La playlist surrealista

Ci sono canzoni con testi che ascolti, cerchi di capire e poi ti chiedi cosa volessero mai dire. Ben sapendo che il surrealismo non è proprio questo, mi piace chiamarle comunque “canzoni surreali”: non hanno un significato ben preciso ma non importa. Sono belle e basta.

I campioni di questo genere sono sicuramente i Talking Heads (già il nome poi… “Le teste parlanti”) ma specie negli anni ’80 di canzoni del genere ne hanno prodotte tantissime. E ci piacciono ancora molto perché sono belle e il fatto di non essere comprensibili le rende un po’ senza tempo. Non si riferiscono a fatti di cronaca, non parlano neanche di amore o di storie particolari. Sono solo belle e hanno parole che probabilmente ci stavano bene e basta, senza voler dire granché.

Quindi concediti una corsa surreale con delle gran belle canzoni. Poco più di un’ora in cui te ne starai in una dimensione parallela. Bello no?

(Photo by Caroline Bertolini on Unsplash)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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