Io, Charlene e il Breaking3

Quando sei a poche centinaia di metri dal traguardo ormai sfinito e realizzi che potresti farcela a stare sotto le 3 ore cosa fai?

Ground control to Major Tom
Take your carbogels and put your singlet on.

Chissà David Bowie come l’avrebbe presa se avesse saputo che ho usato e modificato la sua Space Oddity per darmi un po’ di carica prima di una gara. Me lo immagino guardarmi con il bonario senso di distacco che aveva verso noi comuni mortali (perché lui tutto era fuorché un comune mortale, dai) che facciamo cose per lui strane, ma che in fondo sarebbe stato contento. Sono le nove del mattino e sono in piedi in mezzo al gruppo di altri runners che oggi, domenica 18 Marzo 2018, stanno per partecipare alla ottava edizione della Maratona Internazionale di Cagliari. Non siamo tantissimi, in realtà, ad aver scelto di correre la distanza Regina (meno di cento) e solo grazie ai partecipanti alla Mezza, alla dieci chilometri ed alla cinque chilometri non competitiva associate si è riusciti a fare un po’ di folla, altrimenti sembrerebbe quasi di andare a correre un lungo in compagnia (in compagnia solo alla partenza, come vedremo poi). Amici organizzatori, è un consiglio spassionato e da amatore il mio, ma per quanto ho avuto modo di sentire da tanti altri partecipanti è condiviso: cercate di pubblicizzare meglio la gara, rendete più attivo il sito e con le corrette informazioni, rispondete sulle pagine social e magari studiate un percorso su due soli giri per la Maratona. È l’unica Maratona che si corre in Sardegna e ha tutte le carte per poter diventare La Maratona dei sardi, trovo davvero triste che si finisca con l’essere costretti a puntare ad altre gare fuori dall’Isola. Sono sulla linea di partenza col pettorale 68 appuntato sulla mia canotta celeste, ai piedi ho le Feisu bianche con cui ho corso le ultime lunghe distanze, e aspetto lo sparo nel mio solito stato d’animo che è un misto di agitazione, voglia di correre e timore di non poter rendere al massimo delle mie possibilità. Ho in testa un tempo da migliorare (3h12’07”), registrato lo scorso anno (un anno esatto, che coincidenza!) alla Maratona di Los Angeles. Da quell’incredibile avventura non ho avuto modo di correre di nuovo i quarantaduemilacentonovantacinque metri, ma credo di essere arrivato a questa mattina abbastanza preparato. Sono molto fiducioso sul potermi migliorare ed ho puntato un tempo, le tre ore e dieci, che ritengo alla mia portata. In realtà, ho letto sul regolamento che ci saranno i pacers delle tre ore e quindi ho in mente di correre il più a lungo possibile con loro cercando di mantenere il passo costante almeno fino alla mezza o ai venticinque chilometri, poi si vedrà. Purtroppo però (ahia, non avrei dovuto fidarmi) i pacers previsti dal regolamento di gara con “Obiettivi previsti: 3h00’, 3h20’, 3h40’, 4h00’, 4h30’, 5h00’ per la maratonanon ci sono. Ci sono pacers per le 3h30’, 4h00’, 4h30’, 5h00’, che tra l’altro saranno davvero dei metronomi, ma non per ciò che ci si sarebbe aspettati. Insomma, non si inizia granchè bene e sono costretto a rivedere i miei piani a pochi minuti dallo start. Sono ad un metro e mezzo dalla linea di partenza, e quando lo speaker inizia il conto alla rovescia ci accalchiamo stringendoci uno sull’altro e sento l’adrenalina farsi spazio in circolo.

BANG! Si parte.

