi. Da quell’anno in poi lo si vede partecipare a mille progetti diversi: canta e incide da solo e con il suo nome ma è poi parte fondante di altri interessantissimi progetti musicali come i The Racounters e di Dead Weather. Poi incide una canzone stupenda per James Bond con Alicia Keys e partecipa a crossover interessantissimi e distanti dai suoi standard musicali come quello con il gruppo hip hop Tribe Called Quest.

Perché Jack White non fa blues o rock o country. O non solo. Lui fa MUSICA.
Mettigli una chitarra in mano e non lo fermi più. E per fortuna, perché quella chitarra non potrebbe essere in mani migliori.

(Photo credits kris krüg)

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