Lo stato di grazia

Lo stato di grazia è quel momento dell'allenamento dopo il quale vuoi fare solo una cosa: continuare ad allenarti

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

Tempo di lettura: 2 minutiDopo aver parlato delle fase iniziali della corsa durante le quali ti chiedi chi te lo fa fare ed esserci interrogati sul fatto che ci piaccia o meno correre, è giunto il momento di parlare di qualcosa di indiscutibilmente positivo. È quello che chiamo lo “stato di grazia”. Che è poi quello che alcuni sportivi chiamano “rompere il fiato”.

Da quel momento in poi

“Rompere il fiato” è quasi un’espressione colloquiale. Di tecnico ha poco o niente. Si riferisce a una condizione psicofisica che coincide con l’attivazione del corpo e la sua perfetta risposta allo stimolo fisico. È quel momento in cui il fisico ti dice “Ho capito cosa stiamo facendo e mi piace”. In genere si verifica dopo 20-25 minuti dall’inizio della corsa ed è chiaramente percepibile perché i pensieri negativi si diradano e scompaiono improvvisamente. Inoltre si percepisce meno lo sforzo e si ha una sensazione stupenda (ed è per quello che amo definirlo “stato di grazia”): ti pare di poter correre all’infinito e che non vorresti fare altro.

Metà della fatica

Ripensando allo sforzo della corsa e ai pensieri negativi che si hanno all’inizio, al “non ce la farò mai” o al “dai, non ne ho voglia” c’è un’altra considerazione da fare: quando si pensano queste cose si pensa erroneamente che quella sensazione sgradevole ci accompagnerà per tutto l’allenamento. Pensando invece che dopo 15-20 minuti la sua forza diminuirà fino a scomparire la prospettiva cambia completamente. È come se dovessi combattere per resistere per un quarto o metà dell’allenamento, non per tutto. Dopo quel momento sai che la corsa sarà puro piacere e che, anzi, quasi quasi non vorrai più fermarti. Quindi vedila così: non devi resistere per tutto l’allenamento ma solo per una porzione. Non cambia tutto così?

Sì, ti sta succedendo davvero

Stenti a crederci vero? Quello sforzo che trovavi insopportabile improvvisamente sembra gestibilissimo. Non è magia: è meccanica, è reale. È l’attivazione del tuo corpo che fa quello che gli piace moltissimo fare.

Ormai sei dipendente da questa sensazione vero? Ti capisco e ti posso rivelare anche un altro segreto: puoi anticiparla e quindi puoi arrivarci prima di 20-25 minuti dall’inizio della tua corsa.
Un buon riscaldamento per esempio è un ottimo metodo: lo puoi eseguire al 60-70% delle tue capacità e quindi non ti affaticherà più di tanto e non è finita. Allertando il corpo che non è più tempo di poltrire su una sedia si attiverà prima e si preparerà al vero sforzo.

E un altro consiglio: se hai in programma ripetute e sforzi particolari non spararteli subito: sottoporresti il tuo corpo a uno sforzo immane quando non ne ha voglia e non è ancora attivo. Concediti un buon riscaldamento fino a che raggiunge lo stato di grazia e poi dacci dentro.

E sorridi, sempre.

(Photo by Alexandre Croussette on Unsplash)

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