Nel primo chilometro, in quasi tutte le gare su lunga distanza a cui ho partecipato, si cerca di capire quale possa essere il passo che si può tenere per tutta la durata della gara e se si vuole correre in gruppo anche quali altri atleti possano fare altrettanto. È la strategia che uso solitamente anche io e su cui devo ripiegare anche oggi, preferisco di gran lunga andare con qualcun altro e scambiare anche due parole piuttosto che correre così a lungo da solo, e cerco di capire quale tra questi altri matti che mi corrono accanto sia intenzionato ad andare a questo passo per altre tre ore almeno. Al secondo chilometro si è formato un gruppettino di una decina di persone che va abbastanza compatto, ci sono un paio di ragazzi e ragazze che fanno la mezza, alcuni altri che stanno correndo i dieci chilometri e solo un paio la maratona (me compreso). La gara è organizzata su un primo giro da dieci chilometri, un altro da undici che riprende in gran parte quello da dieci ed uno da ventuno che condivide con gli altri due solo alcuni tratti, allontanandosi dalla città per girare intorno allo stagno del Molentargius e poi rientrare in direzione del porto e del traguardo. Ci sono due brevi ma decise salite, intorno al quinto ed al sedicesimo chilometro, e per il resto il percorso è quasi completamente in piano. Dal punto di vista tecnico, quindi, si può considerare una Maratona veloce, e dal punto di vista paesaggistico la parte che si corre dopo la Mezza è davvero molto bella. Mi sono ripetuto queste cose in continuazione nelle scorse settimane, mentre mi allenavo nelle salite e discese di Sassari, cercando di convincermi che fare tanto dislivello mi avrebbe potuto aiutare una volta in gara. Al quinto chilometro il ristoro c’è (molto bene, una preoccupazione in meno – i ristori saranno sempre perfetti, su questo l’organizzazione non ha sbagliato, bravi) ed iniziamo la salita passando poi nel tratto che taglia all’interno del Parco della Musica facendo qualche zigzag che non aiuta molto le gambe. Alcuni accusano la pendenza e rallentano. Io cerco di restare sul passo che sto tenendo da inizio gara, per ora sono fisicamente a posto ed effettivamente le salite sassaresi che ho accumulato sulle gambe mi danno una mano. In alcuni tratti in cui ci sono dei passaggi presidiati i volontari hanno il loro bel da fare con qualche automobilista impaziente di passare, ci prendiamo qualche improperio gratuito ed un runner rischia quasi l’investimento. Sono praticamente già solo, e dopo qualche centinaio di metri sento i passi e la presenza di Charlene che mi viene a far compagnia in silenzio. Ho un paio di altri atleti davanti e un gruppetto dietro e si preannuncia una gara in completa solitudine. Al decimo chilometro passo per la prima volta sul traguardo perfettamente nei tempi. Incrocio Paola e i suoi bambini che mi danno il cinque (che meraviglia!) e mi incitano un po’ (ma quante persone bellissime ho conosciuto grazie al RunLovers Club? Iscriviti subito!). Dopo un paio di altri chilometri mi superano due ragazzi che vorrebbero fare la mezza in un’ora e trenta circa e decido quindi di sfruttare il loro passo almeno fino al ventunesimo chilometro. È una gran cosa poter correre senza pensare a controllare l’orologio e mi rilasso un po’ (se ci si può rilassare in una corsa, ovviamente). E’ una giornata un po’ ventosa ma è ancora piacevole correre, anche se in alcuni tratti più esposti qualche raffica improvvisa mi sposta lateralmente facendomi quasi perdere l’equilibrio. Sono ancora ben concentrato e non sento particolarmente la stanchezza. Mi sono imposto di prendere i gel ad ogni ristoro e di bere abbondantemente, e per ora sembra che le cose stiano andando bene. In quest’ultima settimana ho gestito con più attenzione l’alimentazione e stamattina ho fatto colazione con i pancakes di Iaia, che ormai sono quasi diventati una necessità prima di una corsa lunga. Ritroviamo