La promessa

Perché a volte usciamo a correre anche se siamo stanchi e di cattivo umore? Perché la corsa mantiene le promesse.

Cosa succede nella testa di una persona che è sempre stata sedentaria quando, dopo una giornata di lavoro e dopo mille fatiche, pensa “Sai cosa? Ci vorrebbe una bella corsa”. Cosa le fa mettere le scarpe e uscire, anche se è fisicamente stanca e se è tardi?

Due motivi

Credo che si possano dare almeno due risposte a questa domanda. Me la sono posta tante volte io stesso perché non riuscivo a capire dove trovassi la voglia a ora di cena di uscire, magari con la fame, per farmi dieci chilometri. Che non sono mica tutta sta cosa ma 10 anni fa mi sarebbero sembrati – diciamo – innaturali. Dieci chilometri li fai in auto o in bici, non a piedi. E di corsa, per di più.
E invece.

I motivi sono fisici e mentali – come sempre del resto. Anche quando mangiamo lo facciamo perché ne abbiamo un bisogno fisico ma anche mentale.
Quelli fisici sono che non siamo fatti per stare fermi. Davvero. Ci si arriva col tempo e qualcuno non ci arriva mai ma il fisico ti implora di muoverti. È innaturale stare seduti in ufficio 8-10 ore al giorno, mentre è naturalissimo uscire a correre un’ora. Lo so che si deve lavorare per mettere il pane in tavola, quindi vediamo la cosa da un altro punto di vista: il nostro corpo ci dice “Ok, stai pure seduto davanti al computer perché devi guadagnare e magari ti piace MA poi mi porti fuori”. Sì, il corpo assomiglia un po’ a un cane: prima o poi devi fargli fare il giretto e fingerti compiaciuto per le sue evoluzioni. Perché dopo è contento. Stanco e dolorante ma contento (il corpo, non il cane).
Questi sono i benefici che vengono dopo la corsa: sono il runner’s high, sono le endorfine in circolo ecc. Ma io penso che solo in parte ti convinci a correre pur essendo solo stanco per come starai dopo.
E qui entra in gioco la componente mentale.

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L’esperienza della corsa è infatti soprattutto mentale. Pensaci: è un tempo che ti prendi solo per te, in cui è socialmente accettato che tu sia disconnesso (niente cellulare, niente telefonate o se lo porti con te puoi anche non rispondere tanto “Sto correndo”), e durante il quale inizi una cosa e la finisci. Non sono molte altre le cose che fai quotidianamente che inizi, fai e concludi. Certe si protraggono per settimane e mesi, altre sembrano infinite. Ti pare di essere un ingranaggio di una gigantesca macchina e non capisci chi la governa. Ma con la corsa no. Nella corsa sei solo con te stesso. A volte contro te stesso. E sei nel tuo flusso di pensiero, finalmente libero di concentrarti solo sulle cose importanti. O di non farlo nemmeno, perché magari ascolti solo musica e stacchi davvero (in verità non stacchi mai e focalizzi meglio la mente ma fingiamo che sia vero che puoi non pensare a niente).

La corsa aggiusta (quasi) tutto

Insomma: se sono stanco è perché sono confuso, impensierito, di cattivo umore. Ma so per certo che la corsa mi porterà chiarezza di idee. È sempre andata così, ha sempre funzionato.
Ecco: io esco a correre anche quando sono sfinito perché la corsa è una promessa. La corsa mi ha portato ad avere chiarezza di idee ogni volta, mi ha sempre dato la soddisfazione di fare una cosa e finirla. Mi ha sempre restituito di più di quanto le dessi.

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Quante altre promesse hai visto soddisfatte nella tua vita? Ti auguro tante. Quella della corsa però è sempre disponibile. È una promessa intima, piccola magari ma si realizza sempre.

Basta mettere le scarpe e uscire.

(Photo by Hunter Bryant on Unsplash)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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