Ma alla fine mi piace davvero correre?

Come superare la fatica della corsa? Come rendere piacevole qualcosa che non per tutti lo è?

Ho scritto – o confessato, dovrei dire – che anche dopo molti anni che corro i primi 5 minuti di corsa sono sempre faticosi e mi fan venir voglia di desistere. Devo aver toccato un punto particolarmente sensibile perché molti hanno commentato. Ho diviso le reazioni in 3 tipologie:
1. Chi ci si riconosce e fa come me, cioè ci fa pace e sa che è una cosa gestibile
2. Chi dice di non aver mai avuto questa sensazione (nettissima minoranza)
3. Chi riconosce di averla e chiede come superarla, anche perché pare che per molti duri molto di più di cinque minuti.

Ho continuato a meditarci, anche per trovare una soluzione che potesse funzionare per quelli che rischiano di rinunciare a correre perché gli dà disagio e – ammettiamolo – non ci si divertono per niente.
Ho messo insieme diversi elementi, mi sono ritirato fra gli alambicchi dei laboratori segreti di RunLovers e… ho avuto un’illuminazione.

Un salto nel passato

Ho pensato a quelli che si divertono a correre e in particolare a quelli che provano – e lo vedi – un particolare piacere a fare sforzo. Per molti sembra impensabile ma ci sono persone che provano piacere sino a non percepire la fatica. Per loro la gioia del movimento supera l’affanno della fatica. Ho pensato che queste persone le vedi pure da bambini: hanno una soglia del “dolore” diversa da quella comune. La fatica dell’esercizio fisico è per loro nient’altro che lo strumento che gli permette di essere felici facendo moto.
Invece di studiare il loro cervello ho cercato di ricordare cosa significava per me correre da bambino. È vero che è la prima cosa che impari a fare dopo aver imparato a camminare. È vero che la associamo mentalmente alla libertà e all’euforia che ti dà avere questo superpotere (la corsa è il superpotere del camminare). Però io dopo un po’ che correvo ero sfiancato. Forse lo facevo male, forse non ero portato (pensa quanto curiosa è la vita: ora mi trovo a scrivere di corsa) ma insomma: non era una cosa che mi piacesse tanto.
Quindi non so se il mio attuale amore per la corsa sia un modo per riconnettermi alla mia infanzia. Probabilmente anzi è un modo per superare certi traumi dell’infanzia, per quanto modesti fossero in realtà. Non mi piaceva correre insomma, che male ci sarà.
Ed è qui che ho capito: quando inizio a correre e faccio fatica e penso “Chi me l’ha fatto fare” sto rivivendo quel trauma giovanile, anche se fa ridere definirlo trauma.
Sto rivivendo una situazione spiacevole che da bambino non vedevo l’ora finisse. Gli interminabili giri di campo per scaldarsi prima di educazione fisica. Le cavalcate lungo i campetti di calcio per seguire una palla giocando a uno sport che manco mi piaceva. Se il mio immaginario analista mi ipnotizzasse e mi riportasse a quei momenti di tanti anni fa probabilmente finirei per gridare “IO ODIO CORRERE! IO ODIO GIOCARE A CALCIO! IO ODIO LO SPORT! IO ODIO FARE FATICA!”.

Quindi perché corro?

Poi ritorno a oggi e mi chiedo cosa mi ha fatto amare la corsa. Me lo chiedono tanti amici o me lo chiedi tu. Che cosa alla fine mi fa uscire con la pioggia, con il freddo, al mattino presto, alla sera stanco? Che cosa mi motiva a superare quello sforzo insopportabile?
Ho una sola risposta, composta da due parti: perché quell’affanno è una condizione passeggera e perché penso a come starò bene dopo.
Ci sono altri mille motivi ma i principali sono questi.

Ti dà disagio correre? Probabilmente ricordi solo il disagio che vivevi da bambino a farlo e la buona notizia è che passa perché si tratta solo di lasciare che il corpo ci si abitui. Il corpo è fatto per muoversi, fine.
Non ne sei ancora convinto? Pensa a come ti sentirai dopo. Non c’è motivo più convincente di questo. Il senso di appagamento, di soddisfazione, di benessere che ogni corsa ti lascia è la miglior ricompensa.
Io ci penso sempre quando non ho voglia di correre. Penso che sto solo rivivendo la memoria di un trauma di decenni fa (ed è una memoria, non è la realtà) e che dopo comunque starò meglio. Meglissimo, se mi è concesso dirlo.