la salita intorno al sedicesimo chilometro. Ora il vento si è alzato un pochino e ce lo troviamo contro (strano eh?) mentre affrontiamo queste poche decine di metri di dislivello, facendocele sembrare più dure di quanto non siano in realtà. Fortunatamente il successivo tratto è in discesa. Incrocio Silvia che con Claudia corre decisa verso la salita dei sedici e ci riusciamo a scambiare un cinque di incoraggiamento. I due ragazzi davanti a me cercano di accelerare, il percorso e il clima consentono di osare un po’ e vanno a prendersi la Mezza in un tempo decisamente più basso rispetto al previsto. Passiamo i ventunomilanovantasette metri in un’ora e ventotto circa e mi chiedo se non stia sprecando preziose energie o sovrastimando le mie capacità, non vorrei ritrovarmi in sofferenza nei prossimi chilometri perché la mia vera gara, qui alla Maratona di Cagliari, inizia ora. Da qui in avanti il percorso sarà completamente in piano, a parte qualche ponticello di legno nel tratto dello stagno e soprattutto correrò in solitudine. Inizia una pioggia a tratti leggera e a tratti fitta che durerà per una mezzora e che farà scappare le già poche persone presenti a fare un po’ di tifo (compresi A., Federico e Paolo, che hanno corso la cinque e la dieci chilometri e che sono dovuti andar via per non assiderarsi). Dalla parte di percorso che costeggia il mare ci spostiamo verso un tratto ciclabile che si trova adiacente ad un canale interno e che ci conduce verso la ciclabile del Poetto, la spiaggia di Cagliari. La ciclabile del Poetto è lunga e quasi del tutto diritta, facile da correre ma non ha praticamente pubblico (non che ce ne sia mai stato in questa corsa, ahimè), se non fosse per i ragazzi e le ragazze ai ristori non avrei avuto un solo applauso di sostegno. Charlene mi corre accanto ed ogni tanto mi fa un cenno per controllare come metto i piedi o la schiena. Nei quasi sette chilometri che percorriamo qui non troviamo che un paio di ciclisti ed alcune persone che passeggiano col cane, e devo chiedere un applauso di incitamento per avere un po’ di supporto. In compenso, tutt’intorno è una gioia per gli occhi, il mare sulla destra mi viene incontro e poi torna indietro col suo movimento d’onda continuo, quasi a volermi dare il tempo per il passo.  Il percorso rientra in un tratto cittadino sconfinando nella vicina Quartu, e mi ricordo che devo cercare Giorgia che mi ha scritto su instagram che sarebbe stata a fare il tifo e qualche foto ai maratoneti dopo il trentesimo chilometro. Anche se inizio a sentire la stanchezza quindi provo a rimettere in sesto la postura, bisogna sempre cercare di darsi un contegno con i fotografi! La incrocio e per fortuna mi riconosce, mi chiama e mi dà un po’ di carica. Qui c’è un po’ di tifo, non tantissima gente ma comunque quel che serve in questo momento per riprendersi e per staccare la mente dalla fatica. Facciamo qualche zigzag tra i palazzi e poi prendiamo un tratto rettilineo che passa all’interno dello stagno su una strada sterrata che per la pioggia è diventata difficile da correre. Mancano soltanto una decina di chilometri ora. In questo tratto di percorso soffro tantissimo, il vento è diventato molto forte ed ogni passo in questo pantano è un’impresa. Rallento di una ventina di secondi per chilometro e sento un po’ di sconforto. Ogni tanto io e Charlene ci chiediamo come va e ci diamo un pollice su di approvazione. Siamo al trentasettesimo chilometro e ora diventa difficile fare anche la piccola salita del ponte di legno (saranno quanti? Ottanta centimetri di dislivello?) tramite il quale si raggiunge la strada (finalmente asfaltata) che immette di nuovo sul percorso ciclabile di fianco al canale già percorso quasi un’ora fa. Il vento è stato un pessimo compagno in questo tratto e mi ha davvero provato. Corro anche qui nella completa solitudine cercando di scacciare i cattivi pensieri e la stanchezza, ormai manca poco