Nike e il negozio del futuro

Lo store che Nike ha aperto da pochi giorni a New York non è solo un nuovo spazio di vendita ma qualcosa di più. Quando un brand internazionale apre un nuovo store in una delle più grandi metropoli del mondo lo fa sempre per due motivi: per vendere ma soprattutto per testare nuove idee. In quello aperto nel 2016 sempre a New York l’idea era di rivoluzionare il concetto di flagship store centrandola sull’esperienza che il visitatore poteva vivere al suo interno. Non solo un luogo dove fare acquisti ma anzi, un momento di sosta da trascorrere con amici o familiari giocando e provando a fare diversi sport.

Il digitale diventa reale

In questo nuovo store – un vero e proprio concept store sviluppato su sei piani – l’esperienza è centrata su di noi e sull’oggetto più personale che abbiamo: il cellulare. Nike ha scommesso proprio su questo rapporto simbiotico. Il cellulare è sempre con noi, lo usiamo per qualsiasi cosa, non ce ne separiamo mai. Con il cellulare ordiniamo da mangiare, ci teniamo in contatto con gli amici, scopriamo nuove cose e fissiamo i ricordi. È un’estensione di noi stessi, un potenziamento che Nike non ha potuto che notare.

Nel nuovo store con il cellulare si potrà ordinare che i capi vengano portati ai camerini, pagare, prenotare un esperto di stile per consigliarci, personalizzare le scarpe o l’abbigliamento. Non bisogna però immaginare che l’interazione umana sia sempre più rarefatta o assente. L’idea è di potenziare e usare questa estensione del corpo e, non secondariamente, di mettere al lavoro i dati raccolti attraverso l’utilizzo dell’app per personalizzare l’esperienza e capire le tendenze e le abitudini dei clienti Nike.

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Sempre più personalizzazione

Secondo le parole di Adam Sussman, Chief Digital Officer di Nike, “Vogliamo creare una connessione fluida fra il mondo digitale e quello reale”. Così come ormai percepiamo il cellulare come parte di noi, anche l’esperienza in uno store Nike dovrà essere simile insomma. Una cosa che si fa con la stessa fluidità con cui usiamo ogni giorno il nostro amato amico. Ricevendone in più un’esperienza più personalizzata: capi che abbiamo reso unici con il nostro gusto e un rapporto individuale più completo con Nike che ci conoscerà meglio e si rivolgerà a noi con consigli e suggerimenti.

Il mondo fisico insomma non è finito e il futuro è visto come il risultato della convergenza fra digitale e reale. Già oggi Nike genera una gran parte dei propri introiti dalle vendite dello store digitale e l’obiettivo non è solo quello di incrementare questa percentuale ma di rendere l’esperienza dell’acquisto in un negozio fisico o in quello digitale la stessa cosa e non più due alternative.

Il nuovo Nike Store di New York è il primo passo in quella direzione.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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