Il calcio invece continua a non piacermi. Non si può mica avere tutto dalla vita, o no?

(Photo by Emma Simpson on Unsplash)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

14 COMMENTI

  1. Mah! Secondo me è tutta quesiti volontà, a tutti piacerebbe stare sdraiati su un divano a guardare la tele e sentirsi comunque in forma quindi….

  2. Anche io da piccola faticavo moltissimo a correre, ero senza fiato dopo due minuti e in effetti non ho mai pensato di essere “portata” per qualsiasi attività fisica.
    Il fatto però di aver iniziato a correre con una tabella gradualissima (perfino io saltavo qualche passaggio per avanzare più in fretta!) deve aver cancellato quelle memorie. Adesso se mi chiedono se ho fatto fatica a inziare a correre dico assolutamente NO. Non ho ricordi di fatica quei primi mesi e onestamente l’inizio di ogni corsa non mi abbatte, forse perché corro davvero piano. Se faticassi i primi 5 minuti per come descritto avrei già mollato, sono troppo pigra. Ovviamente mi capita di stringere i denti e combattere con l’idea di smettere ma random, non sempre nello stesso punto. Ho letto una volta qualcuno dire che l’ora di corsa è una vera sofferenza ogni volta ma si sta tanto bene dopo. Ecco, se fosse così non ce la potrei fare, per me fortunatamente non è mai così o adesso starei facendo altro. Buona giornata:-)

  3. io sono al punto 1). soprattutto d’estate o, al contrario, nella parte più rigida dell’inverno devo fare in modo di superare quei maledetti 2 km iniziali….. d’altro canto nella corsa conta la testa no?

  4. Per me sono proprio i primi 5 minuti (quindi il primo km) quelli più piacevoli. Capisci subito se sarà una giornata si oppure una un po’ più faticosa (non che faccia grande differenza) sono i primi metri che metti tra te ed il lavoro, gli impegni le cose che devi fare per forza perchè non sei più bambino.

    Alla fine è il momento della partenza per il tuo tempo, il momento in cui il cuore si stabilizza ad un ritmo più alto della media quotidiana, parte l’ aria condizionata o il riscaldamento (a seconda se sei in estate o in inverno) e di li a poco voli, incroci le solite facce e qualche viso nuovo i pensieri vanno dove vogliono e non ti accorgi neanche che stai correndo. Rimetti i piedi per terra quando stai percorrendo al contrario quello che era il tuo primo km e pensi che è già tutto finito, è passata un ora e mezza abbondante come se fossero 10 minuti ma domani si potrà uscire ancora, caldo, pioggia o neve che sia.
    Probabilmente avrei dovuto scrivere questo post dove si parla di stupefacenti :).

    • Ahaah, interessante invece. È vero: all’inizio capisci anche come andrà la corsa. A me capita spesso anche che quelle che partono peggio alla fine si rivelano le più belle. Forse perché ci metto più volontà a farle o forse perché alla fine il corpo (e il cervello) si accorgono che era proprio quello che volevano!

