Le patate casalinghe alla giapponese

Che la cucina giapponese non sia solo sushi lo sappiamo, fortunatamente tutti (un moto d’ottimismo in questa grigia mattina). Nei sushi bar giapponesi il sushi shokunin (maestro di sushi) porge al cliente che gli siede davanti i nighiri sushi e mentre  pasteggia lentamente con rispetto come fosse un vino d’annata dall’altra parte del banco si preparano altri due piccoli capolavori. Il sushi è un movimento lento, poetico e artistico non tre barconi all’all you can eat. E se leggi della disapprovazione, sì. Mi dispiace sempre moltissimo veder mortificato uno dei cibi che amo di più. Perché tutta la storia, la lentezza, la cura, la rara bellezza è stata messa alla mercé di tutti senza ritegno. La professione del sushi shokunin è difficile e faticosa. Un percorso che dura dieci anni. L’aspirante sushi shokunin per due anni deve solo guardare il maestro e lavare i piatti; niente altro. Che poi se ci pensiamo bene è un po’ come quando noi italiani ci arrabbiamo vedendo spaghetti in scatola o scotti o preparati senza cura. Il sushi dovrebbe essere un momento lento e soprattutto un’occasione speciale. In casa non si mangia di certo il sushi e la cucina giapponese vanta delle ricette di rara bellezza; alcune molto elaborate e altre semplici eppure di una bontà particolare. In questi mesi ne faremo alcune insieme e oggi vorrei cominciare proprio da quella che è una vera e propria istituzione. Non c’è bimbo giapponese che non sia cresciuto mangiando spesso queste patate casalinghe. Non c’è bisogno di chissà che indicazione. Patate lesse, maionese (quella giapponese è un po’ diversa dalla nostra ma andrà bene quella che riesci a trovare), un pochino di prezzemolo tritato e dei tocchetti di spalla di maiale cotto nell’olio di riso. Un pizzico di wasabi ci sta bene e deve essere servita fredda. Molti mettono il prosciutto cotto direttamente ma con la spalla a tocchetti croccante è un’altra cosa.

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