a rientrare nel tratto abitato dove, almeno, incrocerò qualche auto e magari qualcuno che suonerà il clacson per salutare impietosito questo matto che corre. È il quarantesimo chilometro. Al ristoro vorrei bere un quantitativo di acqua simile a quella del mare che mi sono appena lasciato alle spalle, sono davvero stanco e comincio a non avere più energie, ma so anche che ormai è quasi finita, mi ripeto che manca davvero poco e cerco di concentrare tutti i miei pensieri sull’unico obiettivo che riesco a focalizzare: mantenere il passo e continuare a correre. Mando giù l’ultimo gel e l’ultimo sorso di acqua e mi rimetto a correre al massimo delle mie possibilità per terminare nel migliore dei modi questo viaggio incredibile che è la Maratona. Preparare una gara così lunga è sempre un’esperienza di accrescimento (almeno per me), già dal momento in cui si decide di inserire nel proprio calendario gli allenamenti da fare e si mette quindi in discussione la propria capacità di lavorare sodo per raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati. Mi tornano in mente gli ultimi mesi non proprio serenissimi dal punto di vista lavorativo, le albe ed i tramonti a cui ho potuto assistere mentre correvo i lunghi e che diventavano un allenamento non solo per il corpo ma anche (soprattutto forse) per la testa. Il vento torna a schiaffeggiarmi e farmi svegliare dai pensieri, è il quarantunesimo chilometro e sto nuovamente correndo accanto al mare. Qui il percorso fa una doppia curva e mi immetto verso l’ultimo chilometro su viale Cristoforo Colombo. I commissari di percorso applaudono e mi incitano ad andare, ci voleva proprio, li ringrazio e provo a raddrizzare la schiena, sto facendo una fatica incredibile. Cerco un po’ di ombra e di riparo dal vento sotto i pini, le gambe stanno continuando ad andare ma non le sento quasi più, sono davvero stanchissimo. Mancano meno di cinquecento metri alla curva dell’ingresso al porto e mi sembrano infiniti. Charlene è sempre al mio fianco ed anche lei è stanca. Non capisco se stia correndo o se mi stia trascinando (sono stremato), ho dei dolori muscolari simili ai crampi e faccio davvero fatica a correre, ma quando vedo il cartello dei quarantadue chilometri mi dimentico di tutti gli aspetti negativi e della solitudine patita in questa gara. Arrivo agli ultimi centonovantacinque metri, la passerella del maratoneta, che non riesco nemmeno a vedere che cosa ci sia scritto nell’orologio e se stia rispettando il passo, ma il tempo, ora, ha completamente perso ogni importanza. Lo speaker mi vede arrivare e la sua voce che arriva dagli altoparlanti mi fa riprendere dallo stato di trance in cui mi trovo: mi urla di accelerare, che “puoi farcela sotto le tre ore, dai dai dai!”. Mi sento addosso un’inattesa energia rinnovata e mi sembra di volare in queste ultime decine di metri verso il traguardo. Credo di aver iniziato a piangere, ho la vista offuscata e non capisco molto bene cosa mi stia succedendo intorno. Vedo soltanto il gonfiabile del traguardo e, ora sì, nel display dell’organizzazione leggo il tempo. Lo leggo ma non ci credo molto, guardo il rettangolo dei secondi scorrere e mi pervade una felicità incredibile. C’è scritto che sono stato molto abbondantemente sotto il mio tempo previsto inizialmente di tre ore e dieci, e che addirittura sto per rompere la barriera delle tre ore. Mi tornano in mente le parole di Claudio (è grazie a lui che ho inventato Charlene ormai due anni fa) che nelle nostre chiacchierate sul RunLovers Club mi ha ripetuto non so quante volte che questo sarebbe dovuto essere il mio reale obiettivo. Aveva ragione. Mi giro verso Charlene, le prendo la mano con la sinistra (tanto la vedo solo io, non mi squalificheranno di certo per aver preso per mano un’allucinazione o per aver immaginato di farlo), con il braccio libero indico il tempo e rido, forse grido anche qualcosa ma non so proprio che cosa.