  5. Bell’articolo, mi ha riportato un po’ ai tempi della scuola e del profondo odio che avevo per il movimento :D … io ho cominciato a correre adesso a 38 anni suonati e soltanto da un mesetto. Ho cominciato principalmente per questioni di salute. Ho sofferto per un periodo di pressione alta che è calata già un po’ dimagrendo qualche chilo (ho tolto sale nei limiti del possibile e cibi spazzatura di ogni genere). Con la corsa sto cercando di valutare se i problemi di pressione sono relativi ad alimentazione e sedentarietà per evitare l’uso delle pillole :D (ovviamente se sarà possibile). Mi piace correre? Se ripenso ai primi giorni sicuramente direi NO… le prime uscite sono state traumatiche pur facendo intervalli di 1 minuto di corsa e 1 minuto di camminata. Dopo poco che iniziavo a correre i battiti schizzavano alle stelle anche con un’andatura piuttosto lenta per non parlare dei dolori alle gambe post corsa. Comunque per i dolori da principiante mi sono sempre preso un giorno di riposo extra ed ho risolto. Adesso i dolori sono più gestibili e riesco a correre 1 km con una media di 7 minuti (è sempre piuttosto lenta per i runner navigati ma cerco di non salire troppo coi battiti del cuore altrimenti mi stanco subito). Il mio obbiettivo è gestire il peso e vedere se con allenamenti di corsa la pressione mi cala naturalmente. Togliendo cibi spazzatura e correndo (anche piano per il momento) sono riuscito a perdere 6 Kg che sicuramente non è un male quindi direi che per il momento a me piace perché vedo miglioramenti sulla mia persona e, più che altro, sulla mia salute. A tutti quelli che iniziano o hanno iniziato da poco come me suggerisco di non abbattersi a causa dell’affanno e dei dolori dei primi allenamenti ma di continuare a lottare! e non andate direttamente a farvi 5km (che poi tanto 3 li camminate :D) ma fate intervalli corsa/camminata come ho fatto io perché vi portano gradualmente a migliorare resistenza e prestazione. Un abbraccio a tutti e se ho detto qualche cavolata da ignorante ogni suggerimento è ben accetto.

    • Ciao Riccardo, direi che ti sei comportato *perfettamente*. Hai affrontato la corsa con senso di responsabilità e senza strafare. È anche il solo modo per non abbattersi visto che i risultati all’inizio tardano ad arrivare. Grandissimo!

  6. Perfettamente d’accordo con quello che hai scritto tranne che su pallone. Da ragazzino odiavo le prove di resistenza a scuola ma correvo le gare podistiche di paese così senza allenamento particolari tranne le interminabili partite al campetto. Ho sempre faticato tantissimo i primi minuti li odio ancora adesso anche se in misura nettamente minore ai tempi dolori alla milza insopportabili. Adesso i primi 5 minuti so che passeranno e poi viene il bello. Adesso con il caldo pure gli ultimi 5 non sono proprio comodi 😜.

    • Ahah vero, il caldo è una sofferenza vera per combattere la quale si può fare davvero poco. Lo soffro moltissimo anche io.

  7. Bel post. In effetti questo è un argomento appassionante. Credo che ognuno viva la corsa in modo diverso ma in effetti c’è un punto cruciale un po’ per tutti: la gestione della fatica.
    Io ho sempre detto di amare la corsa. Vero. Allora perché ho sempre mancato di continuità e non ho mai fatto grandi progressi? Me lo sono sempre chiesto ma continuavo a farmi i miei 6 km trovando mille scuse… è un po’ che non corro, non ho tempo, oggi sono stanco… e via così.
    Da qualche mese ho iniziato a pensare che in realtà non amo ‘veramente’ correre. Amo la sensazione di benessere del post corsa, ma non la corsa in se stessa. Io mentre corro, soffro e non i primi 5 minuti o 2 km. Io soffro ad ogni dannato passo. Ho sempre sofferto durante la corsa. Solo che appena fatta la doccia me ne scordavo. Adesso sto capendo che é importante prendere atto della fatica che faccio correndo e sto andando oltre i miei limiti. Prima 8 km e adesso 10 (lo so che i veri runner sorridono, ma per me 10 km, in un ora, sono un successo, credetemi), sono anche più continuo e so che posso migliorare. Soffrendo, ma sapendo di soffrire.

    • Forse è anche questione di abituarsi ai lenti progressi. La corsa – paradossalmente – ti abitua alla lentezza: ci metti moltissimo a migliorarti. Io per esempio non mi sto allenando tantissimo ultimamente (comunque ogni settimana, almeno 3 volte a settimana) ma ho notato che rispetto agli anni passati mi stanco meno e il recupero è molto più veloce. Una volta avevo le gambe indolenzite il giorno dopo, ora non più. Lentamente, con pazienza. Ce la farai!

  8. Infatti io dico sempre a mia moglie “Non ho voglia di correre, piuttosto ho voglia di aver corso”

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