Non riesco più a portare altre scarpe

Anche a te capita di non sopportare più scarpe che non siano da running? Sempre? Non sei solo.

Da quando corro ho acquisito una nuova abitudine che me ne ha fatto abbandonare un’altra: da quando ho conosciuto la comodità sconfortante delle scarpe da running non riesco più a indossarne altre. È capitato anche a te?

Dio benedica l’athleisure

Dietro questo nome non facilmente pronunciabile – almeno per noi italiani – c’è un tipo di abbigliamento che conoscerai benissimo: quello pratico di ispirazione sportiva ma declinato in modo più elegante e urbano, in modo da permetterti di essere comodo al lavoro e in svariate occasioni senza per questo sembrare fuori luogo.

Le scarpe da running sono state forse l’accessorio che per primo ha superato la barriera dello strumento tecnico che, per comodità, alla fine è stato preferito al suo corrispettivo “borghese”.

Una delle forme di conoscenza più diffusa è quella per differenza. Finché usi solo scarpe da uomo (o da donna) non ti poni il problema che siano comode o meno. Ci sono quelle e basta e se le usano tutti vuol dire che van bene così. È un po’ come la metafora dei pesci che David Foster Wallace usò in un suo celebre discorso: due pesci incontrano un altro pesce che chiede loro “Buongiorno ragazzi. Com’è l’acqua?”. I due nuotano e poi uno dei due chiede all’altro “Ma cosa diavolo è l’acqua?”. Quando non hai termini di paragone non puoi nemmeno esprimere giudizi.

Fino al giorno in cui provi le scarpe da running e ti si apre un mondo dal quale è difficilissimo tornare indietro.

I tempi son cambiati

A meno che tu non debba indossare per lavoro una divisa (vale anche il completo da uomo o da donna se sei un business man o una business woman), ormai indossare sempre scarpe sportive è accettato ovunque. Non ci fa nemmeno più caso nessuno. Certo, ci sono delle occasioni in cui non puoi rinunciare al protocollo, tipo un matrimonio (magari il tuo!) e devi rimettere quelle specie di zoccoli olandesi con una flessibilità prossima a quella del diamante. Niente contro gli zoccoli olandesi, semplicemente non sono la mia idea di comodità.

Una volta si guardava l’abitudine dei newyorkesi di camminare con scarpe confortevoli e poi infilarsi quelle d’ordinanza solo entrando in ufficio come una stravaganza permessa dai loro codici estetici più rilassati dei nostri. Poi, con il tempo, ci si è accorti che non avevano mica torto. Perché soffrire inutilmente? Lo diciamo una volta per tutte che le scarpe in pelle con suola in pietra – pardon – in cuoio non sono il massimo della comodità? Diciamolo. E infatti le abbiamo un po’ tutti abbandonate per stare più comodi, in attesa di diventare civili come i giapponesi che entrando in qualsiasi luogo se le tolgono e lasciano i piedi liberi di rilassarsi.

Un rimedio

Capiterà anche a te la comunione della cuginetta o il matrimonio del tuo migliore amico, no? Ti tocca metterti le scarpe in pelle e lucidarle prima, che poi fai la figura del trasandato. Anche a me capita e ho trovato il rimedio. Anzi: credo che a suggerirmelo sia stato proprio un lettore di RunLovers, anche se adesso non ricordo bene. Ed è semplicissimo: basta rubare una soletta interna a una delle tue numerose scarpe da running e infilarla in quelle di pelle. Non è proprio la stessa cosa, ma ti assicuro che migliora di molto un’esperienza che, abituato a un certo comfort, potrebbe essere atroce.

Un consiglio

Sai che non finiamo (quasi mai) senza un consiglio e quindi devo dartene uno che è anche una mezza brutta notizia: usare solo scarpe da running non va benissimo, per due motivi. Generalmente sono scarpe con drop, quindi con un po’ di tacco (tra gli 8 e i 12 mm) e il tacco non fa bene ai tuoi piedi perché scarica troppo il tallone e porta il peso sull’avampiede che non è progettato per sopportare tutto il tuo peso. Inoltre sono molto morbide e il piede è morbido di suo. Il rischio è insomma quello di disabituarlo alla sua natura che è quella di essere già dotato di strato ammorbidente.

Soluzione? Alternare e usare scarpe senza tacco e senza soletta. Non sempre ma ogni tanto, se non altro per non far perdere al piede la memoria. Magari usandone con la punta il più possibile larga o, in alternativa, delle scarpe da running da velocità che sono più basse e meno ammortizzate, senza arrivare ovviamente all’estremo di quelle da pista coi tacchetti!

(Photo by Martin Widenka on Unsplash)

 

 

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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