Non è uno sport per giovani

Perché da giovani non si praticano sport di endurance? Perché raggiunta una certa età invece alcuni diventano supersportivi?

C’era quel bellissimo film – tratto da un altrettanto bellissimo libro di Cormac McCarthy – che si chiamava “Non è un paese per vecchi”. Titoli così azzeccati sono rari e lo capisci perché entrano nel linguaggio comune: tantissimi lo citano, probabilmente senza nemmeno averlo letto o visto.

Mi è tornato in mente ripensando a chi incrociamo quando corriamo. O a chi vediamo allineato alla partenza di una gara. Prova a pensarci: non ti capita spesso di vedere un 18enne correre e in griglia di partenza non ti sei quasi mai trovato a fianco di una 25enne. Non dico che non capiti, dico solo che è raro. Si potrebbe dedurne che la corsa non è uno sport da giovani.

Perché i giovani non corrono

Innanzitutto specifico: non è che i giovani non corrano. Diciamo che corrono in maniera diversa. Chi pratica l’atletica leggera corre eccome ma fa soprattutto velocità perché i velocisti hanno una vita sportiva relativamente breve e possono esprimere il loro massimo potenziale solo entro una certa età. È insomma naturale che si concentrino su quello e non sulle discipline di endurance (mezzofondo, fondo, maratona, triathlon, bici, Ironman). Per quelle c’è tempo, pensano. Quelle sono cose da vecchi.

i 40 anni: lo spartiacque

Già ho scritto di come i 40 anni siano percepiti come un’età oltre la quale le prestazioni calano. Psicologicamente è uno spartiacque che separa una lunghissima adolescenza dall’età adulta. Nel decennio tra i 30 e i 40 però succedono le cose fisicamente più interessanti: si ingrassa, ci si lascia andare, ci si concentra sul lavoro o sulla famiglia. Ci si trascura. Non è la regola ma è un’esperienza comune a molte persone. Alcuni arrivano alla conclusione di dover fare qualcosa, altri se ne fregano e basta.

LEGGI ANCHE:
Cosa mi ha insegnato la corsa

Naturalmente qui si parla dei primi, inutile specificarlo.

Un giorno ti vedi allo specchio e non ti piaci. Decidi di dover fare qualcosa. Qualcosa di più impegnativo delle 28 diete che hai già fatto senza alcun successo. Vai su RunLovers e leggi come iniziare a correre (è un’idea eh 😉). Oppure esci a correre con Paolo o Elena che hanno iniziato da un paio d’anni e sono sempre più entusiasti. Che ci avranno mai trovato non si sa, ma ci vuoi provare.

Nel circolo vizioso-virtuoso

Dopo qualche mese c’hai preso gusto e hai continuato. Ti sei anche iscritto alla prima 10k e ti prepari per la prima mezza. L’anno prossimo forse tenterai la maratona ma non hai ancora il coraggio di confessarlo a nessuno perché il primo a non crederci sei tu. Ma in fondo sai che la farai.

Sei ormai entrato in quel circolo vizioso che è anche virtuoso: se non corri stai male e non ti senti a posto e quando corri stai benissimo. È la dipendenza buona, quella che ti fa bene, forse l’unica.

E oggi sei in griglia di partenza per l’ennesima gara a cui ti sei iscritto. Ormai conosci l’atmosfera e vedi facce note. L’essere più rilassato ti fa notare forse per la prima volta che non vedi giovani. Qualcuno ce n’è ma sono davvero pochi.

LEGGI ANCHE:
Perché correre è la cosa più bella del mondo

Così ti chiedi come mai ti ritrovi sempre fra coetanei e fra simpatici vecchiacci in queste occasioni.

Perché si inizia a correre tardi

Ci sono svariati motivi e questa lista non è esaustiva ma li mette in ordine di importanza.

Te l’ha detto il medico

Oppure hai semplicemente capito che dovevi fare qualcosa per il tuo fisico dopo averlo sovraccaricato di zuccheri, grassi e fumo per 20 anni. Hai salutato gli stravizi e ti sei detto che era ora di volersi un po’ bene.

Mentali

Per correre lunghe distanze ci vuole il fisico ma anche un altro importantissimo tipo di allenamento: quello mentale. Da giovane hai meno resistenza mentale e vuoi una gratificazione più immediata. Correre 3 ore per arrivare 7millesimo in una maratona? Ma siamo pazzi. Invece il tuo Io Adulto non cerca queste gratificazioni perché ormai sa di non poter vincere niente in assoluto: le possibilità di essere il più forte o il più veloce di tutti sono praticamente nulle. Però sa bene di poter vincere qualcosa relativamente a qualcuno: a se stesso. A quello che era 12 mesi fa, più grasso e svogliato, o a quello che era ieri, più lento di 4 secondi al chilometro. E poi sente di avere una mente più solida per sostenere lo sforzo, specie quando le gambe lo stanno abbandonando.

LEGGI ANCHE:
Che verdure comprare? E come berle? Sì, berle.

Psicologico

A una certa età inizi anche a realizzare che non sei più giovane e a vedere la tua vita secondo priorità diverse. Non che tu senta il freddo alito della morte soffiarti alle spalle (fare ogni scongiuro necessario leggendo queste parole) ma insomma, magari inizi a chiederti dove vuoi andare e quanta strada hai fatto fino a oggi. Fai dei bilanci, ecco. E un modo per trovare un equilibrio è quello di ritornare a prenderti cura di te stesso. Ti fa stare bene e ti motiva. È un bellissimo modo di reagire agli anni che passano.

Il futuro

Paul Flannery, un runner e giornalista americano, si è fatto la stessa domanda: perché molti suoi coetanei sono diventati ossessionati dal fitness? Perché sono diventati improvvisamente ipercompetitivi, soprattutto in una fase della loro vita in cui hanno le minori probabilità di successo sportivo? E la risposta che si è dato apre una prospettiva inedita che mette insieme tutte quelle precedenti.

Non lo fanno per tornare giovani e nemmeno per vincere quello che non potranno mai vincere: lo fanno per invecchiare in maniera più consapevole. Per prepararsi agli anni che verranno. Non è insomma una corsa verso un passato che non potremo mai più riavere ma un saggio atteggiamento rivolto al futuro: restando in forma oggi stiamo pianificando di vivere meglio nei prossimi decenni.

LEGGI ANCHE:
Bolt vs Owens: chi vincerebbe?

È un altro modo di amare sé stessi, no?

(Photo by Zoltan Tasi on Unsplash)

CONDIVIDI
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.