Le coincidenze non esistono

Ritorno alle terre selvagge, di Francesco Frank Lotta, già dalla prima facciata – la dedica – ti conquista, ti porta dentro al suo mondo, dentro al tema del libro: il viaggio.

Quel viaggio mentale e fisico per cui il vero obiettivo è “rimanere in strada e dimenticarsi dell’arrivo”, un’esplorazione nata per coincidenza che, attraverso una continua serie di altre coincidenze – alle quali però si arriva a non credere più, sostituendole con una sorta di disegno del destino -, ti rapisce parola dopo parola, pagina dopo pagina.

È proprio per una coincidenza che ho conosciuto Frank, a Milano, alla presentazione di Ultra, il libro di Michele Graglia e Folco Terzani. Era circa un anno fa quando, fuori dalla libreria, ci siamo presentati. Anzi, è stato proprio lui che mi ha teso la mano: “Ciao, io sono Frank”. Ricordo che ci ho messo un po’ a capire che fosse proprio quel Frank, il deejay di Radio Deejay che avevo sentito molte volte in radio ma, si sa, non è facile isolare la voce quando siamo abituati a pensare con gli occhi.
Da lì una cena e poi una chiacchierata, unici rimasti che se ne tornavano a casa a piedi dopo una serata in cui avevo avuto la fortuna di stare in compagnia di belle anime. Frank, da lì a poco, sarebbe partito per l’Australia per girarla in bici e io qui, a seguire i suoi – senza nascondergli una certa “invidia buona” – su Facebook e Instagram.

Ma veniamo al libro, perché è di questo che voglio parlarti oggi, di Ritorno alle terre selvagge, il diario del suo viaggio sulle orme di Christopher McCandless in Alaska, verso il Magic Bus.

Quella di Frank non è una fuga, è il racconto dell’esperienza di un uomo che si fa delle domande per essere più consapevole di ciò che lo circonda e della vita che fa. È un viaggio di 8 giorni in una dimensione diversa, fisica e mentale, fatto di ricordi, sogni e descrizioni mozzafiato che ti fanno vedere con gli occhi della mente ciò che ha visto e vissuto, con una risoluzione “Ultra HD”.

Ritorno alle terre selvagge è un libro scritto davvero molto bene, uno di quei libri che non vedi l’ora di essere da solo, in silenzio, per entrarci dentro e leggerlo, lentamente, assaporando ogni singola parola. Quando Frank descrive gli ultimi cento chilometri del suo Cammino di Santiago dice “furono strazianti, tanta era la voglia di «non» arrivare”. E questa è la sensazione che hai quando giri ogni singola pagina perché ti avvicina sempre più alla fine.

Ci trovi parole buone, che fanno riflettere. Come quelle che ti diceva la nonna con la sua semplicità che racchiudeva una profondità che non è facile trovare. E lo fa, come ti dicevo all’inizio, fin dalla dedica:

Agli insicuri

A quelli che lottano, che non mollano
a tutti quelli che non usano scorciatoie
ai puri
a quelli che nonostante tutto sono lì, forti, stabili,
come una foglia al vento
a quelli che parlano sottovoce
ai miei nonni
a tutti quelli che si mettono in gioco
a quelli che rischiano
a quelli che mollano
a quelli che restano, nonostante tutto
a quelli che vanno, nonostante tutto
a tutti quelli completamente rapiti dalla bellezza
a quelli che non hanno paura di piangere
a quelli che arrossiscono

A quelli che si mettono in viaggio, anche per una sola
ora, anche per un solo minuto, anche per un solo
secondo

Issate le vele, sciogliete gli ormeggi, bagaglio leggero,
il mare sarà sempre in burrasca, si parte.

 

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

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