Non siamo pazzi!

Tutti abbiamo i nostri riti e quindi ne abbiamo anche legati alla corsa. Ma non siamo pazzi no? Vero???

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Dicono che un’eccessiva ritualità, qualora ripetuta oltre ogni limite di ragionevolezza e utilità sia sintomatica di una Personalità Ossessivo Compulsiva. Dato che non sono uno psicologo non andrò oltre e non mi infilerò in spiegazioni, perché non ne sono titolato e perché rischierei di dire delle sciocchezze (le direi, sicuro).
Perché allora parlo di Personalità Ossessivo Compulsiva?
Perché mentre mi preparavo a correre mi sono visto dal di fuori e mi sono accorto che faccio sempre le stesse identiche cose. D’accordo che ci si veste per correre solo in un modo e che quindi è normale rifare bene o male le stesse azioni, eppure non ho saputo resistere e chiedermi se fosse tutto normale.
Per non finire in una spirale di terrore puro ho deciso che non c’era niente di compulsivo (amici psicologi, non ditemi che non è così anche se è così, grazie) e che il mio era semplicemente un rito.

La vestizione

Prima gli shorts (d’estate) o i pants d’inverno, poi la t-shirt, poi le calze e infine le scarpe, prima la sinsitra e poi la destra, rigorosamente slacciate e allacciate. Ok, non è vero: spesso le infilo senza averle slacciate ma non dirlo a nessuno perché **non si deve fare**, ok?
Se fa particolarmente freddo metto anche una giacca antivento e se fuori vedo passeggiare qualche orso polare prima dell’antivento metto pure una giacca o una maglia tecnica un po’ pesante e porto pure la Smith & Wesson .357 Magnum che con gli orsi polari non si sa mai (scherzo: porto solo una Glock G19).
Non è finita.

Esco

Cuffiette, chiavi, esco, chiudo la porta, metto via le chiavi e inizio a scendere le scale. Esattamente al 4° scalino mi fermo e scelgo il podcast da ascoltare (io sono fanatico dei podcast!), lo faccio partire e mentre completo la discesa avvio Strava e Nike Plus, che tanto ci mettono qualche secondo a prendere il segnale. Metto via il cellulare e faccio partire la app dell’Apple Watch per tracciare la corsa. Sì, mi traccio con ben 3 app – due sul cellulare e una sul Watch – ma non sono pazzo.
Ora viene una delle parti che preferisco, perché ogni volta mi do del deficiente: siccome Strava fa vedere a chi ti segue la mappa del tuo percorso, non lo faccio mai partire da casa ma *da un po’ dopo* così – penso io, furbissimo – nessuno saprà mai dove abito e potrà mai rubarmi la mia immacolata e virginea virtù. Ma non sono pazzo. Solo un po’ scemo.

Corro

Indovina un po’. Esatto: faccio sempre lo stesso percorso, salvo quando faccio i lunghi e allora ne faccio un altro. Direi però che l’80% delle volte faccio sempre lo stesso giro. Chi mi segue su Strava ora sta annuendo e pensando “Fai sempre lo stesso percorso, inutile che tenti di dire che non è così”. E poi pensa anche “È pazzo”.
Corro per circa 60 minuti. Per i primi 40 ascolto podcast e per gli ultimi 20 una delle decine di playlist di RunLovers, oppure cose sparse, per studiare altre musiche adatte alla corsa. L’importante è che 2/3 del tempo siano dedicati ai podcast e 1/3 alla musica, perché non sono pazzo.

Fine (magari)

Terminata la corsa chiudo, nell’ordine: app del Watch, Strava e Nike Plus. Sempre in questa sequenza.
Entro in casa, apro la doccia, in genere preparo qualcosa da mangiare e poi mangio. Non mentre faccio la doccia, ovvio. Non sono mica pazzo.

Ora: non so se si tratti di un normalissimo rito o se il fatto che lo ripeta esattamente identico ogni volta significhi qualcosa, ma ho capito un paio di cose.

1. Ci sono delle piccole idiosincrasie/manie che ognuno di noi ha che non significano necessariamente che siamo pazzi: io per esempio ho quella di comporre figure geometriche con le piastrelle del bagno, di non calpestare mai le fughe delle piastrelle, di regolare il volume della TV – se ha un controllo numerico – sempre su numeri pari. La sveglia invece è sempre impostata su minuti dispari. Sempre! Altrimenti la via Lattea collassa, non si scherza con queste cose.
2. I riti ci danno sicurezza. Che bella scoperta. È per questo che i maniaci compulsivi ce li hanno, altrimenti impazzirebbero davvero: i riti li calmano, appunto.
3. I riti hanno almeno un aspetto positivo: l’automatismo. E siccome si applicano ad azioni ripetitive, servono appunto a non dimenticare nessun passaggio, perché la sequenza è importante. Altrimenti esci senza i calzini o con due scarpe diverse. Se invece tutto rientra in uno schema definito, quasi un processo industriale, ogni deviazione è subito individuata dal cervello.

Ma l’aspetto più profondo e interessante dei riti, come quello della corsa e della sua preparazione, è che sono dei punti fermi nel caos delle nostre vite. Tutti abbiamo bisogno di riti molto personali per sentirci sicuri, almeno in certe piccole cose che facciamo ripetutamente ma che sentiamo molto intime e personale. Come correre, appunto.

E allora: anche tu hai dei riti legati alla corsa?

(Photo credits arvin febry)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

2 COMMENTI

  1. Ciao Martino,
    volevo aiutarti a togliere una di queste cose ripetitive… :):):) se vai su strava/impostazioni/privacy/ puoi nascondere la partenza da casa tua fino ad un raggio di 1 Km.
    Anch’io come te ho i miei riti legati alla corsa e poi, a parte qualche ripetuta ogni tanto, leggo sempre runlovers.

    • Ma grazie! Non sapevo che esistesse un’impostazione del genere anche se mi sembra perfettamente comprensibile e ragionevole. Grazie!

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