Migliorarsi, in continuazione

Un metodo applicato all'industria può aiutarti a migliorarti. Si chiama kaizen ed è giapponese, quindi di sicuro funziona :)

Hai mai pensato di vivere in un film? Non perché ti capitano cose strane che – appunto – possono succedere solo nei film ma perché in certi momenti vorresti che le cose si potessero risolvere con la semplicità di alcuni film. Devi perdere peso? C’è il metodo infallibile che in una notte ti renderà irresistibile. Hai problemi di soldi? Un’idea svolterà la tua vita e ti arricchirà. Hai litigato con qualcuno? Un saggio tibetano ti mostrerà come riconquistare quell’amicizia temprandoti su un’isola di un lago immerso nella nebbia.
Molto poetico. Molto facile. Molto cinematografico. Peccato che Yoda esista solo in un film, come tutte le soluzioni veloci e infallibili.

La vita è un’altra cosa

La scuola della vita non esiste o, se esiste, ha una durata lunghissima: tutta la tua vita. Solo tu puoi migliorarti e tutti, anche quelli più bravi a essere bravi che tu conosci hanno imparato a esserlo. Non si nasce imparati, no?
Puoi trovare chi ti consiglia, chi ti fa notare per affetto dove stai sbagliando e cosa potresti fare per migliorare ma la soluzione radicale e veloce non esiste.
A volte ti proponiamo noi stessi dei metodi per correre più veloce, per dimagrire, per essere più produttivi e focalizzati. Se hai notato però non ti diciamo mai – e mai ci permetteremo – che otterrai dei risultati in una notte o in 7 giorni. Così come non ti diremo mai che esistono pillole miracolose che senza sforzo ti renderanno la tua versione migliore.

#giornopergiorno

Prima della fine dell’anno scorso (pare un secolo fa, eh!?) abbiamo lanciato un nuovo hashtag. #giornopergiorno sta a significare che ogni giorno bisogna sforzarsi di essere un po’ meglio del giorno precedente, bisogna fare un po’ di più, bisogna sfidarsi in continuazione. Ti abbiamo già raccontato che quando il campione di scacchi Garry Kasparov arrivò a essere il più forte al mondo e a non avere più avversari decise che l’unico modo per non lasciarsi andare era sfidarsi alla costante ricerca di una versione di sé stesso sempre migliore. Lo stesso metodo lo puoi applicare a te stesso a partire da oggi.

Nuovo anno, nuove motivazioni

Hai fatto i tuoi buoni propositi? Bene. Ripassali con attenzione e rispondi con onestà: sono realizzabili? Non avrai preteso un po’ troppo? I buoni propositi lo sono anche in sé stessi, non solo per gli obiettivi che ti pongono. Devono essere “buoni” in quanto ragionevoli, altrimenti produrranno solo frustrazioni.
Ora viene la parte più difficile: metterli in pratica.
Per farcela vediamo di applicare un metodo relativamente moderno ma sempre efficace: il kaizen. È una parola giapponese e noi occidentali non riusciamo a resistere al fascino di quello che viene dall’estremo oriente. Ha spesso un significato oscuro ma gli riconosciamo sempre saggezza ed efficacia.

Miglioramento buono

“Kaizen” è una parola inventata dall’economista giapponese Masaaki Imai nel 1986. Non è tanto vecchia, visto? È composta da “kai” (cambiamento, miglioramento) e “zen” (buono, migliore). È quindi un cambiamento buono. Pensa ora a quanto spesso e in automatico pensiamo che il cambiamento sia negativo. Messi di fronte a una situazione nuova temiamo sempre che sarà negativa. Abbiamo paura di abbandonare la strada nota – anche se non ne siamo soddisfatti – per quella ignota, e non sappiamo ancora se quella nuova sarà peggiore. Non l’abbiamo ancora presa del resto, come potremmo?
Il kaizen non è nemmeno un metodo esoterico o filosofico. Venne applicato all’industria giapponese per migliorare costantemente i cicli produttivi e quindi la qualità dei prodotti. A dirla tutta si tratta della versione giapponese di un’idea americana che proveniva sempre dall’industria, ma non ci interessa parlare di quello. Né ci interessa parlare di economia.
Parliamo invece di noi ritornando a come era iniziato questo articolo.

Il cinema racconta spesso storie di cambiamenti miracolosi che avvengono in pochissimo tempo per l’intervento di qualcosa di miracoloso. Le storie del cinema devono essere raccontate in poco tempo ed è forse questo il motivo per cui raccontare i lenti e costanti miglioramenti è impossibile nell’arco della durata di un film. Perché stiamo parlando di questo: di miglioramenti misurabili in unità percentuali, non in passi ciclopici e visibili. Parliamo di piccoli passi avanti, spesso impercettibili.
Il kaizen dice che non esistono rivoluzioni e che il cambiamento è ottenibile facendo una cosa meglio anche solo dell’1% rispetto alla volta precedente. Tipo correre la stessa distanza in un minuto in meno, tipo correre in modo lievemente più efficiente. È la somma di questi costanti miglioramenti a fare la differenza e a portare il cambiamento (controllandolo, nel frattempo) e niente altro.

Un approccio positivo

Non sei ancora convinto? Vorresti arrivare a ottenere risultati in pochissimo tempo? Questo non è il metodo adatto ma prova a vederla in un altro modo: porsi obiettivi ambiziosi significa accettare di dover gestire anche dei fallimenti proporzionali. Se hai deciso di correre i 10k in 30 minuti e dopo 3 mesi sei ancora fermo ai tuoi vecchi 50 e passa minuti ti sentirai un perfetto fallimento. Se invece la misura del tuo successo è fare i 10 km ogni volta in 30 secondi di meno avrai soddisfazioni più contenute ma costanti e raggiungibili. Puoi correre *solo un po’* più forte? Certo che puoi. Non puoi correre mostruosamente più forte, ma un po’ – solo un po’ – sì. È alla tua portata e ti darà sicuramente soddisfazione. Dopo che l’avrai fatto per 10, 20, 50 volte capirai quale incredibile risultato hai ottenuto: ti sei avvicinato poco alla volta al traguardo che ti eri posto. Facendo meno fatica e ottenendo tante piccole soddisfazioni nel frattempo.

I risultati più durevoli ed entusiasmanti si ottengono costruendoli passo dopo passo, giorno dopo giorno. Non improvvisamente.
Stabilisci un obiettivo e avvicinati a esso con costanza, giorno dopo giorno. I buoni propositi li avrai sicuramente già scritti da qualche parte: ora hai anche il metodo per raggiungerli. Quando ti chiederenno qual è risponderai con un sorriso saggio: “È il metodo kaizen. Ne hai mai sentito parlare?”.

(Photo credits unsplash-logoToni Cuenca)

CONDIVIDI
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

1 COMMENTO

  1. di sicuro occorre impegno. per fare un paragone con chi gioca a calcio, tutti i calciatori arrivano in serie A. solo che ogni calciatore ha la sua di serie A. per qualcuno sarà la C, per altri l’eccellenza, per altri ancora la terza categoria. ma l’importante è che ognuno si sia prodigato al massimo (del lecito e del consentito) per fare raggiungere quel traguardo. alla mia età fare i 10.000 in 50 minuti è un miracolo. magari per chi ne ha 25 quei 50 minuti si fanno senza allenamento. ma io ho dato l massimo, quel ragazzotto no

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here