Sullo stesso argomento:
Passo dopo passo

I’m stepping through the door
and I’m floating in the most peculiar way.

Volo sul tappeto che segna il traguardo, volo e penso ancora una volta che sia valsa la pena preparare questa gara e venire fin qui, volo e penso che tra poco potrò festeggiare con le persone che amo e che sono davvero un uomo fortunato ad avere qualcuno con cui festeggiare questi traguardi. Perché tra le tante, tantissime cose che Charlene mi ha insegnato durante le nostre corse di preparazione alle Maratone, ce n’è una che conta più di tutte: è solo grazie all’amore delle persone che ti stanno accanto che puoi raggiungere gli obiettivi che ti prefissi, e questo non vale solo per la corsa.

Mi consegnano la medaglia e mi fanno i complimenti. Ringrazio in quella che probabilmente è una smorfia di dolore e felicità allo stesso tempo, sollevo la medaglia e la guardo. Sono di nuovo un Maratoneta. Al traguardo mi aspettano Stefania e Fabio, che sono venuti apposta per fare il tifo ma che non si aspettavano arrivassi così presto, e Raffaele, che mi ha tenuto lo zainetto col cambio per tutto il tempo che ho trascorso in gara. Charlene ha già superato le transenne e si sta allontanando verso il mare. Si gira, alza la mano e mi sorride. Sollevo la mano e la saluto anche io, e si dissolve oltre le nuvole del cielo di Cagliari.

Sullo stesso argomento:
Unbreakable #breaking2

– Due ore, cinquantanove minuti e cinquantasette secondi. Grazie di tutto Amica mia. Alla prossima.

We Are RunLovers.

[FINE (Siamo sicuri?]

Photo credits: Stefania Dessì, Nickyxeddu Fly

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Pietro corre, sempre. Anche due volte al giorno. Si narra che, a causa di tutte le scarpe che ha consumato, i negozi specializzati gli stendano un tappeto rosso per favorire il suo ingresso tra squilli di trombe e urla di tripudio. Pietro è una persona meravigliosamente incoerente: prende la corsa con serietà ma ci scherza su; ama la Sardegna e gli manca la Norvegia. Pietro racconta in modo stupendo la corsa vissuta da uno che la pratica con amore viscerale, e questa è la cosa più importante.

14 COMMENTI

  1. Come al solito racconto bellissimo e direi commovente…grande Pietro e grazie per regalarci queste splendide emozioni!!!🔝🔝🔝🚀🚀🚀💪🏻💪🏻💪🏻👍🏻👍🏻👍🏻👽👽👽

  2. Bravissimo Pietro!!!! Complimenti per il risultato!!! Come ha detto Francesco grazie per regalarci queste splendide emozioni !!! E’ sempre un piacere leggere i tuoi racconti, forse…un giorno in libreria troveremo un libro sul running intitolato: “Io, Charlene e…….”
    Ciao.;)

    • Chissà, magari trovo abbastanza energie per correre tanto a lungo da mettere insieme un libro! :)
      Grazie mille! :)

  3. Mi sono commossa leggendo il tuo racconto!!! Mi dispiace solo non essere stata lì al tuo arrivo!!! Cavoli se ti avrei incitato!!!
    Grande , grandissimo Pietro!!! 💪🏻

  4. Sei stato veramente formidabile … Un percorso non facile con tratti di salita,fango,vento forte e poco supporto da parte del pubblico…. eppure hai tenuto un ritmo davvero altissimo fino al traguardo finendo sotto le tre ore… L’ho sempre detto che sei Super Pietro 🔝🔝🔝🤙🤙🕺🕺🕺
    Sappi che rileggerò il tuo racconto prima di ogni maratona per darmi la carica e la mentalità giusta per affrontare una Regina.🏆🏆🔱🔱
    Un forte abbraccio
    Alex Tinto

  5. A pochi giorni dalla mia prima maratona leggere questo articolo mi ha emozionato fino alle lacrime. Grazie per questa bella testimonianza e complimenti per l’ottimo risultato

  6. Ciao Pietro, sono Alessandro, il ragazzo che stavi per acciuffare sulla linea del traguardo. Bellissimo il tuo racconto. Era la prima per me, è stata dura dura, ancora non la ho metabolizzata. Mi tornano con forza in mente solo una decina di immagini della corsa, una di queste è il gesto di incoraggiamento che mi ha fatto il ragazzo con la canotta azzurra e la goprò in testa durante il tornantino al 41°km. Mi spiace solo che non ho avuto un microgrammo di energia per contraccambiare. Ti ringrazio ancora, è stato bello leggerti.

    • Alessandro grazie di cuore e scusa il ritardo, ho visto solo ora il tuo commento. Son felice di esserti stato di incoraggiamento, alla prossima son certo che sarai tu ad incitare qualcun altro! :)

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