Imparare dal campione

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Ormai ho superato i 40 anni da un po’ e una delle cose più importanti che ho imparato è che si cresce, si migliora più velocemente quando si può arricchire la propria esperienza usando quella degli altri. Basta avere l’umiltà e la voglia di farlo.
Basta avere la capacità di vedere le cose e trarne ispirazione. Ed ecco che arrivo al punto. Abbiamo tanti esempi nella nostra vita, alcuni straordinari, quindi perché non trarre vantaggio da chi eccelle? Perché non imparare dal campione?

Qualche sera fa ho sentito una frase che parlava di Michael Phelps – spero tu sappia già chi è, altrimenti va’ qui – e metteva l’accento sul fatto che lui si allenava anche il giorno di Natale, quando tutti i suoi avversari erano fermi.
Gli era utile quell’allenamento in più? Certamente non sul piano atletico, ma su quello mentale era utilissimo. Quando Phelps era ai blocchi di partenza, prima di entrare in acqua, sapeva di avere davanti atleti straordinari esattamente come lui ma sapeva anche di aver messo un mattoncino più degli altri nella sua preparazione, sapeva di essersi allenato anche il giorno di Natale.

È il solito post motivazionale sul non mollare mai?

No, tranquillo, questo non è un inutile pippone su quanto siamo stati bravi ad aver corso anche il 25 dicembre per digerire meglio il pandoro (o il panettone, siamo democratici); quindi dove voglio arrivare?
Voglio mettere l’accento su quanto sia importante costruire, aggiungere mattoni alla costruzione del nostro essere atleti, persone, professioni, studenti, fidanzati, genitori o quello che vuoi. E la corsa questo ce lo insegna ogni giorno.
Non ti improvvisi qualcuno o qualcosa, devi esserlo. E lo divieni un passo alla volta, giorno per giorno. Ecco cosa vuol dire imparare da un campione.

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Cristiano Ronaldo – ti piaccia oppure no, lasciamo stare gli inutili tifi calcistici – è un atleta che non si ferma, che sa che il miglioramento lo si costruisce in allenamento. La vittoria nasce lì, da una ferrea disciplina.

Noi però non vogliamo vincere le olimpiadi e non vogliamo arrivare primi a una maratona o a un triathlon – solo pochi hanno questa ambizione – quindi dobbiamo dirottare e usare questo atteggiamento che arriva dai campioni verso un obiettivo a noi raggiungibile: la gara.

It’s what you do in the dark, that puts you in the light

Torno a Phelps e alla headline di uno spot di qualche anno fa che lo vedeva protagonista.
È proprio grazie al mattoncino che aggiungiamo ogni giorno – magari in una giornata fredda e nebbiosa oppure sotto alla pioggia – che riusciamo a presentarci sereni alla linea di partenza di una gara. È proprio grazie all’allenamento che farai oggi, domani, e a quello dopo ancora che riuscirai a goderti la gara dall’inizio alla fine e a vivere con soddisfazione l’esperienza.

E dopo?

Dopo c’è la parte più bella, perché si ricomincia e abbiamo già iniziato una bellissima costruzione. E possiamo continuare a imparare dal campione.

Il video di cui ti parlavo è questo. Dedicagli 90 secondi, li merita tutti.